Le modifiche al ddl fraccaro

Il M5s apre alla minoranza: obiettivo evitare il referendum confermativo

di Emilia Patta


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Il M5s apre alla minoranza: obiettivo evitare il referendum consultivo (foto Ansa)

3' di lettura

La bandiera della democrazia diretta val bene qualche modifica al Ddl Fraccaro sul referendum propositivo. Prima il M5s ha accolto in commissione l’emendamento Ceccanti (Pd) che ha fissato il quorum, inizialmente inesistente, al 25% dei sì (la proposta diventa legge se i sì, oltre ad essere superiori ai no, sono superiori al 25% dell’elettorato).

Ora, quando il provvedimento è già approdato in Aula alla Camera, il M5s cede su altre due importanti questioni: da una parte salta il cosiddetto ballottaggio tra la proposta del comitato referendario e la legge eventualmente approvata dal Parlamento, meccanismo che secondo i critici avrebbe contrapposto pericolosamente popolo e Parlamento con il rischio di “sfiduciare” quest’ultimo. Dall’altra si rafforza il ruolo della Corte costituzionale nella fase istruttoria del referendum con la previsione di un giudizio integrale, e non solo di ammissibilità, dopo la raccolta di 200mila firme (ne occorrono in totale 500mila): la proposta referendaria deve insomma superare il vaglio preventivo della Consulta sul rispetto di tutta la Costituzione, non solo dei principi fondamentali.

«Non si erano mai registrate tante aperture nei confronti delle richieste delle minoranze in materia di riforme - si affretta a dire il ministro per i Rapporti con il Parlamento e a democrazia diretta Riccardo Fraccaro - ora ci aspettiamo che tutti collaborino per approvare una legge che valorizza la partecipazione popolare».

Come mai, nel giro di pochi giorni, il M5s ha deciso di cambiare radicalmente il testo togliendo gli elementi di più forte contrapposizione al potere legislativo del Parlamento? Intanto i numeri: è stata la Lega a criticare, poco prima del via libera in commissione, l’assenza di quorum prevista dal testo Fraccaro e a proporre un quorum del 33%. Facendo intendere con questo di non essere disposta a blindare la democrazia diretta targata M5s. È poi nota l’attenzione e la preoccupazione del presidente della Repubblica su questo tema, e fonti parlamentari parlano di una moral suasion insistente di Sergio Mattarella per “depotenziare” il testo iniziale.

Ma è anche chiara la strategia da parte del M5S di evitare che le opposizioni, Pd in testa, si attivino per chiedere il referendum confermativo (l’articolo 138 stabilisce che il referendum confermativo, senza quorum, ha luogo se la modifica costituzionale è approvata con meno dei due terzi e se lo chiedono un quinto dei membri di una Camera o cinquecentomila elettori o cinque Consigli regionali). Perché rischiare di fare la fine di Renzi? è la preoccupazione dei pentastellati. Tanto più che per l’elettore comune questioni come quella del ballottaggio tra le due proposte o il grado di giudizio preventivo della Consulta sono ostiche e non dirimenti: l’importante è poter piantare la bandiera storica della democrazia diretta, che a differenza del reddito di cittadinanza ha il pregio di non avere il problema delle coperture, prima delle importanti elezioni europee di maggio.

Ma il Pd che cosa farà? Per i democratici resta il nodo dei limiti di materia: devono essere escluse le leggi di spesa, ora ammesse purché siano indicate le coperture, e le leggi penali. Ma è anche vero, come sottolinea Stefano Ceccanti, che la previsione del vaglio preventivo della Consulta limita i rischi anche su questo fronte. La verità è che con le modifiche intervenute il testo non è più indigeribile per il Pd. «A quel punto - fanno non a caso notare i pentastellati - come farebbero i democratici a votare contro?». Nel gruppo Pd della Camera, in effetti, in serata circolava la parola astensione.

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