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Il mercato degli orologi italiano supera i 2 miliardi

I dati elaborati con Gfk indicano un 2019 comunque positivo con una spesa media per segnatempo di 202 euro - Crescono gli acquisti nelle boutique monomarca, l’e-commerce rallenta la corsa

di Paco Guarnaccia

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I dati elaborati con Gfk indicano un 2019 comunque positivo con una spesa media per segnatempo di 202 euro - Crescono gli acquisti nelle boutique monomarca, l’e-commerce rallenta la corsa


3' di lettura

Assorologi, l’Associazione italiana produttori e distributori di orologeria, ha rilasciato i dati dell’annuale ricerca commissionata a GfK Italia sul mercato degli orologi in Italia nel 2019. Una ricerca che, insieme ad altre fonti come l’indagine mensile di Gfk Italia sul monitoraggio delle vendite nei punti vendita, i dati dell’Istat sugli interscambi con l’estero e quelli forniti da Fhs (Federation of the Swiss watch industry), per la prima volta quest’anno ha permesso ad Assorologi e Gfk Italia di stimare il totale (indicativo) del mercato italiano che, per il 2019, vale 2,09 miliardi di euro circa. «Siamo consapevoli che sia un esercizio difficile e necessariamente imperfetto, ma abbiamo ritenuto importante comunque stimare un valore quanto più realistico possibile del nostro mercato. Siamo convinti di avere prodotto un parametro serio, capace di dare un ordine di grandezza sul vero valore del nostro lavoro», ha spiegato Mario Peserico, presidente di Assorologi (nella foto, il nuovissimo modello del Portugieser di Iwc, maison svizzera molto amata in Italia).

Scende il prezzo medio per orologio acquistato
Tornando all’indagine relativa agli acquisti di orologi da parte della clientela italiana nel 2019, si rileva che, rispetto al 2018, il numero dei pezzi movimentati è stato di 6.575 (+1,4%) per un valore di 1,33 miliardi di euro (-2,9%), mentre il prezzo medio di spesa per un segnatempo è sceso leggermente a 202.5 euro (era di 212 euro nel 2018). Gli acquirenti sono stati circa 5,594 milioni (9,3% della popolazione italiana con un +2,9% sul 2018 in cui erano circa 5,437 milioni) con una media di 1,2 segnatempo ciascuno. Di questi il 68,3% (circa 3,821 milioni di persone) ha acquistato gli orologi nel retail fisico che, dopo anni di flessioni, con il 47% delle vendite per quantità (44,5% nel 2018) e il 52% a valore (48% nel 2018) ha visto crescere il canale delle gioiellerie/orologerie, sia tradizionali sia all’interno dei centri commerciali.

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Crescono gli acquisti nei monomarca
Salita anche la percentuale degli acquisti nelle boutique monomarca (dal 5,9% del 2018 al 6,9% del 2019) e quella relativa alla grande distribuzione (dal 3,3% del 2018 al 4,7% del 2019). Meno sostenuta del recente passato è stata l’avanzata del canale web che comunque, con il 31,7% (era al 29.4% del 2018), vale stabilmente un terzo dell’intero mercato: il 13% ha scelto Amazon, il 7,8% altri siti di e-commerce, il 4,3% il sito ufficiale del brand, il 2,9% le aste online e il 2,8% siti specializzati in orologi. Pur spalmati in quasi tutti i mesi dell’anno, il mese preferito per gli acquisti di orologi si conferma dicembre che tocca il 23,6% in quantità e il 25.2% in valore. Di conseguenza è cresciuto anche il Natale che, come motivazione all’acquisto, è tornato a crescere (vale il 23,9% per quantità e il 25,9% per valore con una spesa media di circa 195 euro) e si è piazzato alle spalle solo di ricorrenze come compleanni. Invece, il mese con minori acquisti è stato marzo (3,8% per quantità e 3,3% a valore per una spesa media di 178 euro).

Le incertezze legate all’epidemia di Covid-19
Per quanto siano state analizzate anche le intenzioni d’acquisto per quest’anno (in crescita al 5,8% contro il 5,3% per il 2019), vista l’irruzione del Covid-19 nella vita di tutti, si ritiene sia un dato che è quasi impossibile possa essere confermato e pertanto da considerare in una percentuale minore. «I dati che emergono sono interessanti e mostrano un mercato italiano tutto sommato stabile nei grandi numeri, pur con qualche segnale di debolezza. Avrei voluto commentare con interesse il migliore andamento del canale tradizionale e la crescita non più esponenziale del canale on line», dice Peserico, che chiude con una considerazione sulla situazione attuale. «Purtroppo, le contingenze emergenziali determinate dalla pandemia che sta interessando tutto il mondo (e l’Italia in particolare) fa passare tutto in secondo piano. Adesso abbiamo altre priorità, come uscire dall’emergenza, tornare alla normalità e salvaguardare il nostro lavoro e quello dei nostri collaboratori, clienti e consumatori. Confido che la grande depressione del 2020 possa costituire la premessa per una significativa ripresa nei prossimi».

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