STUDIO WORK.REWORKED

Il lato oscuro del lavoro da remoto: senso di isolamento e meno innovazione

Il ridotto contatto tra le persone inibisce la condivisione delle idee e riduce la propensione nel promuovere una cultura di squadra

di Gianni Rusconi

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(REUTERS)

Il ridotto contatto tra le persone inibisce la condivisione delle idee e riduce la propensione nel promuovere una cultura di squadra


3' di lettura

Oltre 600 fra manager e dipendenti di grandi imprese italiane sono finiti sotto la lente di ingrandimento per comprendere come le persone si siano adattate al lavoro da remoto in seguito all’emergenza sanitaria Covid-19 e come le aziende debbano supportare i propri addetti in prospettiva futura. Fra benefici e nuovi rischi, il tema dello smart working è l'oggetto del nuovo studio Work.Reworked promosso da Microsoft e condotto lo scorso agosto in 15 Paesi europei, Italia compresa, da KRC Research in partnership con Boston Consulting Group.

L’assunto di carattere generale che emerge dalla ricerca è sostanzialmente noto da tempo, ma apre contestualmente il fronte a una problematica ancora poco dibattuta: se il lavoro flessibile e le attività professionali svolte in modalità ibrida sono già “normalità” e sinonimo (spesso) di maggiore produttività, il remote working può anche avere degli effetti collaterali negativi.

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Analizzando in dettaglio i dati relativi al campione italiano, si può meglio capire la natura dell’allarme evidenziato dagli autori del rapporto. Ben il 77% delle imprese italiane, questo lo scenario di partenza, ha adottato nell’arco del 2020 modelli flessibili di lavoro (erano solo il 15% l’anno passato) e nel 66% dei casi i manager delle aziende intervistate vedono i propri dipendenti lontano dall’ufficio almeno un giorno alla settimana anche nei prossimi mesi.

Nella fase di “nuova normalità”, i leader hanno registrato benefici in termini di efficienza e di performance e il 71% di loro, in particolare, si dice convinto che le nuove modalità “ibride” di lavoro comportino significativi risparmi in termini di costi. Sei intervistati su dieci (il 64% per la precisione) credono inoltre che garantire l’attività da remoto possa essere un modo efficace per trattenere i collaboratori migliori. Lo smart working (o per meglio dire l'home working), a conti fatti, è un fenomeno che la Covid-19 sembra aver sdoganato a livello di manager e dipendenti: nessuno intende tornare alle vecchie abitudini, e se i primi si aspettano l’introduzione di più procedure miste nel lungo periodo, i secondi prevedono di trascorrere in media un terzo del proprio tempo al di fuori del classico luogo di lavoro.

L’87% dei soggetti intervistati, e qui veniamo alla prima grande incongruenza, ha sì riscontrato una produttività pari o superiore rispetto a quando lavorava in ufficio, ma al contempo denuncia una flessione della capacità di innovazione. Solo il 30% dei manager, infatti, crede che la propria azienda possieda oggi una cultura orientata al cambiamento, rispetto al 40% del 2019, e allo stesso modo è stato rilevato un calo anche nella percezione dell’innovazione di prodotti e servizi, passata dal 56% al 47%.

Un secondo punto critico riguarda quindi l’ambiente lavorativo tradizionale, apprezzato dagli addetti e dai manager italiani di tutte le fasce d’età specialmente per la possibilità di socializzare e condividere esperienze e informazioni più facilmente con i colleghi. Da qui nasce una delle sfide che i professionisti attivi da remoto (e il modello dello smart working in generale) devono cercare di vincere in tempi brevi, e cioè quella di superare la sensazione di essere più isolati e di conseguenza scarsamente in relazione con il proprio team.

Il rischio connesso a questa tendenza? Un calo evidente nel livello di innovazione, perché si va ad inibire la condivisione di idee tra le persone e a ridurre la loro propensione nel promuovere la cultura di squadra e nel delegare responsabilità in modo appropriato (ha sofferto di queste due problematiche oltre il 60% del campione di manager italiani). Diventa quindi fondamentale, per ogni organizzazione, supportare appieno il middle management nel gestire adeguatamente il modello “remote working”, anche attraverso le nuove tecnologie.

Come ha osservato Luba Manolova, direttore della divisione Microsoft 365 di Microsoft Italia, “i team che avranno davvero successo saranno quelli caratterizzati da un maggiore spirito di gruppo e fiducia negli altri, mentre per le aziende sarà fondamentale continuare a promuovere la cultura del digitale e mettere a disposizione strumenti in grado di favorire sia l’empowerment dei singoli, sia la collaborazione dei team”.


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