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Il lato nascosto di Bernard Arnault: una «bad company» in Belgio e conti in rosso

Alla periferia di Bruxelles c’è la sede della Courtinvest, una società controllata dal patron del gruppo Lvmh che registra perdite da capogiro e un patrimonio netto negativo per oltre 1,4 miliardi di euro. È l’eredità di un’operazione che ha portato Arnault a diventare il secondo azionista di Carrefour

di Angelo Mincuzzi


Il lato nascosto di Bernard Arnault, una “bad company” in Belgio e conti in rosso

7' di lettura

A Bernard Arnault riescono anche i miracoli. E se non è la resurrezione di Lazzaro è qualcosa che forse ci si avvicina. Il miliardario francese che trasforma in oro tutto ciò che tocca, e che giorni scorsi ha smentito ancora una volta di essere interessato all’acquisto del Milan calcio, ha il potere di tenere in vita una società che in Italia sarebbe già stata liquidata o ricapitalizzata, una holding che negli ultimi dodici anni ha chiuso in utile solo tre volte e ha accumulato perdite per quasi un miliardo e mezzo di euro.

GUARDA IL VIDEO. Arnault tra i più ricchi del mondo

Il lato nascosto dell’Infallibile
È il lato nascosto e meno conosciuto dell’imprenditore che ha fama di essere infallibile. Alle prese, questa volta, con un problema che, nonostante le dimensioni, non sembra creargli grosse preoccupazioni. Provateci voi a gestire una società che possiede un patrimonio netto negativo per oltre 1,4 miliardi di euro e registra debiti finanziari per 800 milioni. Un normale imprenditore avrebbe già gettato la spugna. Bernard Arnault no.

L'ingresso della Blue Tower di Ixelles dove hanno sede le società di Bernard Arnault

Il grattacapo di Arnault
Il grattacapo dell’uomo più ricco di Francia non è certamente il gruppo Lvmh, la sua geniale creazione, che inanella record su record e ha chiuso il 2018 con un fatturato di 46,8 miliardi di euro e un utile operativo di 10 miliardi. No, la seccatura è una holding sconosciuta, quasi mai entrata nei radar della stampa. La società si chiama Courtinvest e la storia si dipana lontano dai riflettori dorati delle passerelle parigine o dalla visionaria architettura della Fondation Louis Vuitton nel cuore del Bois de Boulogne. La vicenda si svolge in Belgio, a Bruxelles, o meglio a Ixelles, un comune nella cintura della capitale belga, dove in una torre di vetri blu - pochi lo sanno - c’è il vero cuore nevralgico dell’impero di Arnault.
Qui lo scorso 25 giugno l’assemblea degli azionisti della Courtinvest ha approvato un bilancio che farebbe tremare le vene ai polsi di qualunque imprenditore: altri 210,6 milioni di perdite, 821,4 milioni di debiti finanziari, un patrimonio netto negativo per 1.450.637.609 euro su un capitale di 120mila euro. Sì, un miliardo quattrocentocinquanta milioni seicentrotrentasettemila seicentonove euro.
È lo stesso Consiglio di amministrazione della Courtinvest a descrivere nel Rapporto di gestione allegato al bilancio 2018 la situazione di una società tenuta in vita soltanto grazie all’impegno del suo azionista.
Dopo aver ricordato l’entità della perdita annuale e la voragine del patrimonio netto, i consiglieri sottolineano che l’assemblea generale straordinaria degli azionisti del 2008 ha deciso all’unanimità la prosecuzione dell’attività della società e che l’assemblea dei soci del 26 giugno 2018 ha confermato questa decisione.
«Tenuto conto del sostegno della nostra casa madre - aggiungono i consiglieri di amministrazione - il Consiglio propone all’assemblea la prosecuzione dell’attività». E dunque, considerando che il sostegno della «casa madre è stato rinnovato il 21 marzo 2019», il Cda valuta «che non si debba procedere alla liquidazione della società».

Il cerchio magico di Bernard Arnault

Il cerchio magico di Bernard Arnault

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La società sopravvive
In Italia Courtinvest sarebbe stata liquidata da tempo o ricapitalizzata, come impone l’articolo 2447 del Codice civile, ma in Belgio no. L’articolo 633 del Codice delle società prevede che l’assemblea straordinaria degli azionisti possa decidere la prosecuzione dell’attività (invece della sua liquidazione) anche se l’attivo netto si riduce a un livello inferiore alla metà o a un quarto del capitale sociale.

LA BAD COMPANY DI BERNARD ARNAULT

L'andamento del patrimonio netto, degli utili (o perdite) e dei debiti della società belga Courtinvest negli ultimi dodici anni. (Fonte: bilanci annuali di Courtinvest SA)

Ed è quello che è accaduto per Courtinvest sulla base di una specie di lettera di patronage ricevuta dal suo azionista, cioé Monsieur Arnault. Che dall’alto del suo patrimonio miliardario garantisce la solidità della holding. Sembra difficile credere che l’azionista di una società così malconcia possa rispondere al nome di Bernard Arnault, o più precisamente al Groupe Arnault, l’entità che riunisce la famiglia dell’imprenditore. Ma è la realtà.

Il terzo uomo più ricco del mondo
Arnault è balzato agli onori delle cronache internazionali nel giugno 2019 per essere diventato il terzo uomo più ricco del mondo con una fortuna superiore a 100 miliardi di dollari. Il patron di Lvmh seguiva in classifica l’ideatore di Amazon, Jeff Bezos, e il fondatore di Microsoft, Bill Gates, gli unici due miliardari che ancora oggi superano un patrimonio di 100 miliardi di dollari.
La ricchezza di Arnault vale quasi quanto il 3% del Pil della Francia e se fosse un Paese sarebbe il 65esimo nel mondo, ha calcolato La France Insoumise, il partito della sinistra francese guidato da Jean-Luc Mélenchon.
Da allora le quotazioni di Arnault sono un po’ scese e l’8 ottobre 2019 il Bloomberg Billionaire Index indicava in 91,5 miliardi di dollari la ricchezza dell’imprenditore, ancora saldamente in terza posizione tallonato da Warren Buffett e a grande distanza dal fondatore di Facebook, Mark Zuckerberg.

La macchina imbattibile
L’immagine di Arnault è quella di uomo d’affari geniale e determinato e la descrizione corrisponde alla realtà se si guarda ai risultati ottenuti. Partito con un investimento di 15 milioni di dollari nel 1985 per comprare il marchio Christian Dior, Arnault ha costruito un impero del lusso diventato una macchina imbattibile.

IL BALZO DI LVMH

I ricavi e il risultato operativo corrente del gruppo LVMH negli ultimi dodici anni (in miliardi di euro). (Fonte: bilanci gruppo LVMH)

Basta leggere la progressione del titolo Lvmh alla Borsa di Parigi per farsi un’idea. Il valore delle azioni è salito del 20% nell'ultimo anno, del 169% in cinque anni e del 421% rispetto a dieci anni fa. C’è una sola parola di fronte a un risultato di queste dimensioni: chapeau.

La «bad company» in Belgio
Ma il lato nascosto dell’uomo di successo non ha nulla a che vedere con il gruppo Lvmh. Courtinvest, la bad company di Arnault è molto più in alto di Lvmh nello schema di controllo del gruppo Arnault e non si intreccia con il polo del lusso.
Per capire le origini dei conti disastrosi della Courtinvest, il Sole 24 Ore ha rivolto al gruppo dell’imprenditore francese una serie di domande, alle quali però non c’è stata risposta. Ma secondo la stampa d’oltralpe la società belga porta i segni di un’operazione finanziaria che non ha dato i frutti sperati e che è partita nel lontano 2007 con la scalata a Carrefour, gruppo francese della grande distribuzione.
La famiglia Arnault controlla oggi l’8,6% del capitale di Carrefour, secondo gruppo mondiale della grande distribuzione con un fatturato superiore a 78 miliardi di euro. Il 4,99% del capitale è posseduto da Arnault attraverso la società lussemburghese Cervinia Europe, il 3,17% attraverso la Bunt (anch’essa lussemburghese) e lo 0,40% direttamente dalla holding francese Groupe Arnault. Fino all’aprile 2019, inoltre, Bernard Arnault sedeva nel board di Carrefour ma ha poi ceduto il posto al figlio Alexander.

L’avventura in Carrefour
Nonostante i conti della società belga, Arnault punta ancora a rafforzarsi in Carrefour. Tanto che all’inizio di aprile 2019, tramite Cervinia Europe, ha acquistato in Borsa altri 181mila titoli della grande catena al prezzo di 16,81 euro ad azione, per un totale di 3,06 milioni di euro.

COSÌ ARNAULT CONTROLLA LE AZIONI CARREFOUR

Le società belghe e lussemburghesi che detengono il pacchetto dell'8,56% di titoli del gruppo della grande distribuzione francese. (Fonte: registri delle società di Belgio, Francia e Lussemburgo e bilanci societari)

COSÌ ARNAULT CONTROLLA LE AZIONI CARREFOUR

Lìinteresse verso Carrefour inizia appunto 12 anni fa. Tra febbraio e marzo 2007 Arnault e Sébastien Bazin, in quel periodo patron di Colony Capital e oggi Pdg di Accor, entrano nel capitale di Carrefour con il 13,55% delle azioni e il 20% dei diritti di voto. L’obiettivo è diventare primi azionisti della catena della grande distribuzione.

Secondo quanto pubblicato in quegli anni dalla stampa francese, l’acquisto sarebbe avvenuto a un prezzo di 48 euro per azione ma già l’anno dopo il titolo Carrefour era in discesa e aveva provocato per i due scalatori una perdita finanziaria intorno agli 800 milioni di euro. Se si pensa che ad aprile Arnault ha acquistato azioni Carrefour a 16,81 euro si comprende quali dimensioni abbia avuto il calo in questi 12 anni: quasi il 65%.

Le dimensioni del rosso
I conti della Courtinvest, dunque, fotograferebbero le dimensioni del rosso creato dall'operazione di una dozzina di anni fa. Purtroppo il Groupe Arnault non ha voluto fornire precisazioni. Ma il miliardario francese è un osso duro: tiene Carrefour al centro del suo radar e contemporaneamente continua a sostenere Courtinvest. Protetta dal diritto societario belga, la società continua a vivere nella torre di vetro blu alla periferia di Bruxelles potendo contare - alle sue spalle - sui miliardi di Arnault.

IL CALO DEL TITOLO CARREFOUR

L'andamento delle azioni alla Borsa di Parigi dal 2007 a oggi

Ed è in buona compagnia. Sì, perché nello stesso edificio di Ixelles ci sono altre società di Bernard Arnault, molto più importanti di Courtinvest.
Sono le tre holding attraverso le quali il miliardario controlla complessivamente l’81% della società parigina Groupe Arnault che a sua volta, attraverso una cascata di altre società, possiede il 46,84% di Lvmh.

A BRUXELLES L'81% DEL GRUPPO LVMH

Le tre holding belghe attraverso le quali la famiglia Arnault controlla il gruppo francese del lusso. (Fonte: bilanci annuali nei registri delle società di Belgio, Francia e Lussemburgo)

A BRUXELLES L'81% DEL GRUPPO LVMH

Il controllo di Lvmh
Le tre holding si chiamano Pilinvest Partecipations (che possiede il 26,49% di Groupe Arnault), Pilinvest Investissements (che controlla in usufrutto il 38,41% dei titoli) e la Bel Holding (che ha in portafoglio il 16,10 di Groupe Arnault).
Il Belgio, grazie alla fiscalità particolare e alle leggi sulle società molto più favorevoli che in Francia, è diventato da alcuni anni il centro dell'impero Arnault. Tanto che l’imprenditore aveva tentato di prendere la cittadinanza belga sollevando un vespaio di polemiche in Francia e contemporaneamente le attenzioni dei magistrati di Bruxelles che avevano aperto un’inchiesta penale nei suoi confronti, chiusa con una transazione e - secondo indiscrezioni mai smentite - con il pagamento di 2,5 milioni di euro.

La fondazione di Ixelles
Nella Blue Tower di Ixelles ha sede anche la Fondazione Protectinvest, creata nel dicembre 2008 per assicurare la successione delle azioni controllate dalle due Pilinvest nell’ipotesi di una morte prematura di Arnault. Lo statuto di Protectinvest prevede infatti che - in caso di scomparsa di Arnault - la fondazione assuma la gestione delle due società fino al 23 ottobre 2023. Il 31 dicembre dello stesso anno la fondazione cesserà di esistere.
I destini dell’impero Arnault e del gruppo Lvmh si decidono, almeno formalmente, sempre più nella torre di vetro blu alla periferia di Bruxelles. Lontano dalle luci rutilanti delle sfilate parigine.

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