la sentenza

Il matrimonio a Las Vegas? Si annulla se è «per gioco»

di Marisa Marraffino


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(AFP)

1' di lettura

Non è la prima volta che davanti ai tribunali finiscono coppie di sposi che invocano l'annullamento del matrimonio perché contratto per scherzo.
L'ipotesi più frequente è quella di chi si sposa a Las Vegas. La giurisprudenza parla di matrimonio “ioci causa”, ovvero contratto per burla. Famoso il caso della coppia italiana, già sposata, che di passaggio a Las Vegas aveva scelto la cerimonia più economica, costata appena venti dollari, per suggellare “in maniera eccitante” la propria relazione. Conclusa la cerimonia, avevano ricevuto in dono dal giudice di pace due biglietti per uno spettacolo di Paul Anka e lo sposo si era tuffato in una vasca piena di pesci fingendo di nuotare. Tutto molto divertente e spettacolare se il matrimonio non fosse poi stato riconosciuto in Italia.

La sentenza: sposarsi a Las Vegas
In questo caso il giudice ha ritenuto il matrimonio nullo perché privo dell'elemento essenziale del consenso. Non si tratterebbe quindi neppure di un matrimonio simulato, ma di un vincolo mai suggellato perché nato per gioco. Chi si sposa a Las Vegas – per il giudice – non vuole porre in essere quella particolare unione tra uomo e donna che è l'essenza del matrimonio. Il matrimonio per il tribunale è viziato da una nullità assoluta e insanabile.

La sentenza, con lungimiranza, conclude affermando che “l'istituto del matrimonio non può essere impiegato per scopi del tutto estranei a quello che ne costituisce il fondamento, vale a dire la creazione di quella particolare unione tra uomo e donna che è l'essenza e la sola ragione dell'istituto medesimo”. (Tribunale di Modena, sentenza del 23 gennaio 1987).

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