Ecofin informale in Slovenia

Il ministro dell’Economia Franco: «Debito molto più basso del previsto»

Il ministro all’Ecofin parla di stima nella Nadef «significativamente migliore» rispetto a quella prevista dal Def. Per l’effetto di crescita e minori spese deficit verso il 10%, anche con il nuovo stop alla riscossione

di Beda Romano e Gianni Trovati

Ministro Franco: il Pnrr renderà nostra economia più dinamica

3' di lettura

I numeri del nuovo programma di finanza pubblica italiano hanno ancora qualche giorno di tempo per assumere una forma definitiva, ma tutti gli aggiornamenti del quadro macroeconomico, ultima la produzione industriale di giovedì, aiutano a rafforzare l’idea di un rimbalzo che cresce. E colorano di un ottimismo crescente anche le dichiarazioni sempre prudenti del ministro dell’Economia Daniele Franco. Sul debito «la nuova stima nella Nadef [Nota di aggiornamento, ndr] sarà significativamente migliore di quella indicata nel Def [Documento di economia e finanza, ndr]», ha spiegato ieri a margine dell’Ecofin informale in Slovenia, anche per rispondere ai timori manifestati dai Paesi del Nord nel dibattito che si sta accendendo sulla riforma delle regole fiscali comunitarie. Regole che, ha aggiunto, «non sono la nostra maggiore preoccupazione in questo momento», perché quella della riduzione del debito nei prossimi anni «è una strada che seguiremo comunque».

Il deficit potrebbe essere anche sotto al 10%

Un Pil che per quest’anno viaggia circa due punti sopra la crescita tendenziale del 4,1% calcolata nel Def di primavera significa, insieme a una dinamica di entrate e spese migliore del previsto, un deficit che potrebbe fermarsi anche prima del 10%, contro l’11,8% del Def. Al netto, però, degli interventi che potrebbero chiedere ancora qualche decimale di disavanzo su quest’anno, a partire dal nuovo stop alla riscossione che è stato chiesto da tutto il Parlamento e potrebbe trovare spazio in un decreto fiscale insieme alla Nadef. La curva del debito, in ogni caso, non disegnerà lo scalone di quattro punti (dal 155,8 al 159,8% del Pil) stimato in primavera, mentre per il 2022 si confermerà una riduzione non marginale. Anche perché, per la prima volta da molti anni, la prossima manovra italiana non sarà accompagnata dalla tradizionale richiesta di scostamento.

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Riuniti in Slovenia dopo la pausa estiva, i ministri delle Finanze dell’Unione europea hanno iniziato ieri a discutere del modo in cui promuovere gli investimenti pubblici dopo la crisi economica provocata dalla pandemia virale, senza mettere a repentaglio la necessità di ridurre l’enorme debito accumulato in questi ultimi due anni. I tempi della discussione saranno lunghi, ma un accordo tra i Paesi membri appare possibile nonostante le divergenze di partenza.

Gentiloni: «Non possiamo permetterci un calo degli investimenti»

«Dobbiamo evitare quanto avvenne sulla scia della crisi precedente quando gli investimenti diminuirono fino a toccare lo 0», ha spiegato qui a Lubiana il commissario agli Affari economici Paolo Gentiloni. «Questa volta non possiamo permetterci un calo degli investimenti». Il problema è particolarmente d’attualità perché vi è l’urgenza di finanziare la transizione digitale e verde, oltre che riparare i danni economici provocati dalla pandemia (si veda Il Sole 24 Ore di sabato 11 settembre). Sul tavolo c’è l’idea ricorrente della regola d’oro, una norma che escluda gli investimenti dal calcolo del deficit. Alcuni paesi sono freddi. Ha spiegato il ministro delle Finanze austriaco Gernot Blümel: «Dobbiamo aver spazio di manovra sul fronte del bilancio per prepararci ad affrontare la prossima crisi». Interrogato se potesse accettare l’adozione della cosiddetta regola d’oro, il ministro ha risposto però in modo evasivo: «Dovremo valutare i dettagli di una eventuale proposta della Commissione».

«Frugali» più aperti sugli investimenti ambientali

Notava ieri un partecipante alla riunione ministeriale: «I paesi cosiddetti frugali hanno ribadito il loro punto di vista, ma si sono dimostrati aperti alla possibilità di promuovere gli investimenti ambientali». D’altro canto, tutti i governi sanno in cuor loro come sia necessario aiutare la crescita anche per ridurre l’indebitamento. «L’atteggiamento da parte di tutti è di dialogo», ha assicurato il ministro dell'Economia Franco.

Alcuni Paesi – come la Francia o la Lituania - hanno insistito perché il dibattito fosse serio e approfondito. Per ora il tema non è urgente: per tutto il 2022 le regole di bilancio sono sospese per via della crisi provocata dalla pandemia. In assenza di modifiche, il Patto di Stabilità tornerà in vigore così com’è all’inizio del 2023. Il vicepresidente della Commissione europea Valdis Dombrovskis ha osservato che le misure di flessibilità introdotte nel 2015 eviteranno comunque un ritorno brusco delle norme di bilancio.

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