effetto codiv-19

Il lockdown nel primo trimestre abbatte i consumi del 26%

L’Osservatorio EY-Confimprese ha rilevato nei settori abbigliamento e accessori, food&beverage e non food vendite stabili a gennaio e febbraio e un crollo a marzo del 79%

di Marco Bellinazzo

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(Adobe Stock)

L’Osservatorio EY-Confimprese ha rilevato nei settori abbigliamento e accessori, food&beverage e non food vendite stabili a gennaio e febbraio e un crollo a marzo del 79%


3' di lettura

L’andamento dei consumi in Italia risente fortemente dell’emergenza sanitaria in corso. Tra limiti alla libertà di spostamento e agli stili di vita e restrizioni imposte alle attività commerciali, hanno modificato i modelli di consumo e i livelli di vendita degli operatori i trend dei consumi di mercato dell’ultimo trimestre, fotografati dall’Osservatorio EY-Confimprese evidenziano una flessione nel primo trimestre 2020 pari al 26% rispetto allo stesso periodo del 2019.

L’impatto del Covid-19

L’Osservatorio EY-Confimprese, che ha analizzato i trend dei consumi nei settori abbigliamento e accessori, food&beverage (ristorazione servita, quick service e bar) e non food (retail cosmetica, arredamento, servizi, cultura), ha rilevato vendite stabili nei mesi di gennaio e febbraio e un crollo nel mese di marzo del 79%, che ha portato il trimestre a chiudere in flessione del -26%. «Pur con una partenza positiva a gennaio (+1,3%), da fine febbraio, in relazione al clima di incertezza e all’evoluzione dell’epidemia, si è cominciato a registrare un rallentamento che ha portato il totale mese a -2,9%, peggiorato all’inizio di marzo, in cui le vendite sono diminuite del 40% già prima del decreto “io resto a casa” dell’11 marzo - spiega il consigliere delegato di Confimprese, Mario Maiocchi -. Il conseguente blocco delle attività e degli spostamenti ha fatto sì che marzo si sia assestato al -79% con fatturati azzerati nella seconda parte del mese».

I settori
Il crollo ha interessato in primis il comparto abbigliamento e accessori (-82%), seguito da food&beverage (-78%) e non food (-74%), rileva l’Osservatorio, che ha analizzato 623 aree commerciali, tra centri commerciali, outlet, high street e travel. Analizzando i trend per canale di vendita, il travel (aeroporti, stazioni) è il peggiore con un -86% a marzo e -30% nel trimestre, penalizzato da febbraio (-8%) dalle restrizioni sui trasporti che già avevano bloccato i voli dalla Cina. A seguire, centri commerciali (-82%) e outlet (-83%), mentre, si registrano dati leggermente migliori per le vendite nelle zone dello shopping delle città principali (-79%) e nei comuni più piccoli e periferia (-76%).

Il territorio
La Lombardia è la regione che ha registrato il peggior trend nel mese di marzo 2020 con un -83%, seguita dalla Toscana (-80,9%), dall’Emilia-Romagna (-80,5%) e dal Veneto (-80%). Più in generale il Nord-ovest ha registrato un -81%, trainato dalle province più colpite dal virus: Milano (-83%), Monza Brianza, Bergamo e Brescia (-85%). Variabili tra -75 e -80% i trend delle altre grandi province italiane. Da inizio anno le vendite si sono ridotte di oltre il 30% per Bergamo e Monza Brianza, mentre risultati un po’ meno penalizzanti si registrano nel sud Italia con Napoli a -18% e Palermo a -20% per cento. Si tratta di andamenti differenziali di oltre dieci punti percentuali, in parte guidati da migliori trend del Sud rispetto al resto della Penisola a gennaio e febbraio.

La Fase 2
«Prepararsi da subito per la fase 2 diventa fondamentale e per guidare le vendite sarà necessario pensare a nuove modalità di interazione del consumatore con il canale fisico e online», afferma Paolo Lobetti Bodoni, Business Consulting leader di EY Italy. Per Maiocchi, nel post emergenza «ci troveremo a fare i conti con un mercato sostanzialmente diverso e solo gli operatori che sapranno cogliere rapidamente i cambiamenti potranno uscire indenni, ove non anche rafforzati, da questa crisi. Per cogliere appieno tali opportunità, saranno necessari investimenti su cui si auspica un concreto supporto da parte del governo».

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