L’analisi

Medaglie olimpiche monopolio dei Paesi G20

La classifica dei podi ai Giochi di Tokyo 2020 è speculare a quella dei paesi con il più alto Prodotto interno lordo

dal nostro inviato a Tokyo Marco Bellinazzo

2' di lettura

Il medagliere olimpico è un eccezionale prisma geo-economico. E un termometro della globalizzazione.

La classifica dei podi dei Giochi di Tokyo 2020, in quest’ottica, è doppiamente rivelatrice. Da un lato, testimonia la specularità tra la graduatoria dei paesi sportivamente più efficienti e quella dei paesi dal più alto Prodotto interno lordo. A pochi giorni dalla cerimonia di chiusura, l’8 agosto, stanno dominando i Giochi i tre paesi più ricchi. Cina, Stati Uniti e Giappone. Pechino e Washington si contendono la leadership economica mondiale alla stessa stregua di come, ormai da diverse edizioni delle Olimpiadi, rivaleggiano per il numero di medaglie d’oro. E il Giappone, padrone di casa, rappresenta il terzo incomodo in entrambe le classifiche. I tre big, fin qui, si sono aggiudicati 78 ori sui 339 che saranno assegnati a Tokyo, circa il 23%, e un quinto delle mille medaglie complessivamente messe in palio per le 206 squadre (le delegazioni partecipanti a Tokyo rappresentano 204 nazioni, a cui si aggiungono il Comitato dei rifugiati e il Comitato Russo).

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Subito sotto il podio finanziario-sportivo, si piazzano le grandi nazioni europee: Gran Bretagna, Germania e Francia. Le discipline olimpiche in verità premiano il Regno Unito, post Brexit, così come viceversa il Pil arride alla Germania. Ma la sfasatura è minima. Allargando il quadro al consesso dei paesi più industrializzati raccolti nel G20, il parallelo con il medagliere olimpico, è altrettanto palese, data la contestuale presenza nelle due classifiche di Russia, Corea del Sud, Australia, Brasile, Canada (0ltre all’Italia).

Le eccezioni di Paesi ammessi al G-20 ma scarsamente proficui in termini di medaglie sono rappresentate da Sudafrica, India, Indonesia, Messico, Turchia e Argentina che insieme hanno accumulato 3 medaglie del metallo più pregiato.

Dall’altro lato, il medagliere di Tokyo 2020 rispecchia però plasticamente il fenomeno della globalizzazione con la diffusione planetaria di discipline e tecnologie che consentono a un numero sempre più ampio di nazioni di farsi largo. A Tokyo già gli atleti di 84 paesi sono saliti sul podio e 57 nazioni hanno ottenuto almeno un oro. A Rio erano state 86 le nazioni premiate con 59 che conquistarono il primo posto in almeno una specialità. Numeri simili si erano registrati a Londra 2012 e Pechino 2008.

Questa competizione accesa a tutte le latitudini rende più pesante il bottino degli azzurri. Le attuali 30 medaglie (il record è di 36 podi a Los Angeles 1932 e Roma 1960) in 13 sport diversi legittimano il ruolo guida cui l’Italia da sempre ambisce. Anche lo spettro delle specialità in cui gli atleti e le atlete italiani stanno emergendo è sempre più diversificato. Per quanto proprio in queste ore è maturata la debacle di basket, volley e pallanuoto.

Un monito da cogliere, in realtà, anche per il sistema produttivo. Quando l’Italia non è coesa e disimpara l’arte di fare la squadra finisce il più delle volte per soccombere.

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