Cassazione

Il mausoleo a Rodolfo Graziani non basta per l’apologia del fascismo, annullata la condanna di sindaco e assessori

Nelle motivazioni valorizzata la differenza tra celebrazione ed esaltazione. La condanna annullata con rinvio, ma il reato è a rischio prescrizione. La notizia del sacrario aveva fatto il giro del mondo e indignato la stampa internazionale

di Patrizia Maciocchi

La tomba del Maresciallo d'Italia Rodolfo Graziani imbrattata nel cimitero di Affile (Roma) nell’aprile del 2013 (ANSA)

4' di lettura

Dedicare un sacrario al generale-gerarca Rodolfo Graziani non basta per far scattare il reato di apologia del fascismo. La semplice commemorazione è, infatti, insufficiente per ipotizzare il rischio di ricostituzione del partito, se a questa non si unisce l’esaltazione del personaggio chiave del ventennio. La Cassazione (sentenza 11576) ha depositato le motivazioni con le quali ha annullato con rinvio - il 25 settembre scorso - le condanne disposte, sia in primo grado sia in appello, nei confronti dei sindaco di Affile e di due assessori per apologia di fascismo. Nel mirino dei giudici erano finiti sia il memoriale sia il raduno, in occasione dell’inaugurazione, con deposizione di corona, messa e buffet. Ad avviso dei giudici di merito entrambe le iniziative ricadevano nel raggio d’azione del reato contestato.

La sentenza

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Chi era Rodolfo Graziani

Il Tribunale di Tivoli aveva parlato di affronto diretto alla democrazia del paese nell’intitolare un mausoleo ad una figura di spicco del fascismo, considerato un criminale di guerra dall’Onu. Anche la Corte d’Appello aveva respinto la tesi della difesa che presentava Graziani come un semplice soldato. Per i giudici territoriali era penalmente rilevante tributare un onore a chi, nelle campagne di Cirenaica ed Etiopia e non solo, adottò metodi tipici del regime di Mussolini, al quale era tanto allineato da diventarne una figura di spicco. Una fede nelle camice nere mantenuta da Rodolfo Graziani anche dopo la caduta del regime. Come dimostrato dal sì all’incarico, su proposta dell’ambasciatore tedesco Rah, di diventare ministro della difesa nazionale e capo di stato maggiore della Repubblica di Salò. Un interlocutore privilegiato, presente nei colloqui tra Mussolini ed Hitler, per riorganizzare l’esercito della repubblica sociale italiana. Con un ritorno sulla scena politica militare, dopo il ’41, che aveva agevolato la rinascita del regime. Ad avviso dei giudici di merito non era dunque possibile scindere la figura di Graziani soldato dal Graziani fascista.

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La differenza tra celebrazione ed esaltazione

E la sua esaltazione, avvenuta sia nel caso della delibera per l’istituzione del mausoleo - con soldi pubblici - sia nella cerimonia inaugurale, era tale da far scattare il reato, per di più commesso da pubblici ufficiali. Una ricostruzione che la Cassazione smonta, e forse per sempre a meno che i diretti interessati non rinuncino alla prescrizione: per il giudizio di rinvio, infatti, i tempi sembrano essere scaduti. La Suprema corte ricorda che la legge 205/1993 punisce l’esaltazione di un esponente del fascismo «idonea a configurare un concreto pericolo per la tenuta delle istituzioni democratiche». Mentre la legge 645/1952, sanziona chiunque promuova o organizzi un’associazione, un movimento o un gruppo, che abbia le caratteristiche del disciolto partito fascista e tenda a riorganizzarlo. I giudici di legittimità citano anche la sentenza n.1/1952, con la quale la Corte costituzionale ha chiarito che l’apologia del fascismo, per essere reato, «deve consistere non in una difesa elogiativa, ma in una esaltazione tale da poter condurre alla riorganizzazione del partito fascista».

L’apologia e la tentata ricostituzione del partito fascista

Deve quindi esistere un’istigazione indiretta «a commettere un fatto rivolto alla detta riorganizzazione e a tal fine idoneo ed efficiente». Sulla scia del giudice delle leggi si è mosso quello di legittimità. La Corte di cassazione (sentenza 8506/1977) ha, infatti, spiegato che il reato di apologia del fascismo è configurabile solo in presenza di un’esaltazione suggestiva tale da potere condurre alla ricostituzione del partito. Gli atti devono essere idonei a produrre un risultato. Nello specifico, ad avviso della Cassazione, non lo sono stati. Benché il reato sia di pericolo, la sua esistenza presuppone che i fatti in cui si traduce «siano in concreto idonei a provocare adesioni e consensi favorevoli alla ricostituzione del partito fascista». Gli ermellini fanno dunque il distinguo “risolutivo” tra commemorazione di un personaggio, anche se svolta in forma pubblica e solenne, e la sua esaltazione. Quest’ultima c’è quando si sottolineano e si ampliano a dismisura «aspetti e caratteristiche di un insieme, di un oggetto, di un’idea o di una persona, rendendole oggetto di elogi ed inusitata ammirazione». Alla luce di questi principi ha dunque sbagliato la Corte d’Appello ad individuare un carattere esaltativo nella delibera e nella cerimonia del parco e del museo dedicato a Graziani, entrambe polarizzate sul “Soldato più illustre”. La Cassazione non condivide il pericolo, affermato dalla Corte d’Appello, in merito al rischio che l’alto valore simbolico della cerimonia inaugurale avrebbe potuto favorire future illimitate aggregazioni «funzionali all’organizzazione e alla rievocazione dell’ideologia fascista». Va dunque bocciato il binomio polarizzazione uguale esaltazione, affermato in sede di merito.

Le verifiche da fare in sede di rinvio

In sede di rinvio la Corte d’Appello dovrà misurarsi con il concetto di pericolo concreto e dovrà farlo analizzando la fisionomia del museo. Partendo dal suo allestimento, dalle dimensioni, dal tipo di cimeli esposti e dalla «riferibilità o meno degli stessi al Graziani in un’ottica di evidente esaltazione del fascismo». Ma è molto probabile che la Corte territoriale dovrà affermare la prescrizione del reato, a prescindere dalla decisione sul merito. La notizia del mausoleo intitolato a Graziani aveva fatto il giro del mondo.

L’indignazione della stampa internazionale

Dopo El Pais, il Daily Telegraph e la Bbc - che avevano ricordato i 160 mila euro di soldi pubblici spesi per realizzare un mausoleo malgrado la sanguinaria biografia del generale Graziani - il New York Times si interrogò sulla ragione che aveva spinto l’Italia ad onorare personaggio che aveva guadagnato sul campo il titolo di macellaio. Come se in Germania, a Monaco, si facesse un monumento alla memoria di Goebbels o Goering. Meno clamore aveva invece suscitato il restyling del parco giochi di Filettino, comune vicino ad Affile, sempre dedicato a Rodolfo Graziani.


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