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Il Milan è tornato, l’Inter in crisi d’identità ma lassù c’è solo il Napoli

I rossoneri si sbarazzano di un’Atalanta troppo brutta per essere vera. L’Inter scivola a Bologna. Unica certezza: nessun rivale per Spalletti & co.

di Dario Ceccarelli

Serie A: Napoli inarrestabile, oggi tocca alle milanesi

5' di lettura

Meno male che c’è qualche colpo di coda. Che c’è ancora qualche sorpresa. Come l’Inter che cade (1-0) di nuovo a Bologna. Come il Milan che si mangia (2-0) un’Atalanta quasi irriconoscibile agganciando i cugini al secondo posto. Meno male: altrimenti sai che noia. Altrimenti con il Napoli che impallina qualsiasi avversario (2-0 contro l’Empoli, ottava vittoria consecutiva), dovremmo tutti dedicarci a qualche altra attività più eccitante. Magari al golf, agli scacchi, perfino a Burraco, ormai molto più emozionante del nostro campionato largamente dominato dagli uomini di Spalletti.

Lassù il Napoli detta legge

Ormai così bravi che anche in Europa dettano legge come fossero da anni i padroni delle coppe. Così bravi che, anche quando restano in dieci (espulsione di Mario Rui per fallo di reazione), non fanno un plissé dimenticando lo stress della Champions che, evidentemente, colpisce solo chi li insegue. Parliamo soprattutto dell’Inter che, per tenerci sulla corda, si caccia volentieri nei guai. O in qualche trappola. L’ultima è scattata questa domenica alle 12.30 sul campo del Bologna che ormai per l’Inter sta diventando fatale come una volta lo era quello di Verona per il Milan. L’anno scorso, complice una papera del portiere Radu, gli uomini di Inzaghi al Dall’Ara avevano lasciato lo scudetto ai rossoneri; questa volta invece, per un maldestro errore di D’Ambrosio ben sfruttato da Orsolini, permettono ai bolognesi di incasellare la quarta vittoria nelle ultime cinque partite.

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Uno splendido Bologna

Splendido il Bologna, certo; bravo Thiago Motta, sempre più quotato al borsino degli allenatori; bravissimo Orsolini al settimo sigillo stagionale, ma l’Inter? Cosa fa l’Inter? Non per infierire, ma il suo è un vizio assurdo. Dopo ogni buon risultato, come quello con il Porto, inesorabile come un avviso dell’Agenzia delle Entrate arriva la caduta fragorosa. Che le fa ancora più male perché abbassa l’autostima e innesca tutto quel brodo primordiale di mugugni interisti, a partire dalle vere e presunte colpe di Inzaghi, che sembrano fatte apposta per rimettere tutto in discussione. Lo stesso Inzaghi con le sue auto crocefissioni («dobbiamo fare meglio, io per primo») sembra uno di quegli eretici del Seicento che non potendone più, confessava qualsiasi cosa all’inquisizione. C’è un compiacimento nell’Inter ad autoflagellarsi che fa concorrenza perfino al Pd, questa domenica preso dalla sfida delle primarie. La differenza con il Pd è che nell’Inter le primarie sono ogni settimana, con qualche turno infrasettimanale quando c’è la Champions.

Inter in crisi d’identità

Ogni partita è decisiva, ogni sfida è all’ultima spiaggia, ogni prova è quella del nove. Un calvario, insomma. Vero che questa con il Bologna è la settima sconfitta stagionale (dopo le varie sbandate con Monza, Empoli e Sampdoria), vero che i cambi del tecnico sono stati prematuri, vero che i gol subiti in trasferta (22) sono un bel fardello, però scatenare un nuovo processo contro Inzaghi, non avendo una Elly Schlein da tirar fuori dal cilindro, è davvero da masochisti conclamati. In fondo, e qui sembra ancora di parlare del Pd, l’Inter (con il Milan) è la seconda forza del campionato. Un campionato guidato da un Napoli mai così inarrestabile come quest’anno. Dove ormai sono tutti venerabili maestri: dal presidente De Laurentiis fino all’ultimo magazziniere. Spalletti, sbeffeggiato fino all’anno scorso per le sue metafore ardite, ora è un emerito professore di comunicazione che se dice «meglio l’uovo oggi della gallina domani», nel senso che è meglio godersi il presente, tutti lo incensano come se fosse un collega di Kierkegaard.

Omaggiare chi vince è normale, meno normale è che nell’Inter ci sia questa tendenza all’autodistruzione in nome di un glorioso passato che non sempre è stato così splendido. Va bene darsi degli obiettivi vincenti, ma bisogna godersi anche i risultati ottenuti. Come essere ancora in corsa negli ottavi di champions e nelle semifinali di Coppa Italia. Il ritardo dal Napoli (-18) è troppo pesante? Certo che è pesante, ma le altre squadre dove sono? Più che un nuovo allenatore, che costerebbe un occhio della testa, all’Inter ci vorrebbe un collega di Freud, uno psicologo bravo, ma non tropo esoso, che scacci via tutti i fantasmi del passato a partire dall’ingombrante ricordo di Mourinho e del Triplete.

Col 2-0 all’Atalanta il Milan torna a far paura

Un’altra sorpresa arriva da San Siro. Che il Milan fosse in ripresa, ben protetto dalla difesa a tre, lo si era capito. Ma che l’Atalanta fosse così malridotta, non era ancora così chiaro. A Milano non c’è stata partita: da una parte un Diavolo quasi feroce e sempre in attacco. Dall’altra una Dea molle e totalmente alle corde. Mai un tiro in porta, mai una reazione, mai un tentativo di uscire dalla gabbia in cui l’ha imprigionata il Milan. Un Milan veloce e spregiudicato, colpevole solo di non aver chiuso prima la sfida: Troppi errori sotto porta, troppe conclusioni favorevoli buttate al vento. Lo stesso Leao, in evidente ripresa, ha partecipato da protagonista a questo festival delle occasioni mancate. Il primo gol è venuto nel primo tempo da un’autorete di Musso su una prodezza balistica di Hernandez. Il secondo quasi allo scadere del match grazie a uno «scavetto» di Messias ottimamente lanciato da Leao. Per la squadra di Pioli, alla sua ottocentesima panchina in carriera, questa è la quarta vittoria consecutiva, compresa quella in Champions con il Tottenham.

Quattro vittorie, senza mai subire un gol, che riportano il Milan alla sua dimensione abituale, quella precedente alla pausa dei Mondiali e al successivo gennaio da incubo. Tra i meriti di Pioli, va riconosciuto quello di avergli dato una maggiore copertura difensiva cambiando modulo tattico. Ma soprattutto di aver restituito fiducia e sicurezza ai suoi giocatori. Dettaglio non trascurabile, la maggior freschezza atletica. Il Milan va a velocità doppia rispetto a un mese fa. La difesa, ben protetta dal ritorno di Maignan, non ha concesso nulla alle punte bergamasche.

Il ritorno di Ibrahimovic

Da non sottovalutare anche il ritorno di Ibrahimovic, entrato in campo al 74’ dopo un’assenza di 280 giorni. Un ritorno salutato con una ovazione che, oltre ad avere un importante valore simbolico, può permettere di far rifiatare Giroud, da mesi sotto pressione. Poi Ibra è Ibra. Un totem di 41 anni che nel Milan dà ancora la linea. E che fa ben sperare anche per la Champions. Per lìAtalanta, ora a meno sei dai rossoneri, è scattato l’allarme. Due sconfitte non sono la fine del mondo. Ma lo possono diventare, anche in prospettiva Champions, se non ci sarà una reazione adeguata.

Impresa Salernitana: 3-0 al Monza

Non è un «clamoroso al Cibali!» come probabilmente disse Sandro Ciotti a Tutto il calcio minuto per minuto il 4 giugno 1961 dopo la storica vittoria (2-0 ) del Catania sull’Inter, però il largo successo della Salernitana sul rampante Monza di Berlusconi e Galliani è comunque un’impresa non banale. Da quattro mesi infatti la squadra campana non vinceva davanti al suo pubblico. Il nuovo tecnico Paolo Sousa, alla sua seconda partita, dà una bella scossa alla Salernitana per farla uscire dalla zona retrocessione. Con la difesa a tre, Kastanos e Candreva sulla trequarti, e Piatek di punta, Sousa le dà più incisività e sicurezza. Se sia una rinascita è prematuro dirlo, di sicuro per il Monza di Palladino è il secondo tonfo consecutivo dopo quella in casa con il Milan.


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