Industria

Il legno di qualità made in Piemonte ora si acquista all’asta

di Marco Panzarella

 Nel settore imballaggio si recupera il 65% dei prodotti

3' di lettura

Realizzare una filiera virtuosa del legno di qualità, tracciato e rigorosamente “made in Piemonte”. È l’obiettivo del progetto TracciaLegno, finanziato dalla Regione con i fondi europei del Programma di sviluppo rurale (Psr) 2014-2020. Un’iniziativa che nasce per valorizzare il prodotto autoctono e accontentare la sempre maggiore domanda di legno, che l’Italia continua ad acquistare in larga scala dall’estero. Il primo passo è stato creare un “piazzale virtuale del legno”, aperto sia al pubblico che al privato, dove è possibile acquistare il prodotto piemontese. Quindi nei mesi scorsi a Cavour, nel Torinese, si è tenuta la prima “Asta del legname di qualità del Piemonte”, con assortimenti da falegnameria costituiti da primi tronchi e segati provenienti esclusivamente da imprese locali.
La necessità di fare squadra nasce in un momento che per il settore è certamente positivo. La richiesta di legno continua ad aumentare, come risulta dai volumi di lavoro delle industrie di imballaggi, che in Italia contano 2.200 aziende specializzate, con oltre 10 mila addetti, per una produzione pari a 3 milioni di tonnellate e un fatturato complessivo di oltre 2 miliardi di euro.
«Il Nord-Ovest rappresenta circa il 30-35% del totale nazionale - spiega Ezio Daniele, presidente di Assoimballaggi e amministratore delegato di Imballaggi Valtanaro – se andiamo bene noi significa che va bene l’economia, siamo una sorta di cartine tornasole. Per la maggior parte delle merci si utilizzano imballaggi in legno, dal pallet alle gabbie per le autovetture, casse e cassoni per gli elettrodomestici e, ovviamente, le cassette per l’ortofrutta. Dopo la fisiologica contrazione del mercato italiano nel 2020 – aggiunge Daniele - i fatturati sono tornati a crescere e la mia azienda segnerà un incremento del 50% rispetto all’anno precedente».
A fronte di un mercato in costante ascesa, si registra però un allarmante aumento dei prezzi della materia prima - con il conseguente rincaro sul prodotto finito - a cui vanno aggiunte le difficoltà di approvvigionamento e di trasporto. «I problemi ci sono e non finiranno quando la pandemia sarà alle spalle – dice Daniele – anche per questo è indispensabile che il nostro territorio si organizzi in fretta, creando una propria filiera certificata e sostenibile. In Italia un terzo della superficie è ricoperto da boschi, eppure importiamo l’80% del legno da Austria, Germania, Svizzera e dai paesi dell’Est quali Slovacchia, Repubblica Ceca, Polonia e Ucraina. Per non parlare dei compensati, che arrivano da più lontano, Russia e Brasile. Le scorte di legno, però, non sono infinite e in Europa iniziano a scarseggiare. Significa che fra non molto saremo costretti ad acquistare da paesi dove si taglia e basta, senza alcuna attenzione per l’ecosistema. Ecco perché è necessario organizzarsi per tempo e fare rete. In Piemonte ci stiamo provando anche se servirebbe una svolta a livello di politica nazionale». Torna così a riproporsi l’annoso dibattito tra chi vorrebbe sfruttare i boschi, tagliando e ripiantando, e chi rifugge qualsiasi forma di deforestazione.
«Il Piemonte ha un potenziale enorme e sarebbe in grado di utilizzare i boschi rispettando l’ambiente come ad esempio fanno in Austria, dove per ogni albero tagliato ne piantano tre. Inoltre, il legno è rinnovabile e biodegradabile, noi del settore imballaggio recuperiamo il 65% dei prodotti che immettiamo sul mercato. Il nostro patrimonio forestale continua a crescere in modo selvaggio, ma solo attraverso una gestione intelligente renderemo i boschi più resistenti. Un abete impiega 40-50 anni per diventare maturo, chi può investire e attendere così a lungo se non lo Stato, utilizzando le aree demaniali e incentivando il privato? Basterebbe imitare la Francia, dove la Forestale mappa tutte le fasi del processo, garantendo la regolarità della filiera. Un modello simile, applicato in Italia, assicurerebbe almeno 150mila nuovi posti di lavoro, ma serve una “visione” che fino ad oggi nessuno ha avuto.

OLTRECONFINE
Acquisti

In Italia un terzo della superficie è ricoperto da boschi, eppure viene importato l’80% del legno da Austria, Germania, Svizzera e dai paesi dell’Est quali Slovacchia, Repubblica Ceca, Polonia e Ucraina. In particolare poi per quanto riguarda i compensati, i materiali arrivano da più lontano, Russia e Brasile. Le scorte di legno, però, non sono infinite e in Europa iniziano a scarseggiare. Questo significa che fra non molto l’Italia sarà costretta ad acquistare da Paesi esteri dove si tagliano alberi e si disbosca senza alcuna attenzione per l’ecosistema del territorio

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