ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùL’indagine

Il lavoro degli stranieri vale 134 miliardi, il 9% del Pil italiano

In base ai dati della Fondazione Moressa, quasi un terzo del valore aggiunto è in Lombardia (12% di quello regionale). Deriva dai servizi metà della «ricchezza» prodotta

di Valentina Melis

(godfather - stock.adobe.com)

2' di lettura

Il lavoro dei cittadini stranieri vale 134 miliardi e incide per il 9% sul prodotto interno lordo. È uno dei principali dati contenuti nel Rapporto annuale 2021 sull’economia dell’immigrazione a cura della Fondazione Leone Moressa, che sarà presentato a Roma venerdì 15 ottobre, alla Camera dei deputati.

L’impatto della pandemia, a partire dall’anno scorso, si è fatto sentire anche sull’occupazione degli stranieri: rispetto al 2019, coloro che lavorano in Italia sono passati da oltre 2,5 milioni (il 10,7% degli occupati totali), a 2,34 milioni (il 10,2% degli occupati). Sono stati persi cioè quasi 160mila posti di lavoro, poco meno di 60mila di cittadini comunitari e 100mila di cittadini extracomunitari (si veda anche l’XI Rapporto annuale del ministero del Lavoro sugli stranieri occupati in Italia).

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Per la maggior parte, come è successo per i lavoratori italiani, le persone rimaste senza impiego sono confluite nella platea degli inattivi (che per gli stranieri, nel 2020, annovera 1,3 milioni di persone).

Così, rispetto al 2019, si è ridotto anche il valore della “ricchezza” prodotta dagli stranieri: nel 2019 valeva infatti 14 miliardi in più, ovvero 148 miliardi, con una incidenza sul Pil del 9,5 per cento.

Il dettaglio regionale

Il calcolo del «Pil dell’immigrazione» è stato effettuato dalla Fondazione Leone Moressa a partire dal valore aggiunto prodotto dagli occupati in Italia e ipotizzando che a parità di settore e di Regione la produttività degli occupati stranieri sia uguale a quella degli italiani. Sono stati usati i dati Istat relativi al valore aggiunto 2020 (1.490 miliardi), ripartiti su base territoriale e suddivisi poi per il numero degli occupati.

Il quadro che ne emerge rivela che quasi il 30% del valore aggiunto prodotto dagli stranieri si concentra in Lombardia, dove vive il 23% dei lavoratori senza cittadinanza italiana.

In quattro Regioni (Lombardia, Lazio, Emilia Romagna e Veneto) il «Pil dell’immigrazione» incide per oltre il 10% sul Pil regionale.

I settori di attività

La maggior parte dei lavoratori stranieri (il 45%) è impiegata nei servizi (come la maggior parte dei lavoratori, anche italiani): da questo settore arriva il 51% della ricchezza prodotta (68,6 miliardi di euro). Segue la manifattura, che impiega un lavoratore straniero su cinque, e produce 28,5 miliardi di ricchezza.

L’impatto sul Pil totale derivante dai servizi è meno consistente (7,7%), perchè, come nota Chiara Tronchin, ricercatrice della Fondazione Leone Moressa, rilevano anche gli impieghi svolti dagli stranieri: «Nei servizi - spiega - nonostante una elevata presenza di lavoratori stranieri, l’incidenza della ricchezza prodotta sul Pil è inferiore perchè questi lavoratori sono impiegati in mansioni di cura, di pulizia, o nel settore domestico, che sono ambiti a minore produzione di valore aggiunto».

L’incidenza sul Pil della ricchezza prodotta dai lavoratori stranieri è invece maggiore in agricoltura (17,9%), costruzioni (17,6%), alberghi e ristoranti (16,5%).

Emersione in forte ritardo

Continua intanto a rilento la procedura di emersione del lavoro irregolare degli stranieri nel settore domestico e in agricoltura avviata dal Dl Rilancio (Dl 34/2020, articolo 103): come ha riferito il sottosegretario all’Interno Ivan Scalfarotto (IV) in commissione Affari costituzionali alla Camera il 6 ottobre, su 207.870 domande presentate ormai nell’estate 2020, ne sono state definite positivamente presso gli sportelli unici dell’immigrazione 68.147 (il 32,7%), con la consegna agli interessati dei moduli per il rilascio del permesso di soggiorno.

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