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Il mercato è più piccolo ma va quasi bene così

di Pier Luigi del Viscovo

(Adobe Stock)

2' di lettura

Cosa sta accadendo davvero al mercato auto italiano? In chiusura d’anno abbiamo letto e ascoltato tanti commentatori sulle ragioni del crollo del 10 per cento su un già anemico 2021, a sua volta seguito al 2020 colpito dal Covid.

È stata tirata in ballo l’economia, in sofferenza a causa dell’energia e della guerra. Ma l’Italia, dopo il tonfo del 2020, è cresciuta in due anni a ritmi da miracolo economico. Negli stessi TG che riportavano il crollo delle vendite di auto si celebrava il tutto esaurito per le vacanze natalizie. No, gli italiani acquistano poche macchine non a causa ma nonostante la congiuntura economica.

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Un’altra passione è quella di ripescare nelle serie storiche l’ultimo anno in cui le vendite erano state così basse: sciagura, siamo tornati agli anni ’70! Nemmeno per sogno. Allora il Paese doveva immatricolare sempre più auto perché tanti ancora non ce l’avevano. Ora abbiamo tante macchine che non sappiamo dove metterle e nelle metropoli è in atto una demotorizzazione che ne sostituisce alcune col car sharing. Inoltre, quelle costruite in questo secolo sono talmente buone che reggono il tempo e i chilometri meglio di prima. No, non c’è nessun allarme storico a immatricolare 1,5 oppure 1.6 milioni di auto all’anno.

Già prima del Covid tutti sapevamo che tale fosse la domanda fisiologica, forzata verso i 2 milioni a botte di km0 e sconti al rent-a-car. Adesso quelle offerte sono scomparse e occorre mettere in conto che con esse siano andate anche le relative immatricolazioni. In aggiunta, sono stati aumentati i prezzi come mai prima. Non servono studi di economia: prezzi su, volumi giù e si arriva a 1,3/1.4 milioni. La verità? Ai costruttori sta bene così: meno macchine e stessi soldi.

Invece, a questo punto parte l’evergreen degli incentivi, figlio primogenito del più vecchio e distorto modo di intendere la rappresentanza d’impresa: succhiare il più possibile soldi ai contribuenti, prima che lo facciano altri.

Non hanno mai funzionato, anzi hanno aggravato la crisi del settore 2012/14, avendo anticipato vendite che in quegli anni avrebbero dato ossigeno. Non hanno funzionato nemmeno lo scorso anno e dunque vengono riproposti in questo. Ci sono macchine che il cliente vuole e che comprerebbe comunque, ma se lo Stato ci mette qualche soldino sorride e ringrazia, sperando che poi la fabbrica gliela consegni. Poi ci sono quelle che pochi vogliono, le elettriche, sulle quali gli incentivi restano lì sul tavolo. Invece di insistere, non sarebbe il caso di farsi qualche domanda?

Ma in fondo il tema è soprattutto etico. Soldi dei contribuenti per abbassare quei prezzi che nel frattempo i costruttori hanno aumentato, per pagare a loro volta le multe della Commissione sul mix delle emissioni. Insostenibile!

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