fronti aperti in senato

Il MiBACT frena sulle restituzioni dai musei esteri, Fiorilli: “è grave”

Richiesta l’apertura delle trattative per l'elmo di bronzo da parata del IV sec a.C. al Getty Museum, la Vittoria Alata con cornucopia e l’Apollo Sauroctono al Cleveland Museum of Art, sulla scia delle indagini dei Carabinieri Tpc

di Giuditta Giardini

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Vittoria Alata con Cornucopia (Cleveland Museum)

Richiesta l’apertura delle trattative per l'elmo di bronzo da parata del IV sec a.C. al Getty Museum, la Vittoria Alata con cornucopia e l’Apollo Sauroctono al Cleveland Museum of Art, sulla scia delle indagini dei Carabinieri Tpc


6' di lettura

Quanti beni artistici e archeologici italiani sono presenti nei musei stranieri? Pochi? Molti? Non c’è nessun dato ufficiale e, soprattutto, quelli di provenienza greca, romana ed etrusca mancano di provenance. Non si sa come e quando abbiamo lasciato l’Italia! Gli esponenti del Movimento5Stelle nella Commissione Cultura del Senato si sono attivati per la restituzione dei beni presenti nei musei stranieri. La senatrice Margherita Corrado, sulla scia delle indagini dei Carabinieri TPC , chiede che si aprano i tavoli delle trattative per tre opere nelle collezioni del Getty Museum e del Cleveland Museum , ma il MiBACT mantiene un approccio cauto.
Lorenza Bonaccorsi
, sottosegretaria del Ministro dei Beni Culturali, Dario Franceschini, in risposta alle interrogazioni della senatrice Margherita Corrado del Movimento5Stelle relative alla richiesta di restituzione dell'elmo di bronzo da parata del IV sec a.C . ora al Getty Museum di Malibù , California, e della Vittoria Alata con cornucopia e Apollo Sauroctono del Cleveland Museum of Art , Ohio, frena dichiarando: “le rivendicazioni non possono essere massive né occasionali”. Poi con l'esterofilia che contraddistingue il ministero Franceschini aggiunge: “privare simultaneamente i musei esteri di quei reperti non porterebbe alcun vantaggio culturale e non consentirebbe di provvedere adeguatamente non solo alla loro valorizzazione, ma addirittura alla conservazione degli oggetti”. Sono parole forti in bocca alla rappresentante di uno dei Ministeri che ha gli occhi di tutto il mondo puntati per la quantità di “patrimonio” chiamato a gestire. In una Europa in cui non soltanto le restituzioni legittime ossia basate su un sistema di valori etico-morali sono, oggi, sdoganate, l'Italia procede cauta, ma forse troppo?

l'Apollo Sauroctonos (Cleveland Museum)

Sui social infiammano le accuse contro il MiBACT da parte dei sostenitori del M5S e non solo, questa Italia non all'altezza dai musei esteri proprio non va giù agli addetti ai lavori. Tutela e valorizzazione sono le due direttrici in cui si esplica il lavoro dello Stato e delle Regioni, come indica il Codice dei Beni Culturali del Paesaggio (D.Lgs. 42/2004). L'affermazione secondo cui un ritorno in massa di beni d'arte non giovi all'Italia, sprovveduta ed incapace di dare vita a programmazioni per la valorizzazione dei beni d'arte nel periodo successivo al rientro (quando l'entusiasmo passa ed è difficile tenere i riflettori accesi) è l'argomento cinico per eccellenza dei partigiani del “i marmi stanno meglio al British Museum di Londra che fa molti più visitatori del Museo del Partenone ”. All'affermazione delle Bonaccorsi potrebbe darsi una lettura di diplomazia culturale, intendendo che i beni culturali all'estero hanno il compito di esportare la cultura italiana, ma anche questo argomento trova un limite nella lettera della legge e in quell'articolo 91 del Codice sui ritrovamenti fortuiti di beni archeologici sotto terra e in mare.

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Elmo da Parata (Getty Museum)

Maurizio Fiorilli, già vice avvocato generale dello Stato, ed esperto in diritto dei beni culturali, commenta le parole della Bonaccorsi.
Se queste dichiarazioni rappresentano l'indirizzo politico del ministero (ad oggi il MiBACT non ha smentito) allora sono confuse e gravi. Quando lavoravo per l'Avvocatura, durante il corso dei negoziati con i musei stranieri per la restituzione di beni rubati all'Italia spesso mi sono imbattuto in controparti che sostenevano di acquistare nel mercato nero in quanto era l'unico modo per entrare in possesso di beni d'arte italiani, considerata la durezza della nostra legislazione in materia. Non si fa cultura con i furti e con gli illeciti, piuttosto che fare affermazioni del genere il MiBACT dovrebbe proporre alternative. Per ovviare al depauperamento del nostro patrimonio, per esempio, si potrebbe pensare ai cosiddetti “prestiti a rotazione” di beni italiani trovati in possesso di gallerie e musei stranieri, o anche l'invio (sempre in prestito a lungo termine) di beni italiani che abbondano nei nostri magazzini in luogo degli oggetti archeologici preziosi trafugati dall'Italia che vanno restituiti. Sono favorevole ad accordi che permettano la circolazione del patrimonio italiano, nonché lo studio e il restauro congiunto Italia-estero. In questo modo i nostri professionisti si sprovincializzano e costituiscono collaborazioni interessanti con l'estero. Invece una dichiarazione come quella della Bonaccorsi denota una carenza di volontà politica e ritengo che sia anche offensiva per i Carabinieri TPC , per i magistrati e per l'Avvocatura dello Stato che perseguono i reati contro il patrimonio culturale italiano; denota anche una certa mancanza di cultura e una miopia politica. Un'affermazione del genere cancella anni di lavoro non solo dei giudici, dei TPC e dell'Avvocatura, ma anche dei funzionari del MiBACT stesso.

Come danneggiano dichiarazioni del genere la restituzione dei beni culturali?Dopo una lunga lotta giudiziaria, finalmente abbiamo ottenuto conferma dell'ordinanza di confisca dell'Atleta di Fano. Il passo successivo era quello di dare esecuzione alla confisca negli Stati Uniti in due step: prima sottoponendola ad un giudice unico a Washington e poi ad un giudice californiano (Stato in cui il bene è situato). Nessuno si immagina quante interferenze abbiamo avuto durante il corso di questa procedura da parte del Getty Museum, ma anche prima, in Italia, nel MiBACT. Il Getty, come altri musei stranieri, è un'istituzione ricca e molto potente e può facilmente arrivare in qualsiasi luogo. Per fare un esempio, nel 1973 a Civitavecchia c'è stato un processo contro gli scavatori del cratere di Eufronio, questo processo non è stato seguito dai media perché non si doveva dare fastidio al Metropolitan Museum . Il MET, come il Getty, sono aziende commerciali che tutelano interessi prima di tutto commerciali. Allora, se già i musei stranieri sono così potenti, il Ministero dei Beni Culturali non può dimostrarsi debole facendo certe affermazioni.

E il Comitato per le restituzioni presso il MiBACT?
Non fa nulla, o quasi. Quando si costituisce una commissione con individui aventi certe competenze che poi si sottopongono ad un Segretario generale del Ministro, che ha una competenza prettamente amministrativa ed è comunque soggetto all'indirizzo politico, significa sottomettere i tecnici alla politica. Questo comitato è nato come Comitato operativo, ma nei fatti fa poco. Se dal Comitato escono oggi delle frasi come “privare simultaneamente i musei esteri dei beni d'arte non porta nessun vantaggio” significa che ha fallito lo scopo per cui è stato creato perché deve partire proprio dal Comitato l'iniziativa di richiedere i beni culturali. Sono i Carabinieri TPC che svolgono la funzione di polizia giudiziaria e sono membri del Comitato che informano le procure. Non può farlo il consigliere diplomatico del ministro.

Ai beni che tornano dall'estero come il Cratere di Eufronio, il Cratere di Assteas o la Venere Morgantina è data sufficiente pubblicità?
In passato, la politica dei Ministri Giuliano Urbani, Rocco Buttiglione e Francesco Rutelli era quella della ricontestualizzazione dei beni all'interno del territorio italiano, ma oggi di questi temi si parla poco. Al Metropolitan, il cratere di Eufronio era un corpo imbalsamato, invece al museo di Cerveteri parla. Il visitatore dopo il tour delle tombe etrusche, arriva al museo ed è già immerso nell'atmosfera di quel luogo e sa cogliere il significato di quello che ha davanti.

Quali sono i limiti della diplomazia culturale? La diplomazia culturale, non è la diplomazia dei cocktail in ambasciata o delle mostre, si tratta di un metodo alternativo di risolvere questioni legali che altrimenti sarebbero portate davanti alle corti civili o penali. Si cerca di dirimere eventuali controversie attraverso negoziazioni ispirate da principi etici e morali. Ogni Stato ha il dovere di curare i propri beni culturali che sono veicolo di sapere e scambio tra popoli. L'Italia non può tirarsi indietro anche per gli impegni presi a livello internazionale. Nella Convenzione Unesco del 1970, di cui l'Italia è parte, si dice espressamente che la tenuta delle collezioni dei musei deve avvenire nel rispetto dei diritti di proprietà che altri Stati vantano su quei beni, ma anche che i paesi devono tutelare il proprio patrimonio. Prima di fare affermazioni come “non possiamo danneggiare questi musei” si dovrebbero proporre soluzioni come prestiti a rotazione, a quel punto il museo farà cultura e non farà più commercio.

Come si migliora e valorizza un bene restituito per tenere vivo l'interesse all'opera e alla storia?
La valorizzazione è un impegno collettivo. Bisogna far sapere che queste opere ci sono, sono tornate, ma come si fa? Non si possono prendere le persone e forzarle all'interno di un museo archeologico. Il MiBACT, la stampa, l'educazione hanno un dovere civico collettivo di allertare il cittadino. La stampa dovrebbe parlare di più, sono pochissimi i giornali che lo fanno.

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