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Il mercato dell’energia torna a scaldarsi: CO2 al record da 11 anni

di Sissi Bellomo


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2' di lettura

Il prezzo della CO2 ha di nuovo preso il volo, riportandosi ai massimi dall’estate 2008: un’impennata che potrebbe segnare l’avvio di un rally simile a quello dell’anno scorso e che minaccia di contagiare come allora tutto il comparto dell’energia. Il gas e l’elettricità sono già tornati in tensione sui principali mercati europei all’ingrosso. E se la tendenza dovesse proseguire ci sarebbero ripercussioni anche sulle nostre bollette, che dopo i recenti ribassi tornerebbero a farsi più salate.

I diritti europei per le emissioni di anidride carbonica – in pratica «permessi per inquinare», scambiati nello schema Eu Ets – sono balzati di oltre il 4% nella giornata di ieri, raggiungendo un picco di 26,89 euro per tonnellata, un record da 11 anni.

L’ultima fiammata sembra legata alla telenovela Brexit: la speculazione avrebbe intensificato gli acquisti di CO2 man mano che prendeva corpo l’ipotesi di un lungo rinvio dell’uscita di Londra dalla Ue. Al momento dell’addio – specie nel caso di «hard Brexit» – la Gran Bretagna riverserebbe sul mercato un gran numero di quote di emissione, con evidenti effetti ribassisti.

La CO2 comunque non si è risvegliata ieri. Il prezzo dei permessi è in rialzo di oltre il 20% da inizio aprile e di quasi l’80% rispetto ai minimi di novembre scorso, quando era crollata a 15,10 €/tonnellata.

Le quotazioni del gas sono già in ripresa, dopo i forti ribassi provocati dall’eccesso di Gnl sul mercato: in Italia al Punto di scambio virtuale (Psv) il combustibile è tornato a superare 20 euro per Megawattora, in rialzo di quasi il 20% questo mese. Al Ttf olandese si è andati sopra 16 €/MWh, in seguito a una brusca impennata, legata anche all’improvviso crollo dei volumi dalla Norvegia: una riduzione delle forniture che è apparsa legata – come già diverse volte in passato – proprio alla volontà di sostenere i prezzi del gas.

Anche l’elettricità intanto sta rincarando, sempre sui mercati all’ingrosso: in Italia il Pun (anche per altre ragioni, tra cui importazioni ridotte e minor impiego di rinnovabili) è salito di oltre il 15%, a superare 60 €/MWh.

A fare da traino a ulteriori aumenti di prezzo potrebbe essere proprio la CO2: il mercato è particolarmente frequentato da speculatori e ci sono buoni motivi per pensare che il rally possa guadagnare ulteriore forza. Un prezzo più alto per le emissioni è in qualche modo «necessario», visto che in Europa il gas è tornato a perdere convenienza nella generazione elettrica rispetto al più inquinante carbone: anche i prezzi di quest’ultimo sono in ripresa, ma in modo meno vistoso (e comunque di recente sono crollati a minimi pluriennali in tutto il mondo).

Altre considerazioni potrebbero comunque ispirare gli acquisti degli hedge funds sul mercato della CO2. Grazie ai rimedi messi in atto dalla Ue, ora non c’è più un surplus di permessi di emissione, ma un deficit che alcuni analisti stimano possa diventare molto elevato, al punto da provocare un nuovo raddoppio dei prezzi in tempi brevi: la CO2 secondo Berenberg potrebbe scambiare a 45 €/tonnellata entro fine anno e addirittura raggiungere un prezzo medio di 65 € nel 2020.

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