LA PIATTAFORMA CONTESTATA

Il lato oscuro di Rousseau tra hacker, bilanci e votazioni non certificate

Il problema è doppio. Di sicurezza della piattaforma digitale e di certificazione del voto. Le incursioni degli hacker hanno attirato l’attenzione del garante della Privacy, che ha stigmatizzato le «importanti vulnerabilità»

di Andrea Gagliardi


Crisi di governo: il duello sui ministri

3' di lettura

Non sarà un mero voto sul programma di governo gialloverde, come avvenne l’anno scorso, con più del 94% degli iscritti schierati per il sì. Questa volta l’ultima parola alla base, attraverso la piattaforma Rousseau sarà data dopo il conferimento dell’incarico a Giuseppe Conte, alla fine del giro di consultazioni e prima del giuramento su «una proposta di progetto di governo», come scandito dal leader M5s Luigi di Maio.

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L’ultima votazione su Rousseau risale a febbraio 2019. Oggetto del contendere: l'autorizzazione a procedere (negata) chiesta dal tribunale dei ministri per Matteo Salvini nel caso Diciotti. Iniziò con un’ora di ritardo e finì con una proroga di un’ora e mezzo «considerata l'alta partecipazione». Un vero caos caratterizzò invece nel gennaio 2018 le parlamentarie per la scelta dei candidati alle elezioni politiche nelle liste proporzionali. In quell’occasione, al secondo giorno di votazioni sulla piattaforma Rousseau, non mancarono le difficoltà tecniche e le proteste degli utenti. E si parlò di «sistema di voto in tilt» per il gran numero di blocchi.

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Le ombre sulla sicurezza della piattaforma
Il problema è doppio. Di sicurezza della piattaforma digitale e di certificazione del voto. L'hacker R0gue_0 si è reso protagonista in passato di varie incursioni informatiche. E lo scorso 6 settembre pubblicò sul sito 'Privatebin' le email, le password e i numeri di telefono del vicepremier Luigi Di Maio, dei ministri delle Infrastrutture Danilo Toninelli e della Giustizia Alfonso Bonafede. Non è stato il solo a “bucare” il sistema. Uno studente universitario di 26 anni, nell'agosto del 2017, riuscì ad introdursi con un attacco informatico nella piattaforma Rousseau, usando il nickname 'Evariste Galois', matematico francese vissuto tra il 1811 e il 1832.

La scure del garante della privacy
Le incursioni degli hacker hanno attirato l’attenzione del Garante della privacy, che ha stigmatizzato le «importanti vulnerabilità». Il 4 aprile scorso (dopo la sanzione di 32mila euro comminata nel marzo 2018 proprio per la vulnerabilità della sicurezza e dei dati degli iscritti) è arrivata una nuova multa da 50 mila euro da parte del Garante per la privacy nei confronti dell'Associazione presieduta da Davide Casaleggio che gestisce il “cuore” digitale del M5S, da cui passano votazioni, formazione online e discussione sui progetti di legge. «Solo in base a una rigorosa progettazione e a una attenta valutazione dei rischi - si legge nel provvedimento - è possibile realizzare un sistema di e-voting in grado di fornire garanzie di resilienza nonché di assicurare l'autenticità e e la riservatezza delle espressioni di voto»

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La mancata certificazione del voto
Altro tema: la mancata certificazione del voto, in assenza di un ente terzo di controllo che verifichi la correttezza del voto. Il Movimento 5 stelle ha commissionato la certificazione del voto sul web soltanto due volte: in occasione delle Quirinarie 2013 e per la votazione del “Non Statuto” nel 2016. In entrambe i casi furono pubblicati, in grassetto sul blog, il nome e la relazione della società terza di controllo (Dnv) che certificava il voto. In tutti gli altri casi (oltre 70) il voto non è stato certificato, dato che nessuna società terza è stata citata. Quindi, tecnicamente, questi voti potrebbero essere stati suscettibili di manomissione. Anche se nel maggio 2018 Casaleggio assicurò: «Stiamo lavorando su un sistema di certificazione distribuito su blockchain».

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Bilancio 2018 in attivo
Tra contributi da persone fisiche e proventi da eventi e attività editoriali, nel 2018 l'Associazione Rousseau presieduta da Davide Casaleggio ha incassato 1,24 milioni di euro, tra i quali spiccano i 699.844 euro provenienti dai parlamentari M5S, obbligati da questa legislatura a versare 300 euro al mese alla “cassaforte” del Movimento. I dati sono contenuti nel bilancio 2018, chiuso con un avanzo di gestione di 57.573 euro e un patrimonio netto positivo per 2.188 euro. Migliorano dunque i conti di Rousseau, che invece nel 2017 aveva registrato un disavanzo di 135mila euro e un patrimonio netto negativo per 55.386 euro. L’operazione “trasparenza” lanciata dal M5S nel giugno 2018 è cominciata con la pubblicazione sul blog delle Stelle del rendiconto 2017 dell'Associazione Rousseau presieduta da Davide Casaleggio e della lista dei donatori (identificati con le sole iniziali) con l'elenco di quanto donato.

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