beni culturali

Il ministero non può usucapire i quadri di una fondazione

di Gennaro Grimolizzi

2' di lettura

Il patrimonio di una pinacoteca privata non può essere usucapito da un’istituzione pubblica. Dieci anni dopo il ricorso presentato dal ministero per i Beni e le attività culturali, i giudici della Corte di appello di Potenza (sentenza n. 456 del 2017, estensore Iodice, pubblicata il 20 settembre scorso) si sono espressi sulla proprietà dei beni della Pinacoteca d'Errico e sulla loro gestione. Si tratta della più grande collezione privata esistente nel Mezzogiorno. Un patrimonio di oltre trecento dipinti, circa cinquecento stampe e seimila volumi lasciati da Camillo d'Errico con testamento del 1897 alla comunità di Palazzo San Gervasio (Potenza).

A distanza quasi ottant'anni, secondo i giudici di secondo grado, continuano ad essere oggetto di interpretazione la legge n. 1082/1939 ed il regio decreto n. 1588/1940. L'intero patrimonio della pinacoteca non può essere considerato usucapito dal ministero dei Beni culturali. Quest'ultimo, infatti, aveva chiesto che quadri, libri e stampe venissero considerate, per intervenuta usucapione, di proprietà dello Stato.

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La Corte d'appello di Potenza ha rigettato, tra le altre cose, la tesi ministeriale secondo cui il possesso «è stato esercitato ininterrottamente dal 1939 sino ad oggi, avendo il ministero concesso i beni a terzi, gestendoli in piena libertà ed in funzione della necessità della loro fruizione pubblica».

Chiara la motivazione dei giudici di appello. «Manca - evidenziano - la prova del possesso uti domini e delle sue modalità di esercizio, limitandosi il ministero ad invocare un noto principio giurisprudenziale (che afferma che è sufficiente esercitare un potere di fatto come se si fosse titolare del corrispondete diritto indipendentemente dalla consapevolezza che, invece, esso appartiene ad altri, si vedano anche le sentenze della Cassazione 2857/2006, 4702/1999), senza farne applicazione alla fattispecie concreta, e senza spiegare in cosa sia consistito il possesso uti domini, quali atti di disposizione siano stati posti in essere, quale sia il diverso valore attribuibile ai documenti richiamati dal primo giudice perché ritenuti significativi del riconoscimento da parte del ministero della proprietà in capo all'Ente».

L'Ente Camillo d'Errico, hanno inoltre stabilito ancora i giudici della Corte d'appello di Potenza, chiamati a pronunciarsi sulla sentenza del Tribunale di Potenza n. 121/2006, potrà continuare ad operare per l'amministrazione e gestione del patrimonio della pinacoteca, dopo che il ministero ne aveva messo in dubbio l'esistenza giuridica.

L'unico motivo d'appello presentato dal ministero, accolto parzialmente dalla Corte d'appello potentina ed in riforma della sentenza di primo grado del 2006, riguarda la domanda di restituzione della collezione d'Errico, consistente in opere artistiche e bibliografiche per la quale non si esclude una prosecuzione dei contenziosi in sede civile e, soprattutto, ricorso per Cassazione da parte dell'Ente d'Errico.

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