Intervista a Ferruccio Laviani

«Il Led deve diventare di uso quotidiano come le vecchie lampadine»

di Fabrizia Villa

Ferruccio Laviani

2' di lettura

«Il Led? È sicuramente la tecnologia di oggi e sarà quella del futuro, ma penso sia necessario renderla più user friendly. Dobbiamo far sì che i consumatori considerino il Led alla stregua della vecchia lampadina». Ferruccio Laviani, architetto e designer, guarda all’ecosostenibilità come a un work in progress.

La progettazione sostenibile richiede nuove competenze?
Un bravo designer deve avere un minimo di conoscenza tecnica. In ogni periodo c’è un supporto al nostro lavoro, ieri più manuale, oggi più tecnologico e digitale, che ci aiuta a fare il gol del prodotto finito. Oggi, quando faccio un disegno, ho come ausilio un tipo di software che mi fa vedere se nell’iniezione di un nuovo prodotto in plastica ci sono punti in cui il materiale si raffredda e non è più fluido e questo mi aiuta sin dall’inizio a evitare problemi. Credo comunque che il buon progetto nasca soprattutto dal dialogo tra l’azienda, che mette sul tavolo il materiale grezzo e l’innovazione, e il designer, che li ccontestualizza nel progetto.

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Come cambia il progetto di una lampada con l’uso di materiali sostenibili?
Con Kartell abbiamo fatto ricerca sulle plastiche riciclate fin dal 1994. Allora erano ancora poco affidabili dal punto di vista strutturale perché, al contrario di quelle tradizionali, le plastiche di derivazione organica erano meno uniformi e regolari. È stato perciò difficile renderle adatte a una produzione industriale. Oggi riusciamo a usare bioplastiche affidabili su prodotti che devono garantire durabilità e stabilità negli anni. Penso sia anche importante un approccio diverso al progetto: conta non solo il materiale, ma anche quanto e come utilizzarne. Per la lampada Kabuki ho lavorato sui vuoti e pieni che mi hanno permesso di avere lo stesso volume usando il materiale necessario.

Sostenibilità e benessere sono interconnessi, soprattutto quando si parla di luce.
Sicuramente, ma un conto è l’illuminazione tecnica, un altro quella decorativa. Quest’ultima è più legata alle emozioni, alla forma. Io ho sempre vissuto le lampade che progetto come sculture, presenze, oggetti da scegliere per la loro funzione, ma anche per il piacere di guardarli.

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