servono investimenti fuori deficit

Il ministro Tria, esordio europeista alla Camera: calo del debito prima di tutto

di Gianni Trovati


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2' di lettura

L’avvio operativo del programma pro-investimenti messo dal ministro dell’Economia Giovanni Tria al centro dell’agenda di governo potrebbe arrivare già nel primo decreto legge giallo-verde; con un correttivo alle regole del pareggio degli enti locali per sbloccare l’utilizzo dei loro avanzi di bilancio (e rispettare due sentenze della Consulta) e con l’assegnazione di spazi finanziari per un miliardo in due anni alle Regioni. Le norme sono pronte, in un ideale passaggio di consegne tra vecchio e nuovo governo.

Ma il piano indicato ieri da Tria nel suo primo intervento parlamentare guarda oltre: all’Europa, dove il ministro è atteso da domani per Eurogruppo ed Ecofin e dove rilancerà la proposta di forme di «golden rule» per le spese di investimento, agli organici della Pa alla vigilia di una maxi-staffetta generazionale (500mila pensionamenti in tre anni) dopo i freni al turn over che ne hanno desertificato le competenze, e a una semplificazione del Codice appalti. Sul punto, annuncia Tria, lavorerà una task force interministeriale che dovrebbe aprirsi anche ai privati.

Ma nel suo primo intervento alla Camera in occasione del voto sulle risoluzioni al Def (quella di maggioranza è stata approvata con 330 voti a favore a Montecitorio e 166 al Senato), Tria ha voluto suonare le corde della rassicurazione. «È bene non mettere a repentaglio» la discesa del debito/Pil, ha spiegato, perché rappresenta «una condizione necessaria per rafforzare la fiducia dei mercati, imprescindibile per la tutela delle finanze pubbliche, dei risparmi degli italiani e per la stabilità della crescita». Passaggi come questi preparano per Tria una buona accoglienza all’Eurogruppo di domani: «Siamo molto felici di quanto ha detto il ministro», spiega da Bruxelles una fonte tecnica, aggiungendo però che «si parlerà di flessibilità quando ci sarà un bilancio» per il 2019.

L’appuntamento è quindi per settembre, dopo che il governo avrà avviato la «seria riflessione» sul deficit «in stretta collaborazione con la Commissione» indicata ieri da Tria. La formula non si riferisce direttamente a un rinvio del pareggio di bilancio, che però è destinato a entrare nel confronto insieme all’esclusione netta di deficit per finanziare aumenti di spesa corrente. Resta sullo sfondo la questione Iva, non citata da Tria che ha invece fatto riferimento alle «riforme strutturali» indicate nel programma di governo, dai tagli fiscali al reddito di cittadinanza. Le misure arriveranno in modo «progressivo» con le «adeguate coperture», avverte Tria, in un quadro programmatico che a settembre dovrà tener conto di un’economia in frenata. L’1,5% di crescita scritto nel Def tendenziale è a rischio per il rallentamento internazionale, e l’obiettivo ambizioso del governo è quello di sganciare le performance italiane dal peso esclusivo della congiuntura grazie allo «stimolo endogeno» prodotto dagli investimenti.

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