Da collezionare

Il mare diventa soggetto d'ispirazione e oggetto d'investimento

Paesaggi navali, mappe, rotte e fondali sono un interessante segmento del mercato dell'arte, lontano dalle speculazioni e dalle fluttuazioni di prezzo

di Silvia Anna Barrilà e Marilena Pirrelli

MER DU NORD Étude” n°1 (2011) di Thierry De Cordier. Courtesy Xavier Hufkens, Brussels. Fotografia di Dirk Pauwels.

4' di lettura

Il mare. Da secoli fonte di ispirazione per gli artisti, con i suoi colori cangianti, i riflessi della luce, il movimento delle onde. Manifestazione dell'immensità della natura, metafora del viaggio, l'uomo da sempre ne è affascinato e, allo stesso tempo, terrorizzato per la sua magnificenza, i suoi misteri e i pericoli che cela nelle sue profondità. Ce lo racconta attualmente una mostra, a Rotterdam – storico porto europeo – che raccoglie 600 anni di capolavori marittimi provenienti dalle collezioni del Maritime Museum e del Museum Boijmans Van Beuningen (Maritime Masterpieces è in programma fino al 4 settembre 2022, presso il Maritime Museum).

“Yacht” (circa 1650) di Willem van de Velde il Vecchio, nella Collezione del Museum Boijmans Van Beuningen, in prestito al Maritime Museum di Rotterdam dal 1949. Courtesy Museum Boijmans Van Beuningen, Fotografia Eric van Straaten.

Le opere esposte vanno dalle dettagliate rappresentazioni cinquecentesche di Hieronymus Bosch e Hendrick Avercamp fino alle interpretazioni contemporanee di Guido van der Werve  , classe 1977, passando per le visioni impressionistiche di Monet e Signac, dove il colore e il movimento del mare sono specchio dell'animo. Un nucleo importante di disegni del fiammingo seicentesco Willem van de Velde il Vecchio rimanda a un settore di nicchia del mercato dell'arte, che da decenni appassiona collezionisti privati internazionali, affascinati dall'importanza del mare e dal suo ruolo nella storia e nell'economia del mondo, oppure legati al mare per professione o per hobby.

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“Harbour View” (1960) di Leen Droppert. Courtesy Maritime Museum Rotterdam

 

Radicato soprattutto in Gran Bretagna e negli Stati Uniti, questo genere di dipinti storici di paesaggi marini ha conosciuto un andamento stabile negli ultimi anni, alimentato dai privati più che dai mercanti e, quindi, lontano dalle speculazioni e dalle fluttuazioni di prezzo. Ad appassionare i collezionisti sono, soprattutto, le rappresentazioni dei momenti più drammatici della vita sui mari: le scene di battaglie rimaste nella storia, come le guerre della Francia rivoluzionaria e quelle napoleoniche, dalla Battaglia del Nilo alla Battaglia di Trafalgar. Di Willem van de Velde, per esempio, che era figlio di un capitano, per cui conosceva bene i segreti della navigazione, si narra la spericolatezza nello spingersi al centro delle battaglie della flotta olandese per osservare più da vicino i combattimenti. Insieme al figlio Willem van de Velde il Giovane, che all'asta da Christie's, nel 2011, ha sfiorato i sei milioni di sterline per il dipinto Dutch men-o-war and other shipping in a calm, fu chiamato a Londra dopo il ritorno al trono di Carlo II: i due hanno influenzato fortemente la scuola di arte marittima inglese. Ricchi di fascino e molto richiesti sono anche i dipinti nati nelle grandi esplorazioni, con le prime registrazioni di luoghi esotici come Città del Capo, l'India o le isole caraibiche. Negli Usa, invece, suscitano grande interesse le battaglie tra le navi americane e quelle inglesi, così come le prime scene di regate di yacht americani.

“Dutchmen-o-war and other shipping in a calm” di Willem van de Velde il Giovane. Courtesy Christie's

 

Ma nell'arte di oggi siamo molto lontani da tali visioni eroiche. Per gli artisti contemporanei il mare ha un altro volto: è quello del tragico destino di tanti migranti annegati durante la traversata del Mediterraneo, alla ricerca di un futuro migliore, o quello dell'urgente questione ambientale, ancora sottovalutata. A Venezia, dove i pericoli del riscaldamento globale sono concreti, è nato, grazie all'iniziativa della collezionista d'arte Francesca Thyssen-Bornemisza, un centro chiamato Ocean Space che, attraverso il contributo di artisti e scienziati, richiama l'attenzione sulla necessità di difendere gli oceani. Attualmente, sulla facciata della sede – la chiesa sconsacrata di San Lorenzo, in cui, si dice, fu seppellito Marco Polo e che conserva un raro esempio di altare bifacciale – è stato posto un neon orizzontale a 3,5 metri da terra: segna il livello a cui si troverà l'acqua della laguna alla fine del XXI secolo.

Gli artisti di oggi, quando guardano al mare, riflettono su tutta la sua complessità, sui processi ambientali ed economici in atto negli oceani, sulle rotte e i confini. È il caso di Armin Linke , con il suo progetto Prospecting Ocean sullo sfruttamento e la distribuzione delle risorse marine e l'amministrazione dei fondali di tutto il mondo – un intrico di macchinari e tubazioni nascosto all'occhio dell'uomo (l'artista è rappresentato dalla galleria Vistamarestudio di Pescara/Milano, dove le sue opere quotano dai 7 ai 15mila euro). Anche Rossella Biscotti  , con il suo progetto The Journey, ha analizzato una porzione del Mar Mediterraneo per mappare la stratificazione e gli intrecci delle rotte in un ambiente in cui, per natura, è difficile tracciare i confini. Dopo anni di ricerche, il suo lavoro si è concluso con una performance avvenuta lo scorso maggio, in cui l'artista ha affondato un blocco di marmo di 20 tonnellate nella profondità del mare tra Malta, la Tunisia e la Libia.

Il tema del mare nell'arte contemporanea ha ispirato un'altra mostra che si è svolta online l'anno scorso sul sito della prestigiosa galleria newyorkese di David Zwirner . Questa volta, in piena pandemia, al centro della riflessione c'era la sensazione di trovarsi in mare aperto, At Sea, come citava il titolo della mostra, che in inglese significa “per mare”, ma anche “disorientamento”, “confusione”.

Rough Dawns II”(2015) di Susan Hiller. Courtesy Lisson Gallery, Fotografia di Jack Hems.

Quella sensazione di insicurezza e di paura dovuta alla perdita di punti di riferimento, come nell'opera di Vija Celmins  , che dal 1968 rappresenta in modo meticoloso la superficie del mare privo di orizzonte, con le onde che si increspano in tutte le direzioni, usando la tecnica della xilografia e impiegando talvolta anni di preparazione (un esemplare di 21x26 cm, in edizione di 75 esemplari, vale 38mila dollari). Una ricerca portata alle estreme conseguenze dall'artista concettuale olandese Bas Jan Ader , presente in mostra con una fotografia (2.500 dollari) che lo ritrae in barca a vela durante la sua performance In Search of The Miraculous: una traversata in solitaria dell'Atlantico, da cui non è mai tornato. La sua barca è stata ritrovata sulle coste irlandesi, il suo corpo è disperso in mare.

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