Medicina

Il matto dell’anno? È il sindaco di Milano Beppe Sala

Il premio conferito dalla Fondazione Lighea Onlus, una realtà attiva da 35 anni nella riabilitazione psichiatrica nell'ambito delle iniziative della Settimana della salute mentale


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3' di lettura

Parlare di malattia mentale, ancora oggi è un tabu. La pazzia spaventa, spesso viene (erroneamente) associata a episodi di violenza che nella maggior parte dei casi poco hanno a che fare con le diagnosi psichiatriche e la narrazione del disagio psichico rende difficile pe chi ne soffre e per le famiglie anche solo chiedere aiuto.

Lo ribadisce anche l'Oms, che in occasione della Giornata mondiale della salute mentale ha sottolineato il nesso tra suicidi e malattie mentali e l'importanza, proprio in ottica di prevenzione del suicidio, di abbattere lo stigma sui disturbi mentali.

Per questo, è fondamentale una giusta narrazione di cosa significa soffrire di disagio psichico, in una fase della propria vita o per tutta l'esistenza, affinché sia possibile affrontare e mettere in atto tutte le strategie possibili e attivare tutte le risorse necessarie al cambiamento e al miglioramento del proprio stato di salute. E per questo è nato un appuntamento annuale, che quest'anno ha coinciso con la settimana di eventi dedicati alla salute mentale: la premiazione del “Matto dell'anno”, da parte della Fondazione Lighea Onlus, che si occupa da 35 anni a Milano di riabilitazione psichiatrica e di reinserimento sociale di persone con disagio psichico: parlare con ironia e senza pregiudizi della follia è il primo passo per un cambiamento culturale vero in questo senso.

Il premio

A ricevere il premio, quest'anno, il sindaco di Milano Giuseppe Sala, perché “nonostante le indicazioni del buonsenso e della prudenza, crede nell'accoglienza, nel multiculturalismo, nell'utopia, nella bontà dei milanesi e persino degli stranieri” secondo le motivazioni della giuria di professionisti ed esperti selezionata dal giornale online della Fondazione, Fuoritestata, nato proprio per parlare di disagio psichico in maniera chiara e senza pregiudizi. A consegnare il premio al sindaco Sala è stata Andrée Ruth Shammah, anima del Teatro Franco Parenti, che ha ricevuto il riconoscimento lo scorso anno. «Penso che abbiate scelto bene premiando me come matto dell'anno - ha commentato Sala -. A me sembra che i milanesi in questo periodo storico siano un po' più matti e aperti alla follia, stiamo uscendo dallo stereotipo del milanese di fretta che teme il cambiamento e i rischi».

Il sindaco, ringraziando la Fondazione Lighea Onlus “per lo splendido lavoro che avete fatto e che continuate a fare con chi soffre di disagio psichico”, al termine del suo discorso, ha ricordato una frase che gli ha detto il suo psicoterapeuta anni fa: “Nella vita non si guarisce mai, ma ci si cura sempre. Ognuno di noi ha le sue malattie da curare e gli strumenti per curarsi”.

La cerimonia di premiazione si è svolta a Palazzo Borromeo, nel cuore di Milano, a pochi metri da una delle comunità gestite dalla Fondazione Lighea Onlus in centro città. Sin dal 1985, la Fondazione Lighea ha voluto che gli alloggi che ospitano i pazienti psichiatrici in riabilitazione fossero appartamenti inseriti pienamente nel contesto urbano di Milano perché nell'ottica della Fondazione, spiegano, “non ci può essere reinserimento se il paziente viene isolato dalla realtà quotidiana e dagli stimoli che le relazioni offrono”.

«La collocazione centrale degli appartamenti a Milano risponde anche a un altro importante requisito - ha detto Giampietro Savuto, psicologo e fondatore di Lighea Onlus - quello estetico. Lo stigma che colpisce la malattia mentale la relega in una dimensione che nulla concede all'estetica, al bello, alla cura. Noi crediamo che la riabilitazione parta invece proprio dalla cura, di sé e di ciò che ci circonda, della propria casa, del proprio palazzo, della propria città».

La Fondazione gestisce tre appartamenti in centro a Milano, alloggi indipendenti e un centro diurno, lavora a stretto contatto con le strutture territoriali e i centri ospedalieri, da cui spesso arrivano i pazienti inviati. Da lì parte un percorso del tutto singolare e personalizzato, che punta a riportare il paziente all'autonomia e all'inserimento sociale e lavorativo, che parte dalla gestione il più possibile autonoma delle terapie farmacologiche al fatto che il percorso di riabilitazione viene condiviso con i terapeuti e gli psichiatri dello staff.

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