Presentazione il 24 gennaio

Il Manifesto di Assisi, padre Fortunato: «Ora tocca a noi»

La città di San Francesco sarà il centro di gravità per un'economia attenta all'ambiente e all'uomo

di Nicoletta Cottone


Il Manifesto di Assisi, padre Fortunato: «Dobbiamo essere dei riparatori»

2' di lettura

Assisi sarà il centro di gravità per un’economia attenta all’ambiente e all’uomo. Il manifesto di Assisi per un’economia a misura d’uomo contro la crisi climatica sarà presentato nel Salone Papale del Sacro Convento di Assisi il 24 gennaio, alla presenza del premier Giuseppe Conte, del ministro dell’Università e della ricerca Gaetano Manfredi, del presidente del Parlamento europeo David Sassoli.

I promotori
Il manifesto contro la crisi climatica è promosso da Ermete Realacci, presidente della Fondazione Symbola, Vincenzo Boccia, presidente di Confindustria, Ettore Prandini, presidente di Coldiretti, Francesco Starace, amministrazione delegato Gruppo Enel, Mauro Gambetti, Padre Custode del Sacro Convento di Assisi, Enzo Fortunato, direttore della rivista San Francesco, Catia Bastioli, amministratore delegato di Novamont. Il manifesto ha già raccolto oltre 1600 firme tra rappresentanti di istituzioni, mondo economico, politico e della cultura e cottadini. Obiettivo: rendere la nostra economia e la nostra società più a misura d'uomo. Ne parliamo con padre Enzo Fortunato, direttore della rivista San Francesco.

Realacci: «La generazione Greta ha bisogno più di risposte che di carezze»

Quali sono i passi per realizzare un’economia a misura d’uomo?
«Direi subito essere dei riparatori. C’è un messaggio che San Francesco riceve dalla Croce di San Damiano: «Va’ e ripara». L’abbiamo fatto addirittura come titolo della nostra rivista “San Francesco”. Essere riparatori significa credere nelle possibilità che ciascuno di noi ha, nei propri talenti, per metterli a frutto e far sognare il mondo e se stessi in modo diverso. E poi l’altro aspetto, molto forte, è entrare nella consapevolezza che la Terra ci appartiene. San Francesco diceva “Madre Terra”, “Sorella Luna”: non è poesia, ma era la consapevolezza chiara, vivida, forte, di chi sa che solo instaurando una relazione con le cose che ci circondano, tu le ami e quindi le rispetti».

Nel manifesto per un’economia a misura d’uomo c’è un contributo fondamentale del mondo economico e produttivo e c’è una forte partecipazione dei cittadini. Quale è stato il ruolo dell’enciclica Laudato si’ di Papa Francesco nella stesura di questo documento?
«L’enciclica Laudato si’ è stata la bussola di questo cammino, di questi lunghi anni di gestazione, che porta ormai a vedere l’appuntamento di Assisi come un prima e un dopo Assisi, per la consapevolezza forte che si sta creando. Assisi non dà delle carezze a Greta e ai giovani, dà delle risposte. Perché sono coloro che hanno in mano i gangli del potere a rispondere con dei gesti. Credo che questo sia l’aspetto più interessante. Ecco perché si parlerà di un prima e un dopo Assisi. L’altra dimensione della Laudato si’ è che abbiamo capito che la spiritualità va incarnata. E allora noi ad Assisi non diremo Laudato si’, ma diremo Laudato qui: in questo momento tocca a noi agire. San Francesco ha una bellissima espressione nel parlare ai suoi frati. A chi lo ascoltava e lo seguiva diceva: “Io ho fatto la mia parte”. E ora tocca a noi».

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