efficienza energetica

Il ministero della Difesa affida le sue sedi al distretto tecnologico «Stress»

di Vera Viola

(LaPresse)

3' di lettura

Sarà Stress, il distretto tecnologico campano per l’edilizia sostenibile a occuparsi dell’efficientamento energetico degli edifici del ministero della Difesa: come è scritto nell’accordo firmato nei giorni scorsi da distretto campano e ministero. L’Accademia Aeronautica Militare di Pozzuoli e la Scuola Militare Nunziatella già compiaono nel piano di efficientamento energetico voluto dal dicastero della Difesa, ma queste sono solo le prime due tappe di un piano che investirà tutta Italia.

«L’intervento che andiamo a realizzare – spiega Ennio Rubino, presidente del distretto tecnologico Stress – potrebbe produrre un risparmio di metà della bolletta energetica pagata dal ministero della Difesa». Stress fornirà risorse e competenze per lo svolgimento di attività di ricerca, di consulenza scientifica e formazione. Al contempo potrà fare una serie di sperimentazioni che sarà poi possibile replicare in altri ambiti della pubblica amministrazione e non solo.
«L’accordo con Stress – spiega il generale Francesco Noto, direttore della Struttura di Progetto Energia – ci aiuterà a migliorare le prestazioni energetiche delle nostre infrastrutture e contribuirà alla riduzione delle emissioni clima-alteranti, evidenziando il ruolo trainante che la Difesa può svolgere per l’adozione di una strategia energetica orientata alla ricerca e all’innovazione tecnologica».
Si tratta solo dell’ultima commessa affidata al distretto tecnologico campano. Il bilancio dei primi sette anni di attività, chiuso proprio in questi giorni con un evento celebrativo e di riflessione sul tema “Sicurezza e sostenibilità nell'era della convergenza digitale”, svoltosi a Napoli, è positivo e annovera numerose sperimentazioni e ricerche.
Nel “libro bianco” ci sono 27 dimostratori tecnologici realizzati nell’ambito di diversi progetti per un valore complessivo di circa 60 milioni.
Sostenibilità e risparmio, efficienza energetica, domotica, qualità e confort dell’abitato sono alcuni dei driver di sviluppo delle costruzioni del futuro, orientate al miglioramento della qualità della vita e della sostenibilità delle abitazioni. È su queste tematiche che opera il distretto Stress mettendo in stretto contatto mondo della ricerca e filiera delle costruzioni, attraverso l’innovazione tecnologica, la riqualificazione del costruito e il rilancio dell’economia green nel settore dell’edilizia. Gli esempi sono numerosi. Palazzo Penne, nel centro storico di Napoli, è stato coinvolto nelle attività dimostrative del Progetto Pon Provaci (di cui Stress è capofila) che consiste nella diagnosi e valutazione della vulnerabilità sismica su cui basare la redazione del progetto di recupero architettonico, funzionale, strutturale e impiantistico. Sono stati poi adottati sensori in grado di individuare il numero di persone presenti in un ambiente allo scopo di regolare la temperatura dei condizionatori, e sperimentate pitture in grado di assorbire eccessi di anidride carbonica. Con altri progetti, Stress, si è concentrato sul tema del risparmio energetico. Con “Smart Case per esempio si è voluto realizzare strutture edilizie in grado di produrre almeno il 20% dell’energia necessaria agli edifici, utilizzando fonti rinnovabili, sviluppando materiali innovativi per l’edilizia caratterizzati da almeno il 20% in meno di energia richiesta in fase di produzione.
E ancora, si possono ricordare le tavole vibranti per collaudare la resistenza di travi ai terremoti, le vernici antiossidanti da utilizzare nei porti e per ponti che poggiano sull’acqua. Infine la casa nZEB (nearly Zero Energy Building), edificio sperimentale ad energia quasi zero in clima mediterraneo, che sarà inaugurato a breve in Campania, a Benevento, in un’area messa a disposizione dall’Università degli Studi del Sannio. Si tratta di uno dei primi test di questo tipo in Italia meridionale, attraverso il quale sono state messe a sistema innovative metodologie progettuali, costruttive e impiantistiche.
L’edificio nZEB nasce come intervento dimostratore in scala reale del progetto di ricerca Smart Case, attuato dal Distretto tecnologico STRESS con il coordinamento scientifico di Giuseppe Peter Vanoli del Dipartimento di Ingegneria dell’Università degli Studi del Sannio. Nella progettazione dell'nZEB è stata posta particolare attenzione al suo funzionamento passivo, ovvero alla sua capacità di garantire condizioni di comfort termico e igrometrico degli occupanti anche in assenza di impianti di condizionamento attivi.
Nei primi sette anni di vita del consorzio Stress è cresciuto il numero di soci pubblici e privati: oggi conta quattro enti pubblici (Università di Napoli Federico II, Cnr, Università degli studi del Sannio, Università degli Studi di Padova); 2 consorzi di ricerca (Amra, Consorzio Tre a sua volta partecipato da Enea, Strago, Tme, Archliving, Green Building, Girardi) e 13 Imprese tra cui Mapei, D’Appolonia, Geoslab, Tecno In, Tecnosistem, Ccc-Acam (Consorzio Cooperative Costruzioni), Costruire spa, Atp srl, Icie, Ett Spa.

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