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Il M5S cerca l’intesa con i Verdi a Bruxelles. Ma c’è il nodo Casaleggio

La presidenza del gruppo ambientalista ha dato il via libera a una discussione con la delegazione dei Cinque stelle a Bruxelles. I grillini tentano la svolta in chiave istituzionale e filo-europea nel parlamento comunitario, ma la strada non è tutta in discesa

di Alberto Magnani


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Giuseppe Conte e Ursula von der Leyen (Ansa)

4' di lettura

I Verdi aprono ai Cinque stelle in Europa. Ma solo per un confronto e, per ora, senza margini di intesa. La presidenza del gruppo ambientalista all’Eurocamera ha «risposto positivamente» alla richiesta di un incontro della delegazione grillina a Bruxelles, con l’obiettivo di verificari terreni di collaborazione fra i due in vista della legislatura 2019-2024.

I Cinque stelle hanno riavviato le trattative per un’alleanza nell’emiciclo di Bruxelles dopo la fine del governo con la Lega: il vero scoglio ai vari tavoli avviati dai pentastellati dopo le elezioni europee del maggio 2019, vista l’ostilità dei gruppi interpellati (dagli stessi Verdi all’ultrasinistra della Gue) a un dialogo con gli «amici di Salvini» fra gli scranni di Bruxelles.

Il tavolo aperto con i Verdi segna il primo passaggio di una istituzionalizzazione del gruppo anche nell’Europarlamento, dopo una legislatura trascorsa nella famiglia dell’Europa della Libertà e della Democrazia Diretta (la stessa famiglia di nazionalisti che includeva Alternativa per la Germania ) e il rischio di confinarsi per i prossimi cinque anni nel limbo dei non iscritti. La strategia rientra nell’evoluzione del movimento in una forza meno barricadera rispetto alle origini e, comunque, espressione di un governo gradito a Bruxelles. Al momento, però, il cambio di identità del movimento in Europa è intralciato dalla zavorra della sua esperienza di governo e da alcuni «deficit di democrazia» contestati ai suoi vertici, a partire dall’ombra della Casaleggio associati sull’amministrazione del movimento. Il fattore più indigesto in assoluto ai suoi potenziali partner nella Ue.

Dall’euroscetticismo alla svolta moderata
I Cinque stelle hanno dalla loro una svolta pro-europea maturata fra le fine della scorsa legislatura e l’inizio di quella in corso. Il gruppo ha fatto da ago della bilancia in occasione dell’approvazione di von der Leyen, con 14 voti rilevanti rispetto a un ok sul filo del rasoio: solo nove voti in più del necessario, un margine che sarebbe saltato senza lo smarcamento dei pentastellati rispetto all’ex alleato di governo. La distanza è aumentata con un ulteriore smacco alla Lega, la nomina del grillino Roberto Castaldo tra i 14 vicepresidenti dell’Europarlamento, raggiunta nell’ultima votazione disponibile scalzando - neppure a dirlo - proprio la candidata leghista Mara Bizzotto.

Dal canto loro i Verdi avrebbero tutto l’interesse a intercettare l’appoggio esterno di una quota di deputati in aggiunta ai suoi 64 seggi attuali, anche in vista della Brexit e dell’uscita di scena di 11 parlamentari verdi in arrivo dalla Gran Bretagna. Ma le ragioni di una sintonia con i Cinque stelle non si esauriscono nella contabilità parlamentare. Secondo quanto riporta il Financial Times, i Cinque stelle hanno votato in maniera analoga ai Verdi in oltre l’80% dei casi. Nonostante i vari cambi di rotta domestici, nell’emiciclo Ue la delegazione pentastellata è sempre rimasta ancorata alla sua radica ecologista e non può che guardare di buon occhio la via del «green deal» lanciato dalla Commissione von der Leyen.

Gli ostacoli alla “normalizzazione”

La sensibilità ambientale e lo strappo con la Lega, però, non risolvono le incongruenze ideali e organizzative fra i Cinque stelle e i Verdi (e tutte le forze proeuropee che siedono nell’emiciclo di Bruxelles). Raggiunto dal Sole 24 Ore, il presidente del gruppo Philippe Lamberts precisa che non c’è alcuna «alleanza» in discussione. «Loro la pensano come noi su alcuni fronti e abbiamo collaborato bene, a livello individuale, con diversi eurodeputati - spiega - Però rimangono alcuni problemi principali, e saranno quelli che metterò sul tavolo nel nostro incontro». Le dissonanze politiche fra i Cinque stelle e Verdi si mantengono, spiega Lamberts, soprattutto sulla visione dell’Europa e sulle migrazioni («Di Maio insiste nel tenere la stessa linea del governo leghista sull’argomento», sbotta Lamberts).

Ma il nodo principale riguarda l’organizzazione stessa del movimento. «Non è un partito, è una società controllata da una persona. E quella persona è Davide Casaleggio - spiega Lamberts - Uno che non ha avuto problemi a collaborare con l’estrema destra. Noi crediamo alla democrazia rappresentativa, non ai voti sulle piattaforme online». Quando parla di ultradestra, Lamberts cita anche l’accordo di governo durato fino a poche settimane fa con la Lega di Salvini. Il leader dei Verdi è perplesso anche dalla dinamica della rottura del governo: è stato Salvini a staccare la spina della maggioranza, non viceversa, lasciando trasparire una subalternità sostanziale alle direttive del Carroccio. «Almeno avessero detto “abbiamo fatto un errore”, sarebbe diverso -dice - In realtà è stata la stessa Lega a interrompere l’esperienza di governo. Quando ci inconteremo chiederò conto anche di questo».

Le turbolenze nei Verdi, la determinazione dei 5S
Sui social network c’è chi bolla il dialogo Cinque stelle-Verdi come un’operazione di realpolitik allo stato puro: “premiare” una forza populista per il suo ravvedimento, ottenendo in cambio un drappello di deputati che fa comodo in termini di influenza politica. Il tedesco Damian Boeselager, esponente del movimento europeista Volt , si è chiesto su Twitter «come possa essere possibile» l’apertura ai Cinque stelle. Anche solo nei termini di una discussione di conoscenza: «I “fatti” da chiarire - scrive Beoselager - sono una governance dittatoriale, un approccio populista a valori e democrazione e un trattamento settario nei confronti dei membri precedenti. VoltEuropa non può sostenere una scelta simile».

In realtà i “fatti” che irritano Beoselager sono gli stessi evidenziati da Lamberts e, almeno sulla carta, quelli capaci di ostruire una collaborazione più strutturata tra la delegazione grillina e la famiglia dei Verdi in Europa. Gli sbocchi di un dialogo si chiariranno solo dopo la discussione intavolata tra le due, in teoria entro fine mese. Fonti vicine ai Cinque stelle non escludono, a differenza di quanto fa per ora Lamberts, lo sbocco in un ingresso dei Cinque stelle nelle famiglia dei Verdi. I membri della delegazione sono al corrente degli scetticismi sul passato con la Lega e il modello organizzativo della Casaleggio, ma l’intenzione è di insistere su un «dialogo costruttivo» sulla chiave congeniale a entrambi: l’ambiente, ora confluita nell’agenda della Commissione von der Leyen. Bisognerà capire se basterà a superare le resistenze che aleggiano alla base e ai vertici dei Verdi, o di altri gruppi, da qui al 2024. Come ha dichiarato un’eurodeputata grillina, «non c’è fretta».

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    Alberto MagnaniRedattore

    Luogo: Milano

    Lingue parlate: inglese, tedesco

    Argomenti: Lavoro, formazione, esteri, innovazione

    Premi: Premio "Alimentiamo il nostro futuro, nutriamo il mondo. Verso Expo 2015" di Agrofarma Federchimica e Fondazione Veronesi; Premio giornalistico State Street, categoria "Innovation"

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