dpcm 25 ottobre

Il lockdown dei ristoranti costerà miliardi di perdite alla filiera agroalimentare

I consumi fuori casa valgono un terzo della spesa alimentare degli italiani. Secondo Filiera Italia il danno arriverà a 10 miliardi e riguarderà tutti i settori

di E.Sg.

Coronavirus, le novità: da ristoranti e bar chiusi alle 18 allo stop alle palestre

I consumi fuori casa valgono un terzo della spesa alimentare degli italiani. Secondo Filiera Italia il danno arriverà a 10 miliardi e riguarderà tutti i settori


4' di lettura

Le restrizioni previste dal nuovo Dpcm del Governo sugli orari di apertura di bar e ristoranti non potranno non ricadere a catena su tutta la filiera agroalimentare, che nei mesi scorsi ha potuto constatare come i pasti fuori casa pesino per circa un terzo del business totale del settore. Perdite che non sono state compensate se non in parte dall’aumento di vendite nei negozi, senza considerare che alcune realtà produttive lavorano soprattutto per la ristorazione, quindi risultano molto più colpite di altre (e spesso si tratta di lavorazioni ad alto valore aggiunto, ad esempio molto colpiti sono i vini di fascia alta).

Filiera Italia: danni pesanti in tutti i settori

Le previsioni più pesanti arrivano da Filera Italia, che stima le perdite fino a 10 miliardi a causa delle nuove chiusure. Per Luigi Scordamaglia, consigliere delegato della Fondazione che raggruppa molti attori di primo piano dell’agroalimentare nazionale, la misura è «un colpo di mannaia per uno dei settori trainanti del Paese che si accompagna al crollo verticale di alcuni comparti. Dovremo prendere in considerazione un prolungamento della sofferenza per le filiere dei vini, dei formaggi e dei salumi di qualità che già durante il precedente lockdown avevano toccato un terribile calo del 40%».

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Secondo Filiera Italia a pagare queste restrizioni non saranno solo i ristoratori che hanno investito in misure di sicurezza e che oggi si trovano a pagare a caro prezzo il costo della crisi, ma anche 70 mila industrie agroalimentari, a rischio fino a 400 mila posti di lavoro tra filiera produttiva e ristorazione.
«Con gli uffici in smart working – precisa Scordamaglia – non si può credere che consentire l'apertura solo per pranzo rappresenti una misura sufficiente; infatti sono già moltissimi i ristoratori che pensano a una chiusura totale per limitare le perdite. Subito ristoro diretto e adeguato con importi che devono essere riferiti a ogni singolo locale e non a ragione sociale».

La stima di Ismea: perdite per 41 miliardi

Sulla base delle nuove iniziative che limitano l'attività di ristoranti e bar, l'Ismea (Istituto di Servizi per il Mercato Agricolo Alimentare) stima – per il 2020 – un arretramento della spesa per consumi alimentari fuori casa del -48% rispetto al 2019, per una perdita complessiva di quasi 41 miliardi di euro. Al contempo è prevista una accelerazione degli acquisti presso la grande distribuzione che potrebbe portare a un incremento della spesa domestica pari al +7%, per un valore corrispondente di circa 11,5 miliardi di euro. Il saldo però della spesa finale complessiva per prodotti agroalimentari risulterà comunque negativo con quasi 30 miliardi di euro in meno (-12%).

Fipe, Federalimentare e Confagricolura: interventi urgenti

«Per la ristorazione è impedita l'attività del servizio principale della giornata – si legge in una nota diffusa da Fipe (Federazione pubblici esercizi) – mentre per i bar si tratta di un'ulteriore forte contrazione dell'operatività. La contrarietà si aggiunge alla consapevolezza che non esiste connessione tra la frequentazione dei pubblici esercizi e la diffusione dei contagi, come dimostrato da fonti scientifiche, che attribuiscono piuttosto ad altri fattori – mobilità, sistema scolastico e mondo del lavoro – le principali fonti di contagio.La Federazione ha preso atto delle dichiarazioni del Presidente del Consiglio Conte relativi ad interventi urgenti e specifici a favore del settore. Pur apprezzando l'impegno dal Governo, la Federazione si è immediatamente attivata affinché gli stessi siano economicamente significativi, certi e immediatamente esigibili per tutte le imprese del settore».

Per il presidente di Confagricoltura, Massimiliano Giansanti, «i ristori adeguati e tempestivi annunciati dal Governo devono essere estesi alla filiera agroalimentare. Qualsiasi esclusione sarebbe incomprensibile ed ingiustificata».

Sulla stessa linea la posizione di Federalimentare, che rappresenta l'Industria italiana degli alimenti e delle bevande: «È una misura al di sopra di quanto il settore può sostenere e che può rivelarsi letale. Stavolta, perciò, niente pannicelli caldi o misure insufficienti: per difendere il settore c'è bisogno di contributi importanti volti a proteggere i ristoratori e le loro attività».

«Gli aiuti inseriti nel dl agosto – spiega il presidente Ivano Vacondio – che prevedevano 600 milioni a fondo perduto erano già inadeguati prima, ora sarebbero un vero e proprio schiaffo. Le vendite alimentari sono già stagnanti in valore e ancor più in volume e il carrello della spesa si è già impoverito. L'80% degli italiani utilizza in modo più o meno abitudinario il fuori casa, per un fatturato pari a 80 miliardi di euro: siamo di fronte a un terzo di tutti i consumi alimentari del Paese. Il rischio vero, se non si interviene in modo adeguato è rendere strutturale la crisi. È già avvenuto con quella del 2008: il Paese non può permettersi di scendere un altro scalino».

Coldiretti: penalizzati anche luoghi sicuri

Per Coldiretti è a rischio un terzo della spesa alimentare delle famiglie: «Dai ristoranti agli agriturismi, dalle gelaterie alle pizzerie fino alle trattorie – sottolinea una nota – sono molte le realtà che trovano sostenibilità economica solo grazie al lavoro serale che ora è stato vietato dal nuovo Decreto. Il risultato è il drastico crollo del fatturato della ristorazione che era pari a 85 miliardi l'anno nei 330mila tra bar, mense e ristoranti con un impatto sull'intera filiera alimentare, dalla carne al pesce, dal vino all'olio, dalla frutta alla verdura».«Una situazione – continua Coldiretti – che rischia di penalizzare ingiustamente anche l'agriturismo nazionale che può contare secondo Campagna Amica su 24mila realtà diffuse lungo tutta la Penisola spesso situate in zone isolate della campagna in strutture familiari con un numero contenuto di posti letto e a tavola e con ampi spazi all'aperto. Si tratta forse dei luoghi dove è più facile garantire il rispetto delle misure di sicurezza per difendersi dal contagio fuori dalle mura domestiche e alleggerire gli assembramenti nelle città».

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