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Il marchio del Made in Italy Marol di Bologna prosciugato di risorse finanziarie: sequestri per 800mila euro

La frode svelata dalla Gdf dell’Emilia Romagna al comando del generale Ivano Maccani. Indagati: due imprenditori cinesi e due professionisti italiani

di Ivan Cimmarusti

2' di lettura

Hanno acquisito per 700mila euro uno dei marchi di moda tra i più noti della tradizione sartoriale italiana, la Marol di Bologna - simbolo del Made in Italy per la produzione di camicie di lusso - per poi spolparla delle risorse finanziarie e licenziare in tronco i lavoratori. Per questo la Guardia di finanza del comando provinciale di Bologna, guidato dal generale Carlo Levanti, ha eseguito il sequestro preventivo del marchio aziendale (valore 700mila euro) più altri 110mila euro nei confronti di due cittadini cinesi, accusati dell’operazione finanziaria illecita.

Il sequestro

L’indagine, coordinata dai pm di Bologna, è stata eseguita dagli investigatori del Nucleo di polizia economico-finanziaria al comando del colonnello Fabio Ranieri.

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Oltre al sequestro, è stato applicato ai due indagati il divieto temporaneo dall’esercizio dell’attività di impresa, mentre per un commercialista e un consulente, entrambi italiani iscritti nel registro degli indagati, l’inibizione allo svolgimento di attività professionali.

Secondo il generale Maccani, «la tutela del Made in Italy, il nostro petrolio, la nostra vera forza che tutto il mondo ci invidia, passa anche attraverso il contrasto al fenomeno della concorrenza sleale. Nel caso specifico ci troviamo di fronte a comportamenti senza scrupoli che distruggono la nostra economia e seminano disoccupazione in nome del profitto. Continueremo a lavorare con il massimo impegno sentendoci sostenuti dai tanti commercianti, industriali e professionisti onesti. Le regole sono chiare, vanno rispettate e sono valide per tutti».

Conti alle isole Samoa

Stando alle indagini, l’azienda sartoriale - che dal 1959 produce camicie sartoriali di altissima qualità – poco prima dell’emergenza Covid-19 è stata acquisita da una holding la cui casa-madre ha sede a Hong Kong e i cui rapporti finanziari sono radicati nelle Isole Samoa.

Il gruppo industriale acquirente è riconducibile a due facoltosi coniugi cinesi che sarebbero riusciti ad appropriarsi, fraudolentemente, dei beni aziendali e, in particolare, del prestigioso brand.

Dipendenti licenziati

La società, in particolare, è stata inizialmente privata delle sue attrezzature e di personale altamente specializzato che i due cittadini cinesi hanno distaccato in un’altra Srl, costituita ad hoc e a loro riconducibile. Successivamente, i lavoratori sono stati ingiustamente licenziati e la società che controlla la Marol è stata dolosamente avviata al fallimento, non prima, però, di averla depauperata del suo prezioso segno distintivo che, in spregio degli interessi della curatela fallimentare, è stato più volte utilizzato dagli indagati.


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