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Il M5s cede sul quorum: il referendum propositivo si fa più «soft»

di Emilia Patta


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3' di lettura

Verso una democrazia diretta riveduta e corretta. Come anticipato nei giorni scorsi dal Sole 24 Ore il M5s cede infine su uno dei punti qualificanti - e più criticati - del Ddl Fraccaro che mira a introdurre nel nostro ordinamento il referendum propositivo: l’assenza di quorum per ritenere valida la proposta di legge avanzata dal comitato referendario. La Lega stessa si è messa di traverso: «Non possiamo permettere che in 10 si svegliano la mattina e decidono per tutti», ha sentenziato Matteo Salvini dopo che il capogruppo leghista Igor Iezzi aveva presentato a sorpresa un emendamento per introdurre il quorum al 33%.

Insomma, i pentastellati hanno capito che non avrebbero avuto i numeri in Aula Camera, dove il provvedimento approderà il 16 gennaio. E molti parlamentari segnalano che la moral suasion del presidente della Repubblica Sergio Mattarella su questo punto è stata insistente. Da qui il sì del M5s in commissione Affari costituzionali all’emendamento del democratico Stefano Ceccanti che introduce un quorum basato non sugli aventi diritto ma sui voti favorevoli: la proposta referendaria diventa legge se i voti favorevoli superano il 25% dell’intero elettorato (più di 12 milioni). A ben vedere, un quorum anche più alto del 33% proposto dalla Lega. Che si ritiene soddisfatta («l’accordo raggiunto in commissione ci soddisfa appieno»).

Ampia convergenza c’è stata su un altro emendamento proposto da Ceccanti: la previsione che la legge attuativa del referendum propositivo, nella quale andranno specificati tra l’altro i limiti per materie, sia di rango costituzionale e dunque sottoposta all’iter rafforzato dell’approvazione a maggioranza assoluta dei componenti delle Assemblee. Un punto importante, perché in quanto legge di rango costituzionale la legge attuativa non potrà essere sottoposta a referendum in futuro. Certo, sia la Lega sia le opposizioni avvertono che occorrerà stare molto attenti nell’escludere dalle materie oggetto di referendum propositivo le leggi tributarie, così come già previsto per il referendum abrogativo.

Resta un punto molto criticato dalle opposizioni, Pd Fi e radicali con il deputato di Più Europa Riccardo Magi: il possibile “ballottaggio” tra la proposta referendaria e la eventuale legge nel frattempo varata dal Parlamento. Già, perché la riforma prevede che se nel frattempo il Parlamento decide di legiferare sulla materia oggetto della proposta referendaria sta al comitato promotore scegliere se ritirare la proposta o se sottoporre agli elettori la scelta tra le due leggi. Secondo le opposizioni sarebbe un svilimento inaccettabile del ruolo del Parlamento. «Bene l’introduzione di un quorum - dice ad esempio il radicale Magi -. Tuttavia non è tanto il quorum il problema della riforma costituzionale dei 5 Stelle . Il pericolo sta soprattutto nel “ballottaggio” tra la proposta popolare e quella eventualmente riformulata dal Parlamento: una misura che prefigura un conflitto senza precedenti, e senza fine, tra popolo e istituzioni rappresentative».

Sul “ballottaggio” non sembra comunque esserci intenzione da parte della maggioranza di venire incontro alle opposizioni. Per la Lega questo non è un punto dirimente. E Iezzi fa notare come, con l’introduzione del quorum, il problema si ridimensiona: il comitato referendario rischierebbe infatti di invalidare tutto piuttosto che vincere la battaglia ritenendosi soddisfatto dalla legge approvata dal Parlamento.

Si va dunque verso l’approvazione in commissione entro la settimana per poi approdare nell’Aula: il primo di quattro sì (le modifiche costituzionali hanno bisogno della doppia lettura da parte di Camera e Senato) , in tempo per piantare la bandiera della democrazia diretta cara alla base grillina anche in Senato prima delle elezioni europee di maggio. Strasburgo val bene un quorum.

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