giovedì il voto su rousseau

Contatti Draghi-Grillo sbloccano impasse M5S. Arriva il sì al ministero della Transizione ecologica

Il voto su Rousseau reindetto per giovedì

di Manuela Perrone

Grillo: «Credevo Draghi un banchiere di Dio, ma è un grillino»

3' di lettura

«Dobbiamo almeno sapere se il governo avrà ministri politici o solo tecnici». Un big del M5S, tra i più convinti fautori della necessità di sostenere l'esecutivo Draghi, spiegava così in mattinata la decisione di Beppe Grillo di rinviare la consultazione su Rousseau. Che è stata riconvocata per giovedì mattina dopo i contatti tra il premier incaricato Mario Draghi e il garante M5S. Il primo degli attesi segnali è arrivato indirettamente nel pomeriggio tramite Donatella Bianchi: la presidente del Wwf ha reso noto che Draghi ha assicurato alle associazioni ambientaliste che «ci sarà il ministero della Transizione ecologica».

Voto sospeso per le fibrillazioni

La sospensione del voto, originariamente previsto per mercoledì 10 e giovedì 11 febbraio, è stata comunicata dal comico genovese nel video con cui, martedì sera, ha comunque ribadito il suo endorsement a Mario Draghi. «Mi aspettavo il banchiere di Dio, invece ho trovato un grillino», la battuta di Grillo. Che però non ha potuto non prendere atto delle fibrillazioni tra i pentastellati e spostare più in là il voto online. Il quesito su cui si esprimeranno gli iscritti del M5S su Rousseau, pubblicato sul Blog delle Stelle, recita: «Sei d'accordo che il MoVimento sostenga un governo tecnico-politico: che preveda un super-Ministero della Transizione Ecologica e che difenda i principali risultati raggiunti dal MoVimento, con le altre forze politiche indicate dal presidente incaricato Mario Draghi?».

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Il sì al ministero della Transizione ecologica

«L’importante è che l'intervenuta sospensione (riferita ufficialmente sul blog delle Stelle dal reggente Vito Crimi mercoledì mattina, ndr) fa saltare l'obbligo di preavviso di 24 ore indispensabile in genere per le consultazioni», spiegavano dai vertici. «Ciò significa che non appena Draghi scioglierà i dubbi sul tipo di governo e confermerà tra i capisaldi del programma l'intenzione di fare della transizione ecologica, con un superministero ad hoc, il perno dell'azione dell'esecutivo, di mantenere il reddito di cittadinanza e di confermare gli investimenti previsti nel Recovery Plan sui temi a noi cari, giustizia compresa, saremo pronti a chiamare gli iscritti a esprimersi». Sintetizzano i governisti: l’unica via per non correre rischi è consentire di formulare un quesito chiaro al quale sia difficile rispondere “no”. La conferma del dicastero della Transizione ecologica è un passo. Domani si vota.

La suggestione dell'astensione

I rischi, in queste ore, erano stati chiaramente avvertiti: nella posizione dura e pura di Alessandro Di Battista, nel “V-day” contro Draghi promosso da una ventina di parlamentari (tra cui i senatori Barbara Lezzi, Elio Lannutti, Bianca Laura Granato e Mattia Cricioli) martedì sera, nella lettera di 170 attivisti che perorano la causa del no al governo e nella suggestione dell'astensione che si è fatta largo in una parte più ampia di eletti. Proprio l'ipotesi di inserire l'astensione nelle risposte al quesito su Rousseau, che sarebbe stata caldeggiata da Davide Casaleggio, aveva fatto infuriare Grillo e lo aveva portato alla scelta di posticipare il voto.

Il caos e il ruolo di Conte

Il caos è il frutto di un Movimento che da tempo è balcanizzato e ingestibile, anche per lo stesso Grillo che in queste ore ha avuto una raffica di incontri con i “big”. Prova ne sia che persino la votazione sulla modifica statutaria per dare il via libera all'organo collegiale di cinque componenti al posto del capo politico, frutto degli “stati generali” di dicembre, è stata un flop: non si è raggiunto in prima convocazione (9-10 febbraio) il quorum della maggioranza assoluta degli aventi diritti al voto. Se ne riparlerà il 16-17 febbraio, e oggi nessuno è più in grado di dire se il nuovo “direttorio” potrà davvero debuttare. Oppure se sopravviverà il capo politico. In quest’ultimo caso, nessuno è parimenti in grado di escludere chi vincerà la scalata al Movimento. Se Di Maio, Di Battista o magari lo stesso Giuseppe Conte. Nel Movimento cresce il pressing dei contiani perché l’ex premier abbia un ruolo: nel M5S e nel governo. Lui, per ora, rinnova il suo endorsement a Draghi («Se fossi iscritto a Rousseau voterei sì») e sul resto si schermisce: «Non ambisco a incarichi personali e formali, l’importante è avere una traiettoria politica da offrire agli elettori».

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