l’ultimo incontro pubblico

Il lascito di Liliana Segre e un orizzonte di serenità

L’ultimo incontro pubblico di Liliana Segre si è svolto venerdi, 9 ottobre, a Rondine, un borgo medievale a pochi chilometri da Arezzo

di Giulio Busi

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(ANSA)

L’ultimo incontro pubblico di Liliana Segre si è svolto venerdi, 9 ottobre, a Rondine, un borgo medievale a pochi chilometri da Arezzo


3' di lettura

È difficile immaginare una cornice più serena per un commiato. L’ultimo incontro pubblico di Liliana Segre si è svolto venerdi, 9 ottobre, a Rondine, un borgo medievale a pochi chilometri da Arezzo. Ad accogliere la Segre sono state centinaia di persone, soprattutto studenti e insegnanti delle scuole, assieme una delegazione delle più alte cariche dello Stato, tra cui i presidenti di Camera e Senato e il capo del governo.

Bisogna averla vista, la Cittadella della Pace, affacciata su di una splendida vista dell'Arno, e aver sentito parlare gli studenti che vengono ospitati da questa struttura internazionale, per capire appieno il significato di questo aggettivo, “sereno”.

È la serenità, antica e tenace, del paesaggio toscano, unita a quell'altra sensazione di limpidezza che si riceve dai giovani, che cercano un proprio domani, con cocciuta semplicità.

Parlo con un giovane nigeriano, che è qui per studiare e per incontrare il proprio “nemico”. Far vivere assieme ragazzi che vengono da terre divise da conflitti lunghi e apparentemente insanabili. Mettere gomito a gomito i futuri leader di fazioni divise da inimicizia e odio, così che si conoscano e, possibilmente, provino a comprendersi reciprocamente: questo è il progetto, semplice e difficilissimo, della Cittadella. Che la memoria della Shoah, portata per trent'anni dalla Segre nelle scuole d'Italia, approdasse qui, è una testimonianza nella testimonianza.

Ed è il coronamento di una lunga vicinanza personale della senatrice a vita con gli ideatori di questa utopia di pietre, boschi e uomini. Ho parlato di serenità. Può esistere un simile termine nel lessico di chi ricorda e impersona una tragedia così assoluta? A settantacinque anni dalla fine della Seconda Guerra Mondiale, è forse giunto un tempo di una “serena” distanza storica? Ora che il legame biografico degli ultimi sopravvissuti è ormai fievole, sul punto di spegnersi del tutto per l'avvicendamento delle generazioni, è naturale che il quaderno nero degli orrori cambi pagina.

Ma come sarà questo nuovo foglio? Con quale inchiostro dovremo scriverlo, chi saranno gli amanuensi che avranno il compito di continuare a dire, raccontare, ripetere, elencare vittime e carnefici? Forse è lo spirito di questi luoghi, come sospeso nel tempo, o forse è qualcosa di profondo nelle parole che Liliana Segre ha saputo trovare ieri.

So bene che la nostra memoria collettiva diviene, ogni giorno di più, digitale ed elettronica. Se mi riferisco ad amanuensi e all'inchiostro è perché mi sembra che il racconto che passa ora a noi adulti di oggi e a quelli di domani, debba essere, lento, meditato, come sono lente e curate le parole scritte a mano.

Quella di Liliana Segre è stata, ed è tuttora, una voce dal tono particolare. Misurata, calma. Ma anche ferma, tagliente, precisa. Senza omettere i lati più crudi, la devastazione e l'umiliazione, la Segre ha portato nel discorso “normale”, a un livello comprensibile anche dai più giovani, ciò che travalica la comprensione e, quasi, la dicibilità. Simili voci, che traducono in pause, accenti, vocaboli, ciò che gli occhi hanno visto, non le potremo ben presto più udire dal vivo.

Ecco perché dobbiamo armarci di pazienza e di metodo e prenderci tutto il tempo che serve, come se fossimo amanuensi impegnati a scrivere un codice prezioso e terribile. Da un lato le colonne dell'odio e della sopraffazione. E dall'altro, sullo stesso foglio, le colonne della denuncia, della resistenza, del rifiuto dell'odio. A chi rivolgerci, perché c'insegni un compito così importante? Il giovane nigeriano mi racconta del momento emozionante in cui ha saputo che la sua domanda per un periodo di studio alla Cittadella della pace era stata accolta. “Nel giro di qualche minuto” – mi dice – “il mio ‘nemico', che era stato accettato assieme a me, mi ha chiamato al telefono. Dovevamo prendere accordi per il lungo viaggio in aereo, che avremmo dovuto compiere assieme. Non avevamo a disposizione voli diretti, e si trattava di studiare l'itinerario e le tappe intermedie”. Nemmeno verso un futuro pacifico e condiviso ci sono voli diretti. Solo tappe intermedie, da costruire a poco a poco.

Liliana Segre ci lascia un itinerario fondamentale. Ora dobbiamo metterlo per iscritto, concordarlo, rivederlo. Assieme.

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