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Il lento declino del sistema museale nazionale

Dopo otto anni dal suo avvio, il Sistema Museale Nazionale vive un momento di difficoltà, tra l'indifferenza degli organi di governo e delle istituzioni. Servirebbe un Fondo Unico Musei (Fum) per creare un sistema premiante degli enti virtuosi

di Giuseppe Cosenza

Sistema museale nazionale

5' di lettura

Nel 2023 i musei statali rischiano di chiudere per insufficienza di risorse a disposizione. Il grido di allarme era stato lanciato dal direttore degli Uffizi, Eike Schmidt, in occasione della mancata apertura del museo nella giornata del 31 ottobre scorso, durante il ponte di Ognissanti a fronte della carenza di personale. Il prossimo anno non si prevedono miglioramenti, anzi il quadro generale potrebbe peggiorare. Difatti, i musei statali rischiano di chiudere anche a causa dell'aumento esponenziale dei costi di manutenzione e delle utenze, luce e gas su tutti, che hanno generato un raddoppio dei costi di gestione non compensati dai ricavi da biglietteria.

Le criticità del SMN

È in sofferenza l'intero comparto museale, e in particolare il Sistema museale nazionale (SMN), istituito con il D.M. 23/12/2014 di Organizzazione e funzionamento dei musei statali, il quale sta vivendo una situazione di impasse che rischia di affossarlo definitivamente. La lentezza di un processo amministrativo che coinvolge numerosi attori, quali Stato, Regioni, musei pubblici e privati, la carenza di una dotazione finanziaria dedicata e, soprattutto, l'affievolirsi della volontà politica di sostenere il progetto, stanno segnando il declino di un Sistema che ha come obiettivo quello di integrare strutture, servizi, competenze, attività museali tra le diverse realtà italiane.

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Casa del suono di Parma - museo non statale accreditato

Il SMN è un progetto che parte dal lontano, dall'anno 2001 con l'atto di indirizzo sui criteri tecnico–scientifici e sugli standard di funzionamento e sviluppo dei musei D.M. 10/05/2001, dove alla base c'era la volontà di superare l'idea del museo come mero luogo espositivo e di considerarlo come agorà di partecipazione, confronto e crescita. Nel 2004, il Codice dei beni culturali e del paesaggio, Dlgs n. 42/2004, all'art. 114, fissa la necessità di individuare, d'intesa con le Regioni, i livelli minimi di qualità delle attività di valorizzazione su beni pubblici. Mentre l'ICOM redige la Carta nazionale delle professioni museali , approvata nel 2005 da tutte le associazioni museali, definendo figure e competenze necessarie, gruppi di lavoro e commissioni paritetiche studiano e propongono standard di qualità condivisi.

Finalmente nel 2014 questo lungo processo trova concreta attuazione con la riforma dei musei (D.M. 23/12/2014), vera pietra miliare del SMN. Se il progetto complessivo e i suoi obiettivi erano chiari, la sua attuazione appariva subito abbastanza complessa, considerato che alcune Regioni virtuose avevano già avviato da tempo processi di valutazione, riconoscimento, accreditamento dei musei, accompagnati da azioni concrete a sostegno del loro sviluppo (attraverso erogazione di contributi, formazione degli addetti, promozione di reti locali) altre, invece, risultavano carenti sul piano delle normative e delle politiche museali, mentre gli stessi musei statali non erano mai stati oggetto di verifiche puntuali sui livelli di qualità raggiunti. Questo ha comportato per il legislatore la necessità di prevedere percorsi di accreditamento con modalità differenti scelti dalle Regioni sulla base dei sistemi già adottati e delle rispettive capacità organizzative e ha impegnato la Direzione generale Musei nel difficile compito di mettere a punto un sistema informatizzato di rilevazione e di armonizzazione dei livelli minimi uniformi di qualità , ossia il sistema volto a migliorare l’efficacia e l’efficienza dell'organizzazione museale.

MUSEI ACCREDITATI AL SMN
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Lo stato dell’arte

Allo stato attuale quali sono i risultati dell'accreditamento? I musei statali e non statali accreditati sono 380 . Le Regioni che hanno aderito si dividono in due categorie. La prima comprende gli enti in possesso di un proprio sistema di accreditamento equiparato a quello definito dal D.M. 21/2/2018 , la seconda accoglie gli enti che ne sono privi (cfr. artt. 4 e 5 del decreto). Ciascuna categoria ha una procedura diversa di adesione e differenziata in base alla tipologia di museo, pubblico o privato che sia. Ad oggi hanno aderito formalmente tutte le Regioni e le province autonome, eccetto la Valle d’Aosta, indicando ognuna la procedura prescelta. Tuttavia, in molti casi l'adesione è stata più formale che sostanziale, in quanto alcune Regioni, come il Lazio, non hanno ancora avviato le procedure previste. Inoltre, il Sistema si sarebbe dovuto avvalere di una piattaforma informatica per gestire il processo di accreditamento e, in un secondo momento, favorire attività di comunicazione e creazione di servizi al cittadino grazie allo scambio e l'interazione tra i diversi musei, piccoli e grandi, creando un circuito virtuoso.

Reggia di Caserta

Le difficoltà

La creazione della piattaforma digitale predisposta dalla Direzione Generale Musei, in collaborazione con l'AGID, Agenzia per l’Italia Digitale, è stata molto più lunga e complessa del previsto ed è risultata operativa solo agli inizi del 2022. Altra criticità è dovuta al ritardo nella nomina dei nuovi componenti della Commissione per il sistema museale nazionale , il cui mandato è scaduto il 4 agosto, che ha il compito di verificare le domande di accreditamento, di promozione del sistema e di aggiornare lo standard di qualità museali. Tale ritardo comporta che molte domande di accreditamento giacciano nel cassetto della DG Musei in attesa di essere approvate.

Ma forse la criticità maggiore è costituita dalla mancanza di una dotazione finanziaria specifica o, più in generale di una previsione di incentivi e vantaggi per chi si accredita al Sistema. La legge di istituzione del SMN non aveva previsto un finanziamento specifico per incentivare l'accreditamento, formare le nuove professionalità previste dagli standard minimi di qualità e dotare di mezzi i musei, specie quelli di piccole dimensioni. Per armonizzare i musei e dotarli ognuno di un direttore, di un responsabile della sicurezza, di un responsabile dei servizi educativi, di orari minimi di apertura (almeno 24 ore settimanali e 100 giorni in un anno), sono necessari fondi di cui molti comuni non dispongono o che non sono sollecitati a investire in mancanza di vantaggi concreti.

Il Fum – Fondo unico musei

Nel documento conclusivo di mandato, del 15 settembre scorso, la Commissione ha, tra l'altro, riproposto la costituzione di un Fondo dedicato ai musei che aderiscono al SMN o intraprendono il percorso di miglioramento necessario per l'accreditamento (Fum), proposta già avanzata negli anni scorsi, ma sulla quale i vertici politici del Ministero non hanno dato finora una risposta. Secondo Adele Maresca Compagna, presidente di ICOM Italia e membro della Commissione del SMN, “Il Fondo Unico dei Musei dovrebbe promuovere la creazione di reti per ottimizzare risorse e condividere competenze, incentivare assunzioni qualificate (in primis quella del direttore); sostenere acquisizioni, restauri, mostre, progetti educativi e sociali, premiando chi adotta gli standard di qualità o chi si impegna a raggiungerli in breve tempo. Sarebbe opportuno, insomma, creare un sistema premiante per gli istituti che siano effettivamente in grado di portare avanti con competenza e continuità progetti culturali di valore, piuttosto che elargire contributi a pioggia di dubbia efficacia”. Ad oggi, il SMN non sembra essere tra le priorità del Ministro della Cultura Sangiuliano, insediato d'altra parte da poco tempo, né del Coordinamento Cultura delle Regioni, probabilmente impegnate nell'attuazione del PNRR, né sembra essere inserito nel programma della VII Commissione cultura, scienza e istruzione della Camera dei deputati, presieduta dall'on. Mollicone che intervenuto nell'ultima edizione di Artlab Bergamo 2022 non ha trattato l'argomento. Il SMN è a un bivio, rilanciarlo o lasciarlo morire lentamente. Tocca agli organi di governo e alle istituzioni culturali decidere quale strada intraprendere.

Il Fondo dedicato ai musei, al pari del FUS, il Fondo Unico per Spettacolo, dovrebbe essere istituito per legge e prevedere contributi per progetti triennali, corredati di programmi annuali per sostenere investimenti in infrastrutture, progetti culturali e nuove assunzioni. Potrebbe essere una valida risposta all'inesorabile declino del SMN che in questo momento si trova in grande difficoltà. Tocca agli organi di governo e alle istituzioni culturali decidere quale strada intraprendere, se lasciarlo morire lentamente o rilanciarlo con appositi investimenti.

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