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Il ministro Fitto avvia la ricognizione sui fondi Ue non spesi per trasferirli sul caro-energia

Lettera alle regioni in vista delle modifiche al regolamento RePowerEu. Intanto all'Europarlamento il tetto del 10% di risorse utilizzabili per aiutare famiglie vulnerabili e Pmi sparisce dal testo finale. Deciderà il trilogo con il Consiglio

di Giuseppe Chiellino

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2' di lettura

Il ministro per gli Affari europei, Raffaele Fitto, prepara la strada per usare i fondi strutturali Ue nella lotta al caro-energia. Nei giorni scorsi il ministro, che ha anche la delega alle politiche di coesione e al Pnrr, ha scritto ai presidenti delle regioni chiedendo a stretto giro una ricognizione aggiornata sull’utilizzo delle risorse destinate alle politiche di coesione, dai fondi strutturali europei (Fesr e Fse) ai fondi nazionali (Fsc e fondo di rotazione) della programmazione 2014-2020. L’obiettivo, chiarisce la missiva, è di «ricostruire con precisione lo stato dell’arte dell’impiego delle riosrse destinate alle politiche di coesione, per l’avvio delle successive riflessioni sulle iniziative da adottare» in vista delle «conseguenti iniziative governative». Le risposte dovranno arrivare entro il 21 novembre.

Il “giallo” all’Europarlamento sul tetto del 10%

Il ministro, anche attraverso l’Agenzia per la Coesione, vuole verificare quanti soldi possono essere “prelevati” dai programmi di regioni e ministeri per destinarli «alle famiglie vulnerabili e alle micro, piccole e medie imprese» per far fronte al caro energia, come prevedono le modifiche al RePowerEu approvate ieri, giovedì, dell’Europarlamento, dove però si è verificato un piccolo giallo, neppure tanto piccolo. Gli emendamenti approvati, infatti, non hanno recepito la richiesta della Commissione (presentata in un “no paper” e già concordata con l’Europarlamento nella commissione Regi) di limitare al 10% della dote iniziale di fondi strutturali Ue la quota trasferibile agli obiettivi RePower. Per l’Italia, in ritardo con la spesa dei fondi Ue, la differenza non è da poco: con il “tetto” al 10% si liberano non più di 4 miliardi, senza si potenzialmente si può arrivare a 20.

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Politica di coesione e Pnrr in competizione

La modifica relativa ai fondi coesione è inserita in un intervento più ampio sul regolamento del RePower che consente agli Stati membri di aggiungere ai piani nazionali di ripresa e resilienza (Pnrr) un capitolo destinato agli obiettivi di efficienza e indipendenza energetica. Il testo approvato ieri rappresenta la posizione negoziale del Parlamento nelle trattative con il Consiglio e la Commissione (il cosiddetto trilogo) che partiranno il martedì 15 novembre. Il “tetto” del 10%, quindi, potrebbe essere riproposto in quella sede, ma non è detto che la commissaria Elisa Ferreira e l’esecutivo abbiano voglia di impuntarsi. Tanto più che a rappresentare la Commissione nel trilogo ci sarà non la Ferreira ma il vicepresidente Valdis Dombrovskis.

È un altro tassello dialettico che si aggiunge al confronto a distanza tra i sostenitori della politica di coesione europea tradizionale, che distribuisce risorse alle regioni con l’obiettivo di favorire i territori più indietro nello sviluppo, e il cosiddetto “modello Pnrr”, centralizzato, agganciato alle riforme e basato sui risultati.

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