future of work

Il life balance unisce vita e lavoro (con buona pace dei restauratori del lavoro d'ufficio)

C'è insomma un nuovo modo di lavorare davanti a noi: flessibilità, rispetto delle diversità, accountability e lavoro per obiettivi ci permetteranno di archiviare il work-life balance e raggiungere, ognuno a suo modo, un life balance

di Alessandro Rimassa

(andranik123 - stock.adobe.com)

3' di lettura

Una pagina bianca: rappresento così la nostra vita durante il lockdown, quando senza più spostamenti da fare, mezzi da prendere, riunioni in altre città e corse tra pranzi di lavoro e cene di piacere, ci siamo trovati a ri-organizzare completamente il nostro tempo.

Nel farlo, abbiamo faticosamente cercato di definire quando fosse il momento di lavorare e quale spazio-tempo conservare per il nostro privato: è stato molto difficile, ma piano piano abbiamo disegnato nuove giornate in cui, senza soluzione di continuità, passavamo dal professionale al privato.

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Con una scoperta sorprendente: le due cose non sono così separate e possono ben integrarsi, non più con un blocco dedicato al lavoro e uno alla vita privata, ma con tanti pezzetti che si incastrano l'uno nell'altro.

Cosa abbiamo quindi scoperto? Che il work-life balance non esiste.Infatti, quando si parla di work-life balance si fa riferimento al raggiungimento di un equilibrio tra vita privata e lavoro in grado di permetterci un alto livello di benessere fisico e psichico, ma l'errore sta nel punto di partenza, ben compreso nei mesi scorsi: non possiamo dividere la vita in due come fosse una mela, quello su cui dobbiamo impegnarci è costruire una unica vita che sia nostra, che ci appartenga, che corrisponda ai valori in cui crediamo e per i quali ogni mattina ci alziamo dal letto.Dobbiamo cioè raggiungere il nostro life balance, una vita coi pesi giusti per ogni cosa — il lavoro, la famiglia, lo sport, i viaggi — e soprattutto con le energie giuste da estrarre da ogni momento, consapevoli che è il nostro bilanciamento quello che cerchiamo e che per ognuno di noi sarà differente, e che probabilmente muterà nel tempo.

Questi concetti, fino a poco fa lontani dal modo di lavorare sia delle persone sia delle imprese, oggi diventano realtà sostenuta dalle aziende. Fabio Troiani, amministratore delegato Italia e digital della società di consulenza Bip, in una recente chiacchierata mi ha parlato di centralità del wellbeing: “Reshape delle postazioni a casa, ripensamento totale degli uffici, app per prenotare la propria postazione sono i temi centrali del nuovo modo di lavorare, che va costruito man mano”. E così sta facendo concretamente: “I nostri nuovi uffici - in costruzione durante il lockdown - li abbiamo totalmente ripensati, con l'idea che più che un posto di lavoro siano un club, un luogo in cui incontrarci, fare round table, scambiare esperienze: l'ufficio come agorà”, nell'idea che il knowledge work ognuno poi possa farlo dove meglio crede.

Ben prima che Google annunciasse di aver dato 1.000 dollari a ogni dipendente per costruirsi l'ufficio a casa, Ivan Rebernik, direttore del personale di Open Fiber, aveva già spedito ai dipendenti dell'azienda sedie ergonomiche e monitor, per permettere a tutti di lavorare con le stesse comodità che si hanno in ufficio.

“Questa attenzione agli spazi e alle esigenze delle persone - ha aggiunto Fabio Troiani - influirà anche sull'attraction di talenti: azienda come community, uffici molto curati e sistemi di collaboration digitali a supporto delle relazioni sono gli elementi che faranno la differenza”.

Annalisa Monfreda, direttore di Donna Moderna, in uno dei suoi ultimi editoriali ha scritto: “E se vita e lavoro fossero un tutt'uno? Siamo al ventesimo numero del giornale realizzato senza che la redazione abbia messo piede in ufficio. Da 5 mesi ci incontriamo in chat più puntualmente di quanto non facessimo dal vivo: c'è chi è tornato al paese d'infanzia, chi lavora dalla casa al mare, chi da un albergo in montagna”.

Sulla stessa lunghezza d'onda Silvia Zanella, che nel suo ultimo libro Il futuro del lavoro è femmina spiega: “La vera sfida è integrare vita e lavoro, considerarli tutt'uno”.D'altronde, nella survey di Bip indirizzata a 100 Ceo delle più importanti aziende italiane, pubblicata poche settimane fa, emerge che il 62% pensa che gli spazi dedicati agli uffici subiranno una riduzione, il 79% dichiara che le trasferte di lavoro diminuiranno drasticamente, anche al termine del periodo di emergenza, e il 71% ritiene che non si tornerà in ufficio prima del prossimo gennaio.

Facile comprendere, quindi, che nella sperimentazione dei nuovi modi di lavorare lo stare in ufficio dieci ore al giorno cinque giorni su cinque non sarà più preso in considerazione.

C'è insomma un nuovo modo di lavorare davanti a noi: flessibilità, rispetto delle diversità, accountability e lavoro per obiettivi ci permetteranno di archiviare il work-life balance e raggiungere, ognuno a suo modo, un life balance che porti vantaggi sia alle persone sia alle aziende.

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