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Il Messico perde la guerra contro i narcos ma balla con Frida, la nipote del Chapo

La terza puntata del podcast “NarCovid” racconta che il traffico di droga continua nonostante il Covid-19 e che i risultati ottenuti per contrastarlo sono in molti casi inferiori alle attese. I cartelli si contendono i mercati con la violenza, la corruzione non scende ma intanto scoppia la “Frida mania”

di Roberto Galullo e Angelo Mincuzzi

Messico: sparatoria tra narcos in spiaggia vicino ai resort per turisti

4' di lettura

«Mexico e nuvole. La faccia triste dell’America» cantava Enzo Jannacci nel 1970. Anche senza conoscere il testo della canzone, milioni di messicani sono – più che tristi – disperati.
Violenza, sangue e morti sono all’ordine del giorno. I giornalisti scomodi e i loro figli vengono decimati. La corruzione dilaga e il Messico non riesce a chiudere neppure i conti con il passato. La guerra al narcotraffico sembra una partita perennemente persa, i cartelli si contendono la supremazia dei traffici di droga ma, nel frattempo, tutti a ballare con la nipote del Chapo Guzman.
Questo è il quadro impietoso che emerge nella terza e nuova puntata di “NarCovid – Fiumi di denaro per i re della droga ai tempi della pandemia”, da oggi disponibile solo su Apple Podcast.

Mucho talento

Frida Sofía Guzmán Muñoz è la nipote di Joaquín Guzmán Loera, noto al mondo come “el Chapo”, il “tracagnotto”. È la figlia 16enne di Edgar Guzmán López e di Frida Muñoz Román, attuale moglie del pugile Julio César Chávez Jr. che ha sposato dopo l’assassinio di Edgar l’8 maggio 2008. Venne crivellato da almeno 500 colpi da un gruppo di 15 sicari mentre si trovava nella sua auto nei pressi di un centro commerciale a Tres Ríos di Culiacan.

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Ancora oggi non si sa se gli autori del massacro furono davvero gli uomini di Arturo Beltrán Leyva, ex braccio destro del Chapo, o se fu un tragico errore di una ronda del Cartello di Sinaloa. Quel momento fu l’apice della tensione all’interno del cartello di Sinaloa, tre mesi dopo la cattura di Alfredo Beltrán Leyva.

Giovanissima, il 28 settembre 2020 Frida Sofía ha eseguito l’inno nazionale messicano prima dell’inizio di un incontro di boxe nello Stato di Durango. In Messico è così scoppiata la “Frida mania”. Con la sua voce la nipote del Chapo è entrata nella terna finalista del reality show messicano “Tengo talento, mucho talento”, trasmesso da Estrella TV negli Stati Uniti. Su Instagram e TikTok ha migliaia di seguaci che condividono clip di canzoni regionali messicane insieme a celebrità nazionali come Julio César Chávez. Oltre alla musica Frida Sofía sfoggia anche qualità di modella.

Canta che ti passa

Ma sì, per i messicani è meglio distrarsi con della buona musica piuttosto che pensare ai drammi in casa. Primo fra tutti la lotta al narcotraffico. Neppure la pandemia ha arrestato i cartelli messicani. Anzi. La crisi da pandemia è durata lo spazio di un mattino. A dircelo è un rapporto, consegnato ai congressisti americani a fine 2021. L’incipit è così chiaro che più chiaro non si può. «Nonostante le prime interruzioni della catena di rifornimento – si legge nelle note consegnate ai parlamentari statunitensi – le forniture di droga illecita verso gli Stati Uniti sembrano essere tornate ai livelli pre-pandemici; i flussi illeciti di fentanyl in particolare sembrano prosperare».

Il quadriennio

Nonostante la presidenza della Repubblica e il Governo si sforzino di mostrare al mondo (soprattutto agli Usa) i risultati ottenuti, sono gli stessi numeri che, messi in fila, testimoniano che non c’è stato quello scatto in avanti che ci si aspettava. È lo stesso Governo che sul proprio sito analizza alcuni dei più importanti indicatori dell’ultimo quadriennio nella lotta al narcotraffico, a partire dal 2018. Andres Manuel Lopez Obrador è stato eletto il primo dicembre 2018 e l’anno seguente, il 2019, è stato quello che ha fatto registrare i maggiori successi. Poi lo stallo o, peggio, la discesa in molti settori vitali della lotta al narcotraffico (si veda la tabella con l’andamento complessivo del quadriennio).

LA LOTTA ALLA CRIMINALITÀ IN MESSICO
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I numeri che testimoniano il successo di alcune operazioni non mancano ma va tenuto conto che sono una minima parte rispetto a quanto è in grado di produrre, ad ampio spettro, il narcotraffico.

Brutto 2021

Nel 2021 sono state sequestrate 60 tonnellate di marijuana contro le 352 del biennio precedente. Gli ettari di coltivazione distrutti – e va tenuto conto che questo è uno dei compiti più importanti e delicati a partire dagli anni Ottanta, quando gli Usa riempivano di soldi il Messico per sradicare le piante – sono stati “appena” 973, contro i quasi seimila del biennio precedente. Quanto al papavero da oppio (fonte di un'altra enorme ricchezza illegale del Paese), sono stati distrutti 11mila ettari, al di sotto della media del biennio precedente.

Molto meglio i sequestri di cocaina (che in Messico transita non essendo un Paese produttore): quasi 8 tonnellate, perfettamente in linea con i due anni precedenti. Molto, molto meglio, i sequestri di anfetamina: 38 tonnellate nel 2021, più di quanto fatto in tutto il triennio precedente. Va tenuto però conto, a proposito di anfetamine, che i laboratori chimici clandestini che “infestano” il Messico sono stati pressoché risparmiati nel 2021: appena 20 sequestri contro i 55 del 2020 e i 33 del 2019.

Mezzi sequestrati

Quanto ai mezzi e agli strumenti sequestrati, il 2021 non è stato un buon anno. I veicoli terrestri sottratti ai cartelli sono stati circa 5.500 contro i circa 15 mila del biennio precedente. Gli aerei sequestrati 16. Nel 2020 sono stati 17 e nel 2019 ben 29. Quanto alle piste clandestine di atterraggio scovate, nel 2021 sono state 6 contro le 18 del 2020 e le 65 del 2019.

Dieci le imbarcazioni sottratte e in questo caso non si sa se sono sottomarini (che vanno da anni di moda), bagnarole di superficie (spesso usate come esche), barche di media dimensioni o navi porta container.

Ma questo è solo un assaggio. Buon ascolto su Apple Podcast

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