dopo l’allerta Wind Day

Il ministero: a Taranto qualità d’aria in linea con i parametri di legge

di Domenico Palmiotti

(ANSA)

3' di lettura

«La qualità dell'aria di Taranto negli ultimi 4 anni è stata in linea con i parametri fissati dalla legge per la protezione della salute e dell'ambiente con una tendenza a un progressivo ulteriore miglioramento». Il ministero dell'Ambiente scende in campo e rassicura dopo che per due giorni, ieri e oggi, le scuole del rione Tamburi di Taranto sono state chiuse per due giorni consecutivi dopo che un'ordinanza del sindaco dello scorso ottobre ha disposto che, in presenza dell'allerta Wind Day lanciato da Arpa Puglia, non debbano esserci lezioni nel quartiere che si trova a ridosso dell'acciaieria.

Questo perché il vento, che solleva e trasporta le polveri minerali provenienti dal parco materie prime della fabbrica, non consente di tenere le finestre aperte e quindi di areare gli ambienti. Da ottobre ad oggi le scuole dei Tamburi, a causa del Wind Day, sono rimaste chiuse per una decina di giorni creando disagi e proteste. Tra l'altro la chiusura delle scuole è l'unica misura restrittiva che il sindaco di Taranto, Rinaldo Melucci, ha adottato mentre per il resto della popolazione valgono le precauzioni suggerite dal protocollo Arpa Puglia-Asl Taranto del 2012.

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Intervenendo di nuovo sulla qualità dell'aria di Taranto, il ministero dell'Ambiente dichiara che i dati del Rapporto di valutazione del danno sanitario stabilimento Ilva di Taranto redatto da tre organismi della Regione Puglia (Arpa, Aress e Asl Taranto) evidenziano che «le misure delle concentrazioni ambientali dei contaminanti di interesse per il rischio inalatorio non superano, per gli anni considerati 2013, 2014-2015 e 2016, i livelli fissati dalle norme».

Il rapporto riconosce che il dato sull'aria è congiunturale, «ovvero riflette il quadro emissivo attuale, fortemente condizionato dalla transitoria chiusura di buona parte delle cokerie». Va da sé, quindi, che se l'Ilva, con gli impianti nelle condizioni in cui sono oggi, riprendesse a produrre a pieno regime, il livello ambientale si comprometterebbe. Ma, rammenta il ministero, «la situazione attuale, con la produzione che non supera i 6 milioni di tonnellate, non potrà essere modificata fino al termine di tutti gli interventi di ambientalizzazione». Il che significa che l'Ilva potrà superare i 6 milioni di tonnellate solo dopo agosto 2023, a bonifica terminata con l'attuazione delle prescrizioni ambientali.

Quanto al superamento dello spolverio che colpisce il rione Tamburi, il ministero dell'Ambiente rammenta che la definitiva soluzione si avrà con la copertura dei parchi minerali. Un progetto da oltre 300 milioni di euro il cui cantiere partirà il mese prossimo. Ventiquattro mesi di lavoro contro l'iniziale previsione di 36. E proprio per accelerare la tempistica, il Governo ha chiesto che i commissari di Ilva comincino le prime opere del progetto senza attendere l'effettivo subentro di Am Investco (Arcelor Mittal) nella gestione operativa dell'Ilva.

«I dati della Regione - rileva il ministro dell'Ambiente, Gian Luca Galletti - confermano che le misure adottate finora hanno consentito di mantenere la qualità dell'aria di Taranto entro i parametri di legge. I dati degli ultimi quattro anni sono omogenei e indicano un trend costante di miglioramento che è la migliore notizia per i tarantini. È il segnale che le indicazioni a tutela della salute pubblica e dell'ambiente stanno funzionando. Un incremento della produzione Ilva sarà possibile solo quando nello stabilimento saranno stati ultimati tutti gli interventi previsti dall'Aia. Credo che sia da sottolineare - conclude Galletti - la “storica” partenza dei lavori per la copertura dei parchi minerali che consentirà di eliminare definitivamente il problema del sollevamento del polverino».

Va detto, però, che la copertura del parco minerali è anche il principale intervento di quel Dpcm (Decreto presidente Consiglio dei ministri) che a fine settembre ha approvato il nuovo piano ambientale dell'Ilva proposto da Am Investco e che Regione Puglia e Comune di Taranto hanno impugnato al Tar di Lecce creando un conflitto istituzionale che, nonostante diversi tentativi di mediazione, non trova ancora soluzione.

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