politica

Il M5S corteggia i pm: pronta la carta Di Matteo

di Manuela Perrone


default onloading pic
Il pm Nino Di Matteo (Ansa)

2' di lettura

Lo corteggiavano da tempo, come possibile candidato governatore in Sicilia. Ma ieri i Cinque Stelle hanno incassato la disponibilità del sostituto procuratore di Palermo Nino Di Matteo - sotto scorta dal 1993 e pm nel processo sulla trattativa Stato-mafia - per uno scranno più alto: quello di eventuale ministro tecnico di un governo pentastellato. È stato lui la star del maxi-convegno sulla giustizia promosso dal M5S a Montecitorio sulla scorta di quanto già avvenuto sui temi del lavoro e dello sviluppo economico, per rafforzare la nuova casacca “istituzionale” che il Movimento sta affiancando sempre di più all’anima di piazza.

Ecco sfilare, allora, tra i relatori il presidente dell’Anac Raffaele Cantone, l’ex presidente Anm Piercamillo Davigo, il presidente emerito della Corte costituzionale Ugo De Siervo, il Garante dei diritti dei detenuti Mauro Palma. Insieme a firme note e autorevoli come Gian Antonio Stella, Donatella Stasio, Liana Milella. E l’immancabile Travaglio. Ma l’asso è stato Di Matteo. «La lotta alla mafia - ha esordito - dovrebbe essere quello che finora non è stato: il primo obiettivo di ogni governo di qualsiasi colore e orientamento politico». E ancora: «Oggi per non tradire e calpestare la memoria di Falcone abbiamo una sola strada che costerà sangue a chi avrà il coraggio di tracciarla: dobbiamo pretendere noi cittadini verità e giustizia». Standing ovation, seguita da un’accusa al «trionfo dell’ipocrisia» e alla «sterile retorica» nei giorni dell’anniversario della strage di Capaci. La sorpresa, però, è stata un’altra.

Ma Davigo esclude la sua candidatura
Se Davigo, applauditissimo anche lui, ha escluso una sua candidatura («I magistrati non sono capaci di fare politica») e Cantone ha convenuto, Di Matteo ha invece aperto: «L’eventuale impegno politico di un pm non mi scandalizza ma penso che un’eventuale scelta debba essere fatta in maniera definitiva e irreversibile, senza poi tornare a fare il giudice».

Legge elettorale: intesa Pd-M5s

Un’apertura accompagnata dall’elogio al codice M5S per gli eletti coinvolti in vicende giudiziarie e alla soddisfazione del vicepresidente della Camera Luigi Di Maio («Una buona notizia»), che resta il più papabile come candidato premier. Anche se il nome sarà scelto dalla rete. Entro luglio, se si voterà in autunno. Sarà il candidato premier a scegliere la squadra. Quanto al programma sulla giustizia, al lavoro c’è in prima linea il deputato Alfonso Bonafede. Che anticipa le linee guida: «Fissare i confini tra potere legislativo, esecutivo e giudiziario. Fermare la longa manus della politica nelle nomine. Far cessare il decorso della prescrizione dal rinvio a giudizio o dalla sentenza di primo grado». Con un no al ddl penale: «È la logica del compromesso. E la stretta sulle intercettazioni dà un messaggio devastante: prefigura un bavaglio».

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti
Loading...