Opinioni

Il migliore vaccino contro il Covid si chiama equità

Il successo del Ruanda nel contrasto al nuovo coronavirus dovrebbe portarci a rivedere molte delle nostre ipotesi rispetto a ciò che serve per creare un sistema sanitario solido

di Agnes Binagwaho

(REUTERS)

5' di lettura

Quando il Covid-19 ha iniziato a raggiungere delle dimensioni globali all'inizio del 2020, i Paesi sviluppati non sono riusciti a contenere il virus e molti hanno iniziato a preoccuparsi della capacità dei Paesi africani di resistere alla pandemia. Gli esperti di tutto il mondo hanno prospettato delle conseguenze terribili lanciando un allarme rispetto al fatto che i sistemi sanitari deboli di questi Paesi sarebbero stati decimati. Tuttavia, se analizziamo i primi nove mesi di pandemia, risulta evidente che i Paesi africani non solo sono sopravvissuti, ma hanno anche fornito delle lezioni su come gestire crisi simili in futuro.

Qui in Ruanda, è stato necessario ricostruire tutto il nostro sistema sanitario dopo il genocidio del 1994 contro i Tutsi, quando un milione di persone sono state uccise. Ma solo 26 anni dopo, il Paese è ora considerato un leader a livello mondiale nella sua risposta alla pandemia. Secondo le proiezioni al 1 gennaio 2021, il bilancio delle vittime legate al Covid-19 sarà oltre 330.000 negli Stati Uniti (su una popolazione di 330 milioni di persone), mentre le vittime in Ruanda saranno pari solo a 62 (su una popolazione di 12,3 milioni di persone).

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Il successo del Ruanda nel contrasto al Covid-19 dovrebbe portarci a rivedere molte delle nostre ipotesi rispetto a ciò che serve per creare un sistema sanitario solido. Ad esempio, il Ruanda non ha grandi scorte di ventilatori o di posti in terapia intensiva, ma ha un sistema basato sull’equità, la fiducia, la partecipazione della comunità e la centralità del paziente.

Prendendo delle decisioni basate su prove concrete, imparando dalle lezioni del nostro passato e seguendo l’esempio dei successi di altri paesi, il Ruanda ha sfidato qualsiasi aspettativa e dimostrato che qualsiasi paese può garantire la sicurezza dei suoi cittadini con strategie e leadership adeguate. La pandemia ha rafforzato un’idea che è oggetto di insegnamento presso l’Università del Global Health Equity (UGHE), ovvero che un approccio alla sanità basato sull’equità è il modo migliore per garantire la salute pubblica in termini più ampi.

Quando il governo nazionale ruandese ha istituito un lockdown in tutto il paese a metà marzo, si è coordinato con i capi dei villaggi per la distribuzione di beni alimentari essenziali a decine di centinaia di famiglie bisognose. Di conseguenza, poiché coloro che non potevano lavorare non avevano il rischio di arrivare alla fame, riuscivano a rispettare il lockdown stando al sicuro e proteggendo dal virus anche i loro cari e tutti gli altri cittadini. Il governo ha fatto anche dei passi per garantire che le popolazioni più vulnerabili fossero sottoposte ai tamponi, alla quarantena e che fossero curate gratuitamente. Inoltre, coloro che risultavano positivi, potevano contare sul sostegno statale anche in termini di cibo e alloggio.

Il sistema sanitario del Ruanda segue un modello decentralizzato che enfatizza la prevenzione e la cura a livello delle comunità, garantendo equità e accesso alla sanità in tutto il territorio. Ciascun villaggio ha un team di operatori sanitari per le comunità in grado di comprendere i bisogni specifici dei loro distretti. Sin dallo scoppio della pandemia, i 60mila operatori sanitari per le comunità del Paese hanno fornito assistenza al Centro biomedico del Ruanda, ovvero l’istituto a capo della risposta sanitaria nazionale, istruendo i cittadini rispetto alle misure di prevenzione, individuando le popolazioni vulnerabili bisognose di sostegno, conducendo attività di tracciamento e continuando a seguire i pazienti dimessi in seguito a due test negativi.

Questo sistema decentralizzato, ma con un approccio integrato, ha aiutato il Ruanda a raggiungere il livello più elevato di fiducia nel sistema pubblico rispetto a qualsiasi altro sistema sanitario a livello mondiale. Quasi tutti i ruandesi sono fiduciosi che i vaccini garantiti da Unicef e l’Organizzazione Mondiale per la Sanità siano sicuri ed efficaci. Di conseguenza, dal 2011 il Paese ha quasi eliminato il rischio di cancro al collo dell’utero tra le ruandesi in età compresa tra i 12 e i 23 anni somministrando il vaccino HPV a bambine e ragazze.

In parallelo, alcuni Paesi occidentali hanno faticato a fare in modo che i loro cittadini seguissero le linee guida sanitarie pubbliche basilari, come indossare la mascherina in pubblico, a causa di una diffusa mancanza di fiducia nelle istituzioni e nelle competenze.

Se la pandemia di Covid-19 ha dimostrato qualcosa, è che la fiducia nel sistema pubblico è un aspetto determinante della salute pubblica. Un Paese può avere le tecnologie mediche più avanzate a livello mondiale, ma se i suoi cittadini non hanno fiducia nel loro governo o negli istituti sanitari pubblici, il valore di questi beni è sprecato. Mentre il cambiamento climatico e le interferenze da parte dell’uomo continuano a degradare i sistemi naturali, il rischio di un’altra malattia zoonotica non farà altro che aumentare negli anni e decenni a venire. È pertanto essenziale imparare dagli errori e dai successi del Covid-19 per prepararsi al meglio per il futuro in termini di prevenzione e trattamenti necessari.

In Ruanda, abbiamo messo in pratica le lezioni apprese dalle epidemie di Ebola nel 2014 e nel 2018 nei Paesi confinanti, e le azioni volte a prevenire la diffusione della malattia nel nostro Paese, per gestire la risposta al Covid-19. Pertanto, c’è stata una forte spinta nel formare gli operatori sanitari per le comunità e nell’istruire l’opinione pubblica sulle norme basilari sanitarie e igieniche. Ma dato che ciascuna epidemia è diversa, questo è un processo sempre in corso.

Con ogni nuova sfida, arrivano nuove innovazioni, conoscenze e strategie volte a rafforzare i sistemi esistenti e a prepararci alla prossima pandemia. Inoltre, la formazione e l’istruzione pubblica dovrebbero essere aggiornate per ogni nuova generazione di strumenti diagnostici delle malattie e di esperti in salute globale. Ecco perché noi presso l’Ughe stiamo formando studenti di tutto il mondo nella preparazione e risposta alle epidemie e pandemie, nella gestione dei focolai in modo equo attraverso un approccio chiamato “One Health” basato sulle comunità.

Allineando l’istruzione alla domanda del settore sanitario, possiamo garantire che i professionisti della sanità forniscano servizi adeguati alle necessità delle comunità e che possano laurearsi con le capacità, le conoscenze da leader e la spinta imprenditoriale necessaria per innovare e adattarsi alle circostanze. Mentre i principali attori sanitari di altri Paesi africani analizzano le lezioni apprese finora dalla cirsi del Covid-19, i partner occidentali dovrebbero fare lo stesso.

I Paesi che hanno avuto maggiore difficoltà nel contenere il virus e le relative conseguenze economiche dovrebbero dare un nuovo orientamento ai loro sistemi sanitari per rispondere ai bisogni delle comunità. Tutti i Paesi dovrebbero analizzare in modo critico non solo le risorse e tecnologie a disposizione, ma anche le questioni legate all’equità, all’accesso alla salute e alla fiducia nelle istituzioni pubbliche.

La pandemia deve ancora essere sconfitta, ma mentre molte opinioni pubbliche in Occidente stanno soccombendo allo scetticismo dubitando di sé stesse e dei loro leader, il Ruanda ha protetto la maggior parte dei suoi cittadini dal virus e ha aumentato la fiducia nel suo modello sanitario. Gli stessi princìpi su cui si basa questo modello potrebbero aiutare a salvare molte vite nei Paesi più ricchi e con risorse più adeguate, sia oggi che in futuro. La speranza ora è che tutti i Paesi adottino un approccio simile a quello del Ruanda in quanto la nostra sicurezza è uguale a quella dei nostri vicini più vulnerabili nella comunità globale in cui viviamo.

Traduzione di Marzia Pecorari

Ex ministro della salute in Ruanda, vice cancelliere della Global Health Equity University e docente senior preso il Dipartimento per la salute globale e la medicina sociale presso la Harvard Medical School. È anche ricercatore presso l’African Academy of Sciences e membro della US National Academy of Medicine.

Copyright: Project Syndicate, 2020

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