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«Il Mezzogiorno è una questione europea ma le soluzioni devono trovarle gli italiani»

Intervista alla commissaria Ue per la Coesione e le riforme, Elisa Ferreira

di Giuseppe Chiellino

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(Afp)

Intervista alla commissaria Ue per la Coesione e le riforme, Elisa Ferreira


3' di lettura

OPORTO - Lo sviluppo del Mezzogiorno d'Italia “è una questione europea”, l'Europa è partecipe di questo processo di sviluppo in un'area importante per tutto il continente, ma “tocca all'Italia e agli italiani trovare le soluzioni giuste” perché il Sud possa agganciare il resto del Paese e le aree più avanzate dell'Unione.
La commissaria europea per la Coesione e le riforme, la portoghese Elisa Ferreira, intervistata nella sua città, Oporto, a margine del Forum europeo delle città, mostra di conoscere anche le radici storiche della “questione meridionale” italiana.
«È uno dei problemi europei più importanti. È una questione storica che personalmente mi affascina. È uno dei problemi regionali di lungo termine. Tutti i tentativi di risolverla non sono bastati, dalla Cassa per il Mezzogiorno alla Cassa depositi e prestiti, la crescita non è stata sufficiente ad allineare il Sud con il resto del Paese. Questo non vuol dire che dobbiamo rinunciare ad affrontarla».

Il ministro per il Sud, Provenzano, sta predisponendo un piano per il Sud. Ne ha già parlato con lui?
Ho già incontrato Giuseppe Provenzano, è stato uno dei primi incontri che ho avuto dopo che sono stata nominata commissario. Ne abbiamo parlato. Mi sembra una persona entusiasta del suo ruolo. Ma quello del Sud è un problema europeo e non solo un problema italiano. Difficile da comprendere, che affonda radici nel passato, sin dall'Unità d'Italia, con aspetti storici dunque, ma su cui incidono anche aspetti legati alla qualità delle istituzioni locali.Avrei dovuto andare in visita in Italia, al Sud, a dicembre, su invito del ministro ma ho dovuto rinviare perché la visita coincideva con i negoziati per il Green deal. Stiamo riprogrammando la visita che farò appena possibile.

Cosa può fare l'Europa per il Mezzogiorno?
Non abbiamo la pretesa di andare in Italia e dire: noi vi risolviamo la questione meridionale, Nessuno meglio dell'Italia e degli italiani può individuare la strada e gli strumenti per risolverla.
L'Italia è un grande paese. Con la forza della sua economia, con la sua cultura è in grado di affrontare questo problema. Noi siamo coinvolti e siamo parte di questo grande processo di crescita, ma non credo che gli italiani si aspettino soluzioni calate dall'alto. Hanno idee e capacità per affrontare e risolvere la questione dello sviluppo delle regioni del Sud. Noi siamo per un processo bottom-up e non top-down

L'Italia è il secondo paese beneficiario del fondi strutturali europei ma è anche uno di quelli più in ritardo nella spesa. Cosa intende fare la Commissione?
Non mi piace additare i problemi dei singoli paesi. C'è un problema generale di implementazione dei programmi, si spende molto tempo nella fase di preparazione e questo riduce poi i tempi per la realizzazione dei progetti. Per la prossima programmazione abbiamo cambiato molti dettagli ed è il motivo per cui spero che in futuro la fase preparatoria prenda meno tempo. Il problema è che tutta la programmazione inizierà in ritardo per via dei negoziati molto laboriosi sul bilancio pluriennale 2021-2027 e ciò si rifletterà inevitabilmente su tutti i programmi delle regioni.

A propostito del budget 2021-2027, il 20 febbraio ci sarà il vertice straordinario del consiglio, convocato dal presidente Michel. Bisognerà aspettare la presidenza di turno tedesca nel secondo semestre del 2020 per chiudere la partita?
E chi può dirlo? L'unica cosa certa è che più tempo si spende nei negoziati e meno tempo c'è per realizzare i progetti. Come Commissione abbiamo proposto un budget dell'1,07% del Pil europeo, il Parlamento ha chiesto l'1,3% e la presidenza finlandese del Consiglio, sotto la spinta dei paesi che si ritengono contribuenti netti, ha proposto l'1%. Ora siamo spettatori interessati del negoziato tra stati membri e parlamento. I governi devono rispondere ai propri contribuenti ma spesso tra i cittadini non c'è la giusta consapevolezza dell'importanza del bilancio europeo, per quanto sia piccolo. Inoltre troppo spesso si enfatizzano le frodi sui fondi, dimenticando o ignorando che l'incidenza delle frodi sul totale dei finanziamenti europei nell'ultimo periodo di programmazione è stata appena dello 0,86%.

Per il green deal lanciato dalla Commissione si discute se introdurre un golden rule per esclduere dal deficit gli investimenti “verdi” degli stati membri. A che punto è il confronto?
Non è una decisione semplice. La discussione è in corso e bisogna trovare il modo di certificare gli investimenti pubblici che hanno un impatto sulla decarbonizzazione e misurarlo. Non è facile trovare il consenso di tutti gli stati membri.

Per approfondire:

Provenzano studia un Piano per il Sud
Un piano in quattro anni per accelerare la spesa del fondi UE
L’Italia spende troppo poco al Sud

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    Giuseppe ChiellinoUfficio centrale

    Luogo: Milano

    Lingue parlate: Italiano, Inglese, Francese

    Argomenti: Politiche europee, politica di coesione, fondi strutturali Ue, integrazione carta-web

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