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Il legno, patrimonio nascosto «Occorre sviluppare una filiera»

Zenari (Confagricoltura): con il blocco dei Paesi dell'Est la materia prima è altamente ricercata
Nel Bellunese il 61% del territorio è ricoperto da alberi ma le imprese di lavorazione sono ancora poche

di Pagina a cura diValeria Zanetti

Dopo Vaia. Dopo la tempesta Vaia è stata introdotta la meccanizzazione del lavoro e diversi giovani si sono avvicinati alle attività che ruotano attorno alla raccolta della legna e alla sua lavorazione

4' di lettura

Un patrimonio a lungo sottoutilizzato, che occorre tornare a valorizzare per la materia prima che è in grado di garantire e che adesso arriva con il contagocce dei Paesi dell’Est Europa, finora grandi fornitori. Si tratta del legno che cresce copioso nei boschi del Nord Est.

«Il 30% della superficie del Veneto è a bosco, il 70% addirittura in Trentino Alto Adige. Non esiste un problema di carenza di materiale, ma di sviluppo della filiera», inquadra subito il vicepresidente veneto della sezione Risorse Legnose di Confagricoltura, Andrea Zenari. «Qualcosa negli ultimi quattro o cinque anni sta cambiando, dopo la tempesta Vaia. È stata introdotta una fondamentale meccanizzazione del lavoro; diversi giovani si sono avvicinati all’agricoltura e, conseguentemente, anche alle nostre attività – osserva - Il taglio degli alberi viene effettuato su selezione dei tecnici dei servizi forestali regionali ed è legale e sostenibile. In diversi casi necessario per far posto alle nuove piante». Così i metri cubi di tronchi portati fuori dai boschi ed utilizzati in edilizia, la cosiddetta legna da opera, cominciano a salire. «Adesso occorre valorizzare l’economia di montagna», avverte Zenari.

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Belluno è la provincia più ricca di risorsa: 220mila ettari sono coperti da varie colture boschive o di foresta, pari al 61% del territorio totale, su cui si potrebbero sviluppare politiche sostenibili per la montagna e creare ricchezza. Ma le aziende del comparto sono solo 130 per lo più piccole o piccolissime, con appena uno o due addetti. Un tema che i sindacati stanno mettendo a fuoco. «Da tempo – raccontano Mauro De Carli e Sebastiano Grosselle di Cgil Belluno - si discute su come gestire e utilizzare la risorsa per il rilancio locale di un’attività di filiera, che possa valorizzare le lavorazioni e trattenere nel territorio il valore aggiunto». Al momento, una parte consistente del legno tagliato viene indirizzato e lavorato in altre province e addirittura esportato, facendo perdere potenzialità al Bellunese, dal punto vista occupazionale. «Le imprese potrebbero garantire più lavoro se una parte di trasformazione avvenisse sul posto», dicono i due sindacalisti i quali suggeriscono inoltre di utilizzare i fondi del Pnrr per investimenti capaci di concretizzare forme di economia circolare, che riguardino persino gli scarti di lavorazione. «Sarebbe possibile – ipotizzano – usare le biomasse forestali per la produzione di energia, fino a creare reti di teleriscaldamento e in prospettiva arrivare alla produzione dell'idrogeno verde».

A dare impulso negli ultimi anni al settore legno, la ripresa dell’edilizia, con i bonus messi in campo dal Governo che hanno avuto un impatto trainante anche sull’arredo. Tuttavia, secondo il Rapporto Greenitaly 2022, l'anno si è aperto nel peggiore dei modi. «L’attuale crisi in Ucraina ha determinato una carenza di risorsa, in arrivo dai territori direttamente o indirettamente interessati dal conflitto, per un valore che supera i 200 milioni di euro all’anno. Inoltre, l’Unione Europea ha adottato una serie di misure restrittive e sanzioni verso la Russia; tra cui il divieto, introdotto l’8 aprile scorso di acquisto e importazione in tutto il territorio comunitario di materia prima legnosa e derivati originari o esportati dalla Russia», si legge. Il blocco ha inficiato l’approvvigionamento di tutte le aziende italiane. «In quest’ottica assume ancora maggior urgenza la necessità di acquisire autonomia a livello nazionale, pure in relazione al raggiungimento degli obiettivi previsti dalla Strategia forestale nazionale, basata su una gestione rispettosa dell’ambiente, sullo sviluppo della filiera italiana del bosco e delle segherie», aggiunge il report.

I presupposti ci sono. In Veneto, secondo il Rapporto 2021 sulla congiuntura del settore agroalimentare di Veneto Agricoltura, le imprese del settore sono 597, concentrate nelle due province di Belluno (39%) e Vicenza (25%). Solo nell’ultimo anno si registrano 39 nuove iscrizioni ai registri imprese delle Camere di Commercio, in maggioranza a Vicenza (15), Belluno (7) e Verona (7). Al rilancio della filiera bosco-foresta in regione lavora da anni il Consorzio Legno Veneto, soggetto giuridico della Rete innovativa regionale (Rir) Foresta Oro Veneto, riconosciuta nel 2016 e alla quale aderiscono oltre 70 imprese. La sua attività si è sviluppata attuando un importante progetto di innovazione & ricerca, denominato Core-Wood, che ha previsto lo sviluppo di iniziative, investimenti, studi e ricerche utili per implementare programmi di sviluppo produttivo e commerciale del legno e suoi derivati diretti. Il Friuli Venezia Giulia è stato ancor più veloce costituendo, ancora nel 1995, il Legno Servizi Forestry Cluster, formato da enti locali ed imprese, pensato per sostenere le imprese del settore bosco – legno, per valorizzare una risorsa largamente presente sulle montagne regionali ma scarsamente utilizzata.

Per rimettere in contatto queste imprese con le aziende dell’arredo tricolore, invece, a maggio è nata la Borsa nazionale del legno: una piattaforma digitale di matchmaking tra domanda e offerta ideata da Assolegno di FederlegnoArredo in collaborazione con Borsa Merci Telematica Italiana, con il supporto della direzione Foreste del ministero dell’Agricoltura e Uncem (Unione nazionale Comuni e Comunità enti montani). La Borsa, attiva da maggio si rivolge a più di 13.500 imprese, con un turnover di oltre 9 miliardi di euro e 42mila addetti. Attualmente vi aderiscono oltre 50 aziende del settore forestale, delle prime lavorazioni e delle costruzioni in legno e si sono chiusi i primi contratti di compravendita. Il prossimo step è legato allo sviluppo di partnership con i cluster territoriali e alla valorizzazione del bosco italiano.

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