alimentare

Il lockdown fa crescere di 74mila tonnellate il consumo di riso italiano

I dati dell’Ente nazionale Risi rivelano una crescita della domanda - Il paese con 220mila ettari coltivati è il principale produttore di riso d’Europa

di Filomena Greco

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(denio109 - stock.adobe.com)

I dati dell’Ente nazionale Risi rivelano una crescita della domanda - Il paese con 220mila ettari coltivati è il principale produttore di riso d’Europa


2' di lettura

Ristoranti chiusi e consumi a tavola modificati durante le settimane di lockdown. Con effetti questa volta positivi sulla filiera del riso: tra febbraio e aprile il consumo di riso italiano è aumentato di 74mila tonnellate e l’80% del prodotto disponibile è già stato venduto. I dati arrivano direttamente dall’ente Nazionale Risi. Hanno pesato da un lato la salita della domanda da parte dei consumatori, dall’altro la consistente diminuzione di importazioni provenienti dal Sud Est asiatico.

Per Paolo Carrà, a capo dell’associazione che lavora a sostegno dei produttori ialiani, «il mercato del riso di questi ultimi mesi è stato segnato dalla situazione in maniera inaspettata, con dinamiche legate alla pandemia da Covid-19». Le maggiori vendite hanno riguardato risi da contorno e parboiled, oltre alle varietà classiche come Carnaroli, Arborio e Roma. In calo, invece, le vendite di risi tondi tipici per il sushi.

«Certamente, la chiusura dei ristoranti ha comportato una flessione delle vendite di alcuni tipi di riso – commenta Carrà – ma è altrettanto vero che probabilmente gli Italiani, costretti per molte settimane in casa, hanno riscoperto il piacere di cucinare piatti tipici: lunghe preparazioni, prodotti di panificazione, dolci e anche risotti, ricette che da sempre fanno parte della nostra tradizione culinaria».

Per il settore, questa fase può diventare una occasione di rilancio. Ne è convinto Gabriele Conte, co-owner del brand di eccellenza nel riso italiano gliAironi. «Questo momento può essere strategico per il mercato risicolo italiano di qualità – sottolinea – perché in linea generale il settore è da sempre dominato da importatori stranieri, mentre oggi ha la possibilità di dimostrare il valore del riso italiano e di una tradizione agricola fortemente legata al territorio del Nord Italia».

L’Italia è il maggiore produttore europea di riso, con circa 220mila ettari coltivati tra Piemonte e Lombardia, e vanta una grande varietà di produzioni, industriali e artigianali, con consumi che si attestano sui 5-6 chili all’anno per persona. «L’allarme sanitario – analizza Piero Rondolino, patron del Riso Acquerello – ha generato un “effetto provviste” e i consumatori hanno scelto un prodotto come il riso che si conserva bene. I consumi sono aumentati anche per maggiore una disponibilità di tempo per le preparazione. Mi augurerei un cambio di abitudini sulla scia di questa esperienza, perché di riso in Italia se ne mangia molto poco».

Se i consumi di riso nella ristorazione mondiale sono crollati, come sottolinea lo stesso Rondolino, quelli delle famiglie sono in aumento. E numerosi player italiani del settore riso stanno aumentando le vendite, «non bisogna perdere l’occasione di dimostrare al consumatore quanto il nostro prodotto possa essere competitivo in termini di prezzo ma sopratutto di qualità, portandosi dietro un valore aggiunto» aggiunge Conte.

Negli anni la superficie coltivata è diminuita, anche per la forte pressione sul mercato dei prodotti che arrivano dall’Asia, mentre ora vive una fase di assestamento. I risicoltori italiani, come ricorda Carrà, sono alle prese con una mobilitazione per modificare il Regolamento Ue (978/2012) che riguarda il Sistema delle Preferenze Generalizzate (SPG) e le importazioni a dazio zero dai Paesi EBA, in particolare Cambogia e Myanmar.

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