riunione a roma

Il Manifesto di 1,5 milioni di professionisti della Salute. «Rilanciamo il Ssn»

di Barbara Gobbi


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3' di lettura

Un esercito di 1,5 milioni di professionisti, il 3% della popolazione italiana, in difesa del Servizio sanitario. È quello riunito oggi al Teatro Argentina di Roma, dove per la prima volta i rappresentanti delle Federazioni nazionali e degli ordini delle professioni sanitarie e sociali presentano al Governo, al Parlamento e alle Regioni un "Manifesto" congiunto. A tutela dell'universalismo e dell'equità d'accesso, dell'unitaria erogazione delle cure da Nord a Sud del Paese, dei grandi rischi da carenza di personale e di risorse, prime minacce per il mantenimento della sanità pubblica. «Il Governo deve porre al centro dell'agenda politica il tema della tutela e unitarietà del Servizio sanitario nazionale – affermano unanimi i presidenti delle 10 Federazione (30 professioni) presenti - e sollecitare le Regioni al rispetto dell'art. 2 della Costituzione che ricorda alle istituzioni i doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale su cui deve fondarsi la vita del Paese, dell'art. 3 (eguaglianza dei cittadini) e dell'art. 32 della Costituzione (tutela della salute)».

Impegni precisi a Governo e Regioni
Le sigle – che riuniscono medici, infermieri, le 22 professioni sanitarie, farmacisti, ostetriche, veterinari, assistenti sociali, psicologi, biologi e chimici e fisici - chiedono impegni precisi a Governo e Regioni: l'attivazione di un tavolo di lavoro permanente dove potersi regolarmente confrontare sulle politiche sanitarie, anche con la partecipazione dei rappresentanti dei cittadini; la sottoscrizione con tutte le professioni sanitarie e sociali e l'attivazione in tutte le Regioni e secondo schemi omogenei condivisi dei protocolli voluti dalle Regioni per instaurare un rapporto diretto con i professionisti e garantire un servizio sanitario universalistico e omogeneo; che i cittadini si facciano parte attiva ponendo con iniziative per garantire tutti gli aspetti sottolineati nel manifesto. «È necessaria una riforma – si legge nel Manifesto - che possa restituire fiducia agli operatori sanitari, riconoscendo loro maggiore responsabilità nei processi di gestione e maggiore autonomia nei processi di cura, attraverso la definizione di un nuovo ruolo capace di garantire la salute dei cittadini e allo stesso tempo di farsi carico della sostenibilità del sistema. Serve anche un Piano nazionale di azione per il contrasto alle diseguaglianze nell'accesso al diritto alla salute, tenuto conto dello sviluppo tecnologico, dell'intelligenza artificiale, dei cambiamenti ambientali e della consapevolezza dei diritti da parte dei cittadini, dell'evoluzione delle competenze dei professionisti e dei nuovi ruoli attributi a tutti gli Ordini professionali». Convitato di pietra, le proposte di autonomia differenziata rispetto alle quali medici&Co hanno alzato le barricate. Da qui la richiesta al Governo di «un'analisi rischi/benefici al fine di misurare l'impatto di tali riforme sulla finanza pubblica, sulla tenuta di tutti i servizi sanitari regionali, sulla mobilità interregionale, sul ruolo di garante dei Livelli Essenziali di Assistenza del livello centrale, sui diritti dei pazienti e sull'equità dell'assistenza».

Tutti i punti proposti
Ecco punto per punto le richieste contenute nel «Manifesto per un nuovo Ssn»: -allo Stato, alle Regioni e alle Province autonome di Trento e Bolzano, intensificare la collaborazione con le professioni e i loro enti esponenziali, in quanto sussidiari dello Stato, per assi allo Stato, alle Regioni e alle Province autonome di Trento e Bolzano, di intensificare la collaborazione con le professioni sanitarie e sociali e i loro enti esponenziali, in quanto enti sussidiari dello Stato, al fine di assicurare un Servizio Sanitario Nazionale che garantisca effettivamente e uniformemente i diritti costituzionalmente tutelati dei cittadini, quale segno irrinunciabile di civiltà e di crescita sociale;
-al Governo che siano rispettati i principi costituzionali di uguaglianza, solidarietà, universalismo ed equità che sono alla base del nostro Servizio Sanitario e ne confermano il carattere nazionale, garantendo la sostenibilità economica dei livelli essenziali di assistenza attraverso un coerente finanziamento del fondo sanitario nazionale;
-al Governo di elaborare un'analisi rischi/benefici delle proposte di autonomia differenziata presentate dalle Regioni, al fine di misurare l'impatto di tali riforme sulla finanza pubblica, sulla tenuta di tutti i servizi sanitari regionali, sulla mobilità interregionale, sul ruolo di garante dei Livelli Essenziali di Assistenza del livello centrale, sui diritti dei pazienti e sull'equità dell'assistenza;
-al Governo e al Parlamento di adottare iniziative per parametrare il fabbisogno regionale standard anche in base alle carenze infrastrutturali, alle condizioni geomorfologiche e demografiche, nonché alle condizioni di deprivazione e di povertà sociale, condizioni che inevitabilmente determinano variazioni anche sui costi delle prestazioni;
-al Governo e al Parlamento di agire in modo da garantire il superamento delle differenze tra i diversi sistemi sanitari regionali anche mediante la definizione e implementazione di un Piano Nazionale di Azione per il contrasto alle diseguaglianze nell'accesso alle cure e all'assistenza;
-al Parlamento di scongiurare il rischio che sia pregiudicato il carattere nazionale del nostro Servizio sanitario e di addivenire quindi alle decisioni migliori per garantire l'equità nell'accesso alle cure a tutti i cittadini, come presidio di democrazia e di civiltà.

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