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Il made in Italy argina lo shock: rimbalzo del 37,6% a maggio

Il calo annuo si riduce a 31 punti (da -44% di aprile). A fondo India e America Latina, meglio Usa e Cina.

di Luca Orlando

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Il calo annuo si riduce a 31 punti (da -44% di aprile). A fondo India e America Latina, meglio Usa e Cina.


2' di lettura

La caduta di aprile non è stata replicata, in fondo già è qualcosa. L’export extra-Ue di maggio registrato dall’Istat cede infatti il 31% rispetto allo stesso mese del 2019, in miglioramento rispetto al -44% del periodo precedente. Nulla di cui festeggiare ad ogni modo, così come non può rasserenare più di tanto il rimbalzo congiunturale, in apparenza uno “stellare” +37,6%, molto meno brillante se parametrato ai ridotti livelli di attività che erano stati raggiunti.

Il bilancio in valore assoluto in termini di incassi sfiora i 14,5 miliardi di euro, il che significa 5,5 miliardi in meno rispetto a quanto accadeva 12 mesi prima. Nel bilancio dei primi cinque mesi dell’anno il gap è superiore, sfiorando i 16 miliardi di euro nelle vendite extra-Ue, frenata che vale il 16,8%.

Due gli effetti che si sovrappongono nel mese di maggio. Da un lato il parziale blocco dell’offerta. Perché se è vero che dai primi giorni di maggio all’intero apparato produttivo è stato consentito di lavorare, la ripresa dell’attività è stata comunque progressiva: far ripartire una fabbrica non è esattamente come accendere una lampadina.

Se ad aprile questo era stato il vincolo maggiore, a maggio gli ostacoli principali sono invece nella domanda estera, che si mantiene debole quasi ovunque nel mondo.

Qualche punto percentuale del calo potrebbe comunque essere legato al diverso calendario, che nel maggio 2019 ha prodotto 22 giornate lavorative, scese a 20 nel maggio 2020 per la totalità delle imprese, sbloccate nella propria attività a partire dal 4.

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In termini geografici le riduzioni in ogni mercato sono comunque a doppia cifra, anche se con intensità molto diverse. India e America Latina, paesi in cui l’impatto del virus è stato ritardato rispetto all’Europa, scontano i cali più elevati, superiori al 50%.

I risultati migliori sono per mercati più vicini, come la Svizzera (-18,1%) e la Russia (-23,4%).

Evidente la maggiore tonicità della Cina, primo paese ad uscire dal lockdown, i cui acquisti di made in Italy nel mese si riducono del 25,6%, in linea peraltro con quanto accade negli Stati Uniti, dove la frenata è del 26,8%.

Tra gennaio e maggio il calo dell’export extra-Ue è pari al 16,8% mentre nello stesso periodo le importazioni cedono diciannove punti.

Il che lascia un saldo commerciale attivo di poco meno di 20 miliardi di euro, in linea con quanto registrato nel corrispondente periodo gennaio-maggio del 2019.

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