l’unione tra Russia, Kazakistan, Bielorussia, Armenia e Kirghizistan

Il made in Italy guarda all’Eurasia. Infrastrutture e energia le aree di business

di Andrea Carli


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(ANSA)

4' di lettura

L’immagine che meglio rende l’idea dello stato delle relazioni tra l’Unione Europea e l’Unione economica euroasiatica - ovvero l’unione economica nata nell’ottobre 2014 che oggi tiene insieme Russia, Kazakistan, Bielorussia, Armenia e Kirghizistan - è quella che esce dalle parole di Grigory Rapota, segretario di Stato dell’Unione statale Russia - Bielorussia.

Unione Europea ed Eurasia non si parlano
Intervenendo al quinto seminario eurasiatico organizzato dall’Associazione Conoscere Eurasia, che si è tenuto questa mattina a Roma, Rapota ha ricordato che Europa ed Eurasia «sono come due persone che, sedute allo stesso tavolo, bevono vodka dalla stessa bottiglia ma uno dei due fa finta che l’altro non esista». Il commensale un po’ sbadato sarebbe, dal punto di vista del politico russo, Bruxelles, che dal 2014 ha promosso sanzioni economiche contro Mosca a seguito della crisi ucraina e che tuttora si rifiuta di riconoscere l’UEE, messa in piedi dalla Russia prendendo in considerazione il modello di integrazione europeo e la WTO .

In crescita l’interscambio tra l’Italia e i paesi dell’Eurasia
Nonostante la totale mancanza di dialogo a livello politico e diplomatico tra i due soggetti, nel primo trimestre del 2017 l’interscambio tra l’Italia (membro dell’Unione europea) e i cinque Stati ha sfiorato i 5,7 miliardi di euro, in crescita del 14,7% rispetto allo stesso periodo del 2016. A influire in maniera positiva sulla bilancia commerciale è stata da una parte la ripresa degli scambi con la Russia, dall’altra una presenza italiana più consistente anche negli altri mercati (l’unico passo indietro è stato in Kazakhstan, dove l’export di prodotti italiani ha registrato una forte contrazione: -59,5%). L’Italia ha esportato nei mercati di questi cinque paesi quasi due miliardi di euro tra beni e servizi (+11% delle esportazioni nei primi tre mesi dell’anno).

L’Unione Europea perde terreno
La decisione della Ue di non riconoscere l’ Unione Economica Eurasiatica ha convinto questi paesi a guardare altrove. «Nel 2016 - ha sottolineato Tatiana Valovaya, ministro dell’Integrazione e della Macroeconomia della Commissione Economica Eurasiatica (CEE) - per la prima volta da quando esistiamo i prodotti che abbiamo importato dall’Asia e dal Pacifico rispetto hanno superato in valore quelli acquistati da paesi europei». I rappresentanti di Russia, Kazakistan, Bielorussia, Armenia e Kirghizistan che sono intervenuti al convegno hanno chiesto tutti di bilanciare questo squilibrio. Antonio Fallico, presidente di Conoscere Eurasia e di Banca Intesa Russia, ha ricordato che «l’Unione economica eurasiatica è un soggetto ormai imprescindibile nel mercato globale». Fallico ha criticato la strategia di Bruxelles: non si è ancora mossa, «nonostante il susseguirsi di accordi commerciali e di trattati tra l’Unione economica eurasiatica e molti Paesi, a partire dalla Cina, ma anche India, Vietnam, Israele e Iran. Auspichiamo -ha concluso Fallico - che ci possa essere un’accelerazione delle decisioni a benefecio del business e delle aziende italiane».

La mappa dell'interscambio, crescono Russia e Bielorussia

La sfida della Nuova via della Seta
Anche perché se adesso le economie dei paesi dell’Eurasia corrono, è alquanto prevedibile che nei prossimi anni cresceranno ancora di più sulla spinta della Belt and Road initiative (Bri), l’iniziativa lanciata dal presidente cinese Xi Jinping nel 2014. Il progetto denominato “La nuova via della seta”, 60 miliardi di dollari già investiti da Pechino, intende collegare tre continenti - Asia, Europa e Africa - attraverso due cinture: una via mare e una terrestre.

Un'area vasta tra Cina e Europa con importanti progetti di mobilità

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Le prospettive per l’Italia
Collocata strategicamente nel cuore del Mar Mediterraneo, l'Italia può svolgere il ruolo di hub di collegamento tra rotta terrestre e marittima. Roma e Pechino hanno concordato la creazione del Sino-Italian co-investment fund, fondo da 100 milioni di euro per sostenere le piccole e medie imprese. Secondo Nino Bevilacqua, amministratore delegato di Italconsult, società di ingegneria e progettazione italiana attiva in Europa, Middle-East, Africa , Asia e Eurasia (in particolare in Russia, Kazakhstan e Armenia), lo sviluppo delle infrastrutture via terra può offrire importanti possibilità alle imprese italiane.

«L’Eurasia - ha ricordato Bevilacqua - è un territorio interessato da un piano strategico di infrastrutture per il potenziamento dei sistemi di mobilità: partendo dalla Cina attraverso l’Eurasia si raggiunge l’Asia centrale e l’Europa. Il piano prevede una nuova rete di infrastrutture (porti, ferrovie e autostrade, gasdotti e oleodotti) su un vasto territorio che coinvolge 64 paesi, sfruttando gli itinerari commerciali della via della Seta. Oggi - prosegue Bevilacqua - l’infrastrutturazione di questa area è fondamentale per migliorare i collegamenti e creare opportunità per l’export di prodotti italiani. L’Italia si deve proporre come sistema».

Il sistema Italia
Proprio quel sistema italiano che, secondo Riccardo Maria Monti, presidente di Italferr, «ha un po’ sottovalutato le potenzialità legate alla collaborazione con la Russia, soprattutto dal punto di vista della costruzione di nuove infrastrutture. L’Italia deve riprendere quel ruolo centrale che aveva nei rapporti con Mosca. Il piano cinese può effrire grandi opportunità».

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Russia mercato di riferimento per le aziende italiane
La Russia è infatti il mercato leader per le aziende italiane: quasi 1,8 miliardi di euro di merci esportate in quel paese nei primi tre mesi di quest’anno. A spingere la crescita è il manifatturiero che incassa un +27%, portandosi a oltre 1,7 miliardi di euro; in pole position per valore i macchinari (+55%) e il tessile (+17%). Riassumendo, l’Italia importa dalla Russia petrolio e gas e in cambio esporta manufatti, in gran parte destinati al consumo di massa.

Kazakhstan secondo ma l’export Italiano perde terreno
Segue al secondo posto ma molto distanziato il Kazakhstan: l'export tricolore verso Astana perde il 60%. Tra i settori maggiormente colpiti dalle mancate vendite quello dei macchinari (-55%), dei metalli (-86%), degli articoli in gomma e materie plastiche (-35%).

Bene le vendite di made in Italy in Bielorussia, Armenia e Kirghizistan
Al terzo posto la Bielorussia, in crescita (+47,9% rispetto al 2016), al quarto e al quinto posto nella classifica dei mercati di destinazione dei prodotti italiani troviamo rispettivamente l’Armenia (+12,1%) e il Kirghizistan (+18 per cento).

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