medio oriente

Il Land Day di Gaza finisce nel sangue dei civili

di Roberto Bongiorni

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(EPA)


3' di lettura

Il “Land Day”, la marcia della terra, è finita nel sangue. A fine giornata sono 12, forse 15, i palestinesi uccisi, quasi tutti dal fuoco dei soldati israeliani, ed oltre 700 i feriti. Rispettando un copione seguito da tempo, in questo conflitto, dove il manicheismo è ormai eletto a regola del sistema, la versione delle due parti è diametralmente opposta. Erano civili disarmati che manifestavano pacificamente in diversi punti nei pressi della barriera difensiva tra la Striscia di Gaza e Israele, hanno denunciato fonti dal movimento islamico palestinese Hamas. Vi erano anche molti provocatori e terroristi camuffati, che hanno lanciato bombe molotov e sassaiole, sconfinando nella fascia di sicurezza (sembra tuttavia all'interno della Striscia di Gaza, ndr) che Israele aveva allestito, ha replicato l'esercito israeliano, precisando che molti civili sono stati usati “da Hamas in modo cinico, mandandoli alla barriera e mettendo a rischio le loro vite” .

E' ancora presto per ricostruire dettagliatamente la dinamica degli eventi. Sembra che migliaia di palestinesi (tra i 17mila e i 20mila) si siano diretti verso diversi punti di accesso alla barriera difensiva che separa Gaza dal territorio israeliano. Le manifestazioni erano state indette per commemorare il Land Day”, quando, il 30 marzo del 1976, sei arabi israeliani vennero uccisi dalle forze di sicurezza israeliane durante cortei contro le confische di terre in Galilea. Hamas, padrone della Striscia di Gaza dall'estate del 2006, aveva deciso di trasformare la commemorazione nella “Marcia del Ritorno”. I cecchini israeliani, ne sono stati dispiegati oltre 100, avrebbero aperto il fuoco contro i dimostranti che oltrepassavano il limite. “Ogni palestinese che da Gaza si avvicina alla barriera di sicurezza con Israele metterà la propria vita a rischio”, aveva avvertito il ministro della difesa Avigdor Lieberman su Twitter.

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Il fatto che tra i caduti e le centinaia di feriti ci siano sono molti civili, anche adolescenti, lancia ombre inquietanti su quello che, ancora una volta, appare un uso eccessivo della forza da parte di Israele.
La leadership di Hamas ha partecipato unita alle manifestazioni. Da nord a Sud tutta la Striscia è stata percorsa dai manifestanti. L'ex primo ministro di Hamas, Ismail Haniyeh, ha arringato la folla assicurando che “è l'inizio del ritorno di tutti i palestinesi”. In altre manifestazioni in Cisgiordania una trentina di palestinesi sarebbero stati feriti.

Ormai sempre più isolata, in crisi finanziaria, da tempo Hamas sta cavalcando la rabbia e la frustrazione dei palestinesi per usarli contro quello che è definito “il Nemico sionista”. Le proteste dureranno fino al 15 maggio, l'anniversario della fondazione di Israele, che i palestinesi ricordano come la “Nakba”, la “catastrofe”.

La crisi di Gaza, un fazzoletto di terra lungo 40 km dove vivono un milione e ottocentomila palestinesi, è incancrenita. Il quadro tratteggiato da un rapporto della Banca mondiale è allarmante: Gaza è una prigione a cielo aperto, dove tra i moltissimi giovani il tasso di disoccupazione, il più alto al mondo, ha superato il 60 per cento. Molte delle infrastrutture distrutte dall'ultima guerra (2014) che ha visto fronteggiarsi Hamas e l'esercito israeliano sono ancora inservibili.
Negli ultimi 20 anni il Pil ha perso più del 30%, il tasso di povertà ha raggiunto il 42 per cento (nonostante 4/5 della popolazione di Gaza riceva aiuti umanitari). L'elettricità a Gaza è un lusso per pochi. Quando c'è, funziona a singhiozzo, poche ore al giorno. E oggi la crisi energetica – segnala un rapporto di Oxfam – è perfino peggiore di quella avvenuta durante la guerra del 2014. Acqua corrente e servizi igienici sono in condizioni molto critiche.

Ma ci sono anche i danni che hanno segnato in modo indelebile la psiche di centinaia di migliaia di bambini. Un dramma nel dramma. Sindrome da stress post traumatico (Ptds) è un termine ricorrente, quasi un ritornello sulla bocca dei medici, locali e internazionali, che visitano i bambini di Gaza. La quasi totalità di loro (sono 950mila) ne soffre. Una generazione perduta.

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