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Mereghetti pronto al rientro: chi è il banchiere che portò Mustier a UniCredit

Vent’anni di operazioni di M&A. Il lavoro con Profumo, Modiano, Ermotti e Ghizzoni

di Alessandro Graziani


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5' di lettura


Il Mereghetti. Chi è? Se cercate su Wikipedia, il primo risultato è il noto dizionario enciclopedico di cinema. Ma se chiedete nel mondo della finanza italiana chi è il Mereghetti, la risposta è immediata: e' Davide, il banker Davide Mereghetti, uno dei manager storici di UniCredit che per anni è stato al centro dei maggiori deal tra la banca e le grandi dinasty del capitalismo italiano.

Dov'è adesso il Mereghetti? Si è preso un anno sabbatico dopo l'uscita da “casa UniCredit”. Non è certo l'unico banker italiano ad avere avuto problemi con gli ingranaggi di quella che internamente alla banca viene chiamata la “catena di smontaggio e rimontaggio” manageriale e organizzativa del ticket Mustier-Khayat. Ora - dice chi lo conosce bene - il banchiere si sta preparando al rientro nel mondo della finanza.

Ma che tipo è il Mereghetti? Milanese purosangue, poco più che 50enne, sposato, due figli, chalet a Courmayeur. Segni particolari: interista. Molto. Sorridente, perennemente abbronzato, unico vezzo per uno che non ha vizi e che la sera non frequenta salotti ma se ne sta a casa in famiglia. Il Mereghetti è uno studioso di numeri e bilanci. D'altra parte, viene da varie grandi scuole.

Il debutto dopo gli studi avviene nel 1992 nelle sale trading della milanesissima Gemina. Poco meno di quattro anni e se ne va a Londra al Credit Suisse First Boston come head of italian sales. Altri quattro anni di esperienza e poi passa, sempre a Londra, a Deutsche Bank con incarico analogo ma europeo. Poi il rientro a Milano (il Mereghetti adora stare nelle vicinanze della Madunina) e approda al Credito Italiano.

Per l'ancor giovanissimo banker che il Corriere della Sera paragonò a Ronaldo (quello vero come dice Mourinho) per via dell'ingaggio, l'ingresso nel gruppo guidato da Alessandro Profumo rappresenta una grandiosa rampa di lancio: nuovo modo di fare banca, piu' spazio alla finanza innovativa, largo ai giovani intraprendenti. Per Mereghetti conta in particolare il debutto della banca d'investimento Ubm presieduta da Pietro Modiano.

Risulta che il Mereghetti fu il primo assunto (pare che conservi ancora il badge con la matricola 001). Ubm diventa negli anni un serbatoio di utili per il gruppo, si fa spazio nel duopolio di IMI e Mediobanca e solo dopo sei anni viene ceduta per 2,4 miliardi di Euro avendo una market share di oltre il 50% nell'Investment banking italiano. Per Mereghetti, che si occupava soprattutto di merger and acquisition e capital market, furono gli anni d'oro delle innumerevoli operazioni elaborate e messe a segno, spesso in asse con l'amico (milanista) Maurizio Tamagnini, che ai tempi era il numero uno di Merrill Lynch per l'Italia (ora alla guida della Sgr che orienta le scelte di investimento del Fondo Strategico della Cdp).

Passati un po' di anni e superata la fase di Ubm e di Profumo, anche il neo ad di UniCredit Federico Ghizzoni decide di puntare sul Mereghetti per la prima linea della divisione corporate & investment banking. Nei venti anni trascorsi tra Piazza Cordusio e la nuova sede di Piazza Gae Aulenti, il Mereghetti ha partecipato alla realizzazione di deal di rilievo. Per la Edizione dei Benetton fin dai tempi della privatizzazione di Autostrade e poi la nascita di SchemaVentotto e la maxi-alleanza con Abertis.

Di lunga data anche il rapporto con la De Agostini delle famiglie Boroli-Drago (lo hanno appena cooptato nel cda di DeaCapital), di cui ha seguito acquisto, quotazione e poi vendita di Toro Assicurazioni fino a Lottomatica e poi l'operazione GTech.

Consulente di lunga data anche per la Fininvest dei Berlusconi (aumento di capitale di Mondadori) e della Camfin-Pirelli di Marco Tronchetti Provera (dal deal con Clessidra a Rosneft fino a ChemChina e poi il ritorno in Borsa di Pirelli). E ancora i rapporti consolidati con la Delfin, cassaforte del cavalier Del Vecchio, e Luxottica, con il fondo Charme dei Montezemolo, con il fondo F2i, con la Erg dei Garrone, con i Ferrero (acquisizione negli Usa di Ferrara Candy). E ancora: la ristrutturazione e la quotazione della Prada di Bertelli ed il take over di ChemChina su Syngenta in Svizzera da 50 miliardi di franchi svizzeri, probabilmente l'operazione più grande mai fatta da UniCredit. In molti casi entrando, per conto di UniCredit, nel consiglio di amministrazione delle società' (F2i, Erg, Pirelli, Prelios, ...). È stimato ed ha buoni rapporti con tutti anche se detesta la mediocrità. I suoi colleghi dicono che «nel suo ufficio è meglio andarci preparati altrimenti i meeting durano 5 minuti».

Inutile dire che l'uscita da UniCredit, lo ha confessato a qualche amico, gli ha lasciato l'amaro in bocca. Per vari motivi. Il principale è che, seppure occasionalmente, il Mereghetti è stato il facilitatore dell'approdo di Mustier in UniCredit. Non tutti sanno o ricordano che quando il board della banca decise di sostituire il ceo Federico Ghizzoni, la prima scelta era l'ex UniCredit Sergio Ermotti (già diventato ceo di Ubs). A contattarlo personalmente fu il Mereghetti, incaricato da consiglieri e azionisti per i suoi trascorsi insieme nella divisione corporate e investment banking. Ermotti disse no.

E si passò a un altro ex Cib: Jean Pierre Mustier (il terzo nome in lista era Alberto Nagel). A chi viene chiesto di sondare Mustier? Al Mereghetti, naturalmente, che avendo lavorato insieme poteva fare da tramite con discrezione. Pare addirittura che la riunione finale e decisiva tra azionisti-consiglieri della banca e Mustier sia avvenuta proprio a casa del Mereghetti. Restava l'ostacolo Bce, che non vedeva bene i trascorsi in Société Générale di Mustier. Si narra di missioni di Lucrezia Reichlin e di Fabrizio Palenzona a Francoforte per perorare la causa di Mustier in UniCredit.

Missioni riuscite, anche se poi - per una strana coincidenza - tutti quelli che avevano propiziato l'arrivo del banchiere francese sono, diciamolo con eleganza, fuoriusciti da Piazza Gae Aulenti. Qualcuno, sbattendo la porta. Altri, come il Mereghetti, in silenzio e senza polemiche. Una delle virtù del banchiere d'affari è la riservatezza e il Mereghetti di questioni riservate e segrete ne ha custodite in gran quantità. La difficile arte del banchiere (come la chiamava Luigi Einaudi) si basa sui numeri e sulle relazioni. Il Mereghetti ha dimostrato di saperci fare con entrambi. E chi lo conosce bene e' certo che presto, ora che ha finito il periodo sabbatico, tornerà a gestire dossier di rilievo. Dove? Abbiamo provato a chiederlo ad alcuni suoi colleghi rimasti in UniCredit. La risposta? In linea con la nuova policy della banca: no comment.

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