a gennaio

Il lusso non frena e premia l’export svizzero di orologi (+9,4%)

Il primo mese dell’anno è ancora al riparo dagli effetti del virus influenzale; il calo di Hong Kong è più che compensato da Usa, Cina ed Europa

di Lino Terlizzi

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(Dieter Hawlan - stock.adobe.com)

Il primo mese dell’anno è ancora al riparo dagli effetti del virus influenzale; il calo di Hong Kong è più che compensato da Usa, Cina ed Europa


2' di lettura

L’export di orologi svizzeri è nettamente salito in gennaio, dribblando la persistente caduta del mercato di Hong Kong, colpita dalle tensioni politiche e dunque in discesa per il quarto mese consecutivo. Anche il temuto effetto del coronavirus cinese per ora non si è visto per i segnatempo elvetici, ma su questo occorre naturalmente attendere i dati di questo mese di febbraio e dei prossimi.

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Intanto l’industria orologiera svizzera archivia un primo mese dell’anno per alcuni aspetti sorprendente, con un export di 1,78 miliardi di franchi (1,68 miliardi di euro), in aumento del 9,4% rispetto a un anno prima. Il segno negativo di Hong Kong è più che compensato dal buon andamento degli Usa, della Cina e di altri mercati asiatici. In Europa, il Regno Unito registra una flessione, mentre Germania e Francia hanno incrementi. L’Italia pure rimbalza, però con un undicesimo posto non è nella top ten mensile dei mercati.

Questo l’andamento dei maggiori mercati nel mese: Usa +15,2%, Hong Kong -25,0%, Cina +6,9%, Giappone +14,9%, Singapore +23,1%, Regno Unito -13,9%, Germania +4,4%, Corea del Sud +41,1%, Emirati Arabi Uniti +9,0%, Francia +23,7%, Italia +7,9%. A fare da traino nel mese sono stati gli orologi di gamma alta (prezzo all’export sopra i 3 mila franchi) e medio-alta (prezzo tra 500 e 3 mila franchi). Le altre gamme hanno registrato flessioni.

Il rallentamento economico internazionale e la forza del franco svizzero, che nelle ultime settimane si è nuovamente apprezzato rendendo di fatto più caro l’export elvetico, non hanno dunque fermato le esportazioni rossocrociate nel primo mese del 2020. Archiviato questo buon risultato, il polo orologiero elvetico - che rappresenta oltre il 50% del fatturato mondiale del settore ed esporta oltre il 90% della sua produzione – accende ora i riflettori su questo mese di febbraio. Per cercare di capire gli effetti possibili del coronavirus cinese di qui in poi sull’industria dei segnatempo.

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