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Il Milan perde la bussola, Conte la trova e l’Inter stravince il derby

Per i rossoneri quinta sconfitta tra campionato e Coppa Italia. Lukaku e Lautaro hanno realizzato 30 reti. E sul fronte virus, c’è la «variante ultrà»

di Dario Ceccarelli

Milan-Inter, Conte: "Ottima prestazione contro un avversario forte"

Per i rossoneri quinta sconfitta tra campionato e Coppa Italia. Lukaku e Lautaro hanno realizzato 30 reti. E sul fronte virus, c’è la «variante ultrà»


5' di lettura

Nei panni di Antonio Conte, dopo questo derby stravinto dall’Inter e malamente perso dal Milan, incroceremmo le dita. O comunque, come dicono a Napoli, l’allenatore nerazzurro farebbe meglio a stare accorto. Molto accorto. Troppi complimenti, troppi osanna, troppa esaltazione anche da parte di chi, fino a un mese fa, era molto meno prodigo di inchini e salamelecchi, anzi. È un vecchio vizio nazionale quello di salire sul carro del vincitore (ogni riferimento all’attualità politica non è puramente casuale) ma il carro dell’Inter, visto che mancano ancora 15 giornate al termine del campionato, non è ancora arrivato a destinazione.

L’esultanza dei calciatori dell’Inter (Reuters)

Un bel carico per la fuga scudetto

Certo, questi tre punti sono un bel carico per una fuga verso lo scudetto con un + 4 sui rossoneri. Ma questo campionato, ancora pandemico, è un campionato strano. Basta poco per perdere o recuperare la bussola smarrita. E il Milan, a parte qualche sussulto, è dall’inizio del 2021 che l’ha smarrita. Cinque sconfitte tra campionato e Coppa Italia la dicono lunga. Se non è un crollo, certo è uno smottamento grave. Se Pioli e Maldini non vanno ai ripari, il rischio diventa quello di doversi guardare alle spalle per un posto in Champions. Dietro la Roma frena (0-0) a Benevento, ma Lazio e Atalanta galoppano. E la Juve gioca questo lunedì nel posticipo col Crotone.

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La partita perfetta dei nerazzurri

Comunque, che partita perfetta quella dell’Inter! Scintillante, cinica, corale. Una squadra straordinaria in attacco (due gol Lautaro, uno Lukaku), ma anche quasi perfetta nel difendersi. E anche quando sta per cedere, come sembra nei primi dieci minuti della ripresa, è capace di tirar fuori dal cilindro tre parate straordinarie di Handanovic. Due volte su Ibrahimovic e una su Tonali. Un pareggio del Milan, a inizio ripresa, avrebbe potuto dare un volto diverso al derby. Ma la storia, anche calcistica, non si fa con i «se» e con i «ma». Chi vince, alla fine, ha quasi sempre ragione. E l’Inter infatti stravince.

Il vecchio gioco del gatto col topo

A Conte, spesso bersagliato anche dal fuoco amico, ora non si può dire nulla. In questo derby da vertigine, poi, non ne sbaglia una. In avvio scatena i suoi non lasciando giocare il Milan e andando subito a segno con Lautaro (ispiratissimo) che sfrutta un calibrato assist di Lukaku. Quando però il Milan rimette fuori la testa, a cavallo tra il primo e il secondo tempo, l’Inter arretra notevolmente il suo baricentro lasciando la spinta ai rossoneri. Da notare: prima la modalità offensiva, poi quella difensiva. Prima il piano A e poi il piano B. L’Inter li attua entrambi. Domenico Arcuri, il super commissario per l’emergenza, avrebbe di che imparare. E il piano B, quello di colpire in contropiede sfruttando gli ampi spazi che si aprono, è il gioco preferito dai nerazzurri. Che fanno un po’ come il gatto con il topo: vieni pure avanti a cercare il formaggio, topolino mio, che poi ti acchiappo.

La premiata ditta «Lu-La»

E infatti così avviene in occasione del raddoppio (ancora Lautaro) che arriva dopo una rapidissima azione corale coast tuo coast con i rossoneri marmorizzati come statue. Un film che si ripete nel terzo gol, quando Lukaku parte con la solita galoppata (con rasoterra chirurgico) che travolge chiunque osi ostacolarlo. Romagnoli, che non è un pivello, lo guarda smarrito come avesse visto passare un bufalo impazzito. Dopo questo choc, povero ragazzo, avrà bisogno di un robusto supporto psicologico. Qui almeno due cose balzano agli occhi. Che Lukaku e Lautaro, in giornata di grazia, sono due attaccanti quasi immarcabili. In due hanno finora realizzato 30 reti su 57 totali. Inoltre Lukaku non solo è capocannoniere (17), ma è anche un formidabile uomo assist come si è visto in occasione del fulmineo 1-0 di Lautaro.

Troppe responsabilità per i Pioli boys?

Uno integra l’altro, e viceversa. Colpisce però anche la scarsa «cattiveria» agonistica dei rossoneri. Soprattutto i difensori non possono lasciare tutti questi spazi a predatori seriali come quei due. È un suicidio. Purtroppo per Pioli il discorso riguarda anche gli altri reparti. Scarsa velocità, scarsa cattiveria, poca gamba, insomma. Alcuni come Calhanoglu, Kjaer e Rebic sono palesemente poco reattivi. Altri sono frenati. La forza del Milan di Pioli è sempre stata una certa «incoscienza offensiva», una non comune capacità di imporre il proprio gioco. Ma non quando ormai la frittata è fatta, come in questo derby. Difficile capire cosa sia successo. Tante tossine, anche per l’impegno di Europa League, possono aver pesato. Però le ruggini sono troppe. Anche mentali. Forse l’idea dello scudetto, a furia di parlarne, è diventata più una zavorra che uno stimolo. Troppa responsabilità, insomma. Partiti come ragazzi, i Pioli boys si sono trovati arruolati per una missione quasi impossibile.

Ibrahimovic sostituito con Castillejo da Pioli (Afp)

Ibrahimovic a corrente alternata

Chi non è una recluta, però, è il vecchio Ibra, il totem rossonero. Ultimamente anche lo svedese va a corrente alternata. Ma le due migliori occasioni per rovesciare il derby sono venute da lui. Il rischio, se non segna, è che però sia più un lusso che una risorsa. Ora poi con la storia di Sanremo apriti cielo: Lukaku ha cantato a San Siro, ironizzano i nerazzurri. Molto più improbabile che il vecchio Ibra faccia gol a Sanremo. Una situazione non facile anche per Pioli. Che pur stravedendo per il suo centravanti si trova in una situazione molto imbarazzante. Che fare? Lasciarlo libero di fare il fenomeno con Amadeus mentre il Milan è nell’ora più difficile? Una patata bollente che, in questo bizzarro incrocio tra sport e spettacolo, darà fiato alle trombe a un sacco di pifferai in servizio permanente effettivo.

A questo punto Conte è atteso al varco

Diamo infine a Conte quel che è di Conte. E diciamo cioè che ha dato quella famosa «continuità» all’Inter. Non si vincono 12 partite nelle ultime 15, se non si raggiunge una certa stabilità. Poi se alcuni giocatori, come Eriksen e Perisic, sono finalmente usciti dal limbo degli equivoci, forse qualche merito ce l’ha anche l’allenatore. Ora però Conte non si allarghi troppo. Anche perchè Champions e Coppa Italia sono già perse. Perdere lo scudetto, cioè zero titoli, non gli verrebbe perdonato. Più che dai nemici, soprattutto dagli amici. Perciò meglio stare accorti.

Assembramenti a San Siro in occasione del derby (Ansa)

La variante ultrà

Ps. Cinquemila tifosi interisti da una parte, cinquemila milanisti dall’altra. Un doppio assembramento a rischio garantito. Tutti assieme, uno addosso all’altro, naturalmente molti senza mascherina. Ma con tamburi, sciarpe, fumogeni e cori da stadio (vuoto) per non farci mancare nulla. C’è mancato, ma solo per un pelo, lo scontro diretto tra le due fazioni. Bel modo, per sostenere Milan e Inter, quello dei fedelissimi prima del derby: tanto cuore, pochissimo cervello. Dopo un anno di pandemia, l’esperienza nulla ha insegnato. È il virus dell’ultrà. Una variante molto pericolosa per la quale non c’è ancora il vaccino.

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