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«Il mio ego resta in banchina. Comandare vuole dire aggiungere senza eliminare»

Serena Melani. Livornese, è stata la prima italiana nominata Comandante di grandi navi. Con Explora Journeys condurrà crociere super lusso. Ma ciò che conta davvero è «l’empatia»

di Stefano Salis

Serena Melani nel 2020 è stata la prima comandante a varare una nave da crociera. Nel 2010 era diventata Ufficiale di coperta per una flotta di navi da crociera di lusso, rapidamente promossa nel 2016 al grado di Capitana, per poi diventare la prima Comandante di navi da crociera della flotta e in Italia

7' di lettura

Una donna sola al comando, il suo nome è Serena Melani, e la sua casacca, oggi, è quella della Explora Journeys, il marchio creato dalla divisione Crociere di MSC per la nuova, e più esigente, generazione di viaggiatori di lusso. La Comandante (ci tiene alla specificazione femminile, che sarà il cuore di questa conversazione), che incontro in un ristorante milanese, parla con un leggero accento toscano, anche se si scusa perché ogni tanto le parole le arrivano alla bocca prima in inglese, lingua di comunicazione nelle navi, che in italiano. Ha una determinazione gentile – che le leggi negli occhi e nel modo di porgere le risposte – e un sorriso timido ma sincero. Poiché non sono del ramo, credo di farle domande che le possono apparire scontate (e lo sono), ma non solo non le rifiuta, anzi spiega con pazienza. Inizia spesso con la parola «dipende», a sottolineare che non ama le generalizzazioni ma che le sembra un dovere rispondere a tutto con precisione.

«Gipsy at heart» si definisce a un certo punto: uno spirito nomade, che si traduce in una vita negli e per gli oceani, una dedizione assoluta al lavoro, alla nave, una costante e irrefrenabile voglia «di vedere ogni giorno un orizzonte diverso». Pensi sia il tipico caso di persona destinata, e, invece, Serena Melani ti spiazza. «No. Non è mai stato, questo, il mio sogno da bambina». Eppure, una volta finiti gli studi al Nautico di Livorno («città di porto, ma non di mare: in Italia lo sono Trieste, Napoli e Genova»), subito dopo il diploma, scatta la forsennata ricerca del primo imbarco. «Le donne non le volevano proprio. Ho passato 5 anni a scrivere a tutti gli armatori. Andavo in quei vecchi locali della Sip dove c’erano tutti gli elenchi telefonici d’Italia a copiare numeri e indirizzi di armatori. Niente. Non mi rispondeva nessuno. Anzi, no: uno mi rispose, dicendomi che avevano problemi con le loro navi. Il giorno dopo risultò che avevano scelto un mio compagno di corso. Non mi rispose nemmeno la commissione per le pari opportunità, cui pure mi ero rivolta». Ma Melani non si spaventa davanti alle prime difficoltà: e dalle navi RoRo alle petroliere, dalle gasiere alle porta animali, a quelle da crociera infine, metterà su un curriculum eccezionale (abbastanza in fretta), che, nel 2020, l’ha portata a essere la prima Comandante a varare una nave da crociera. Dal mare non si allontana mai troppo: ha sposato un collega croato, del resto, e vivono, quando sono a terra, sull’isola di Korcula, coltivano olivi in una casa totalmente indipendente dal punto di vista energetico e superecologica.

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«Ma questo Natale lo passerò a Monfalcone, dove stiamo terminando l’allestimento della Explora I». È la nave da crociera superlusso che farà il viaggio inaugurale nell’estate del 2023: partenza da Southampton e una navigazione di 15 notti attraverso fiordi meravigliosi e rotta oltre il Circolo polare artico, attraccando in 12 destinazioni di quattro Paesi. Sarà la prima delle 6 navi ordinate da MSC a Fincantieri, ciascuna dotata delle più recenti tecnologie marittime, lo stato dell’arte in pratica, per offrire viaggi all’insegna della scoperta e del benessere lungo destinazioni e percorsi originali. Come è facile immaginare, i passeggeri verranno ospitati su una nave che non ha precedenti, con i più alti livelli di servizi e comfort – dalla ristorazione all’intrattenimento – e un occhio di riguardo all’ecologia, compresi, nel futuro, i primi motori ad idrogeno per le ultime due Explora. Ma di tutto questo non parliamo con la Comandante Melani, perché, dopotutto, è lei che interessa di più. «Con mio marito ci siamo conosciuti a bordo, ma, dopo, non siamo mai stati insieme sulla stessa nave per lavoro. Il mio viaggio di nozze l’ho fatto da sola, in nave, da Dubrovnik a Bari, dove andavo a prendere servizio».

Non è una vita facile quella del lavoratore del mare. Lo sa, la Comandante, e lo ripete. «Ma io, quando sono a bordo, non ho nostalgia della terraferma e viceversa. Separo le due cose. Però anche quando sono a terra sono sempre in viaggio. Sto bene solo se mi muovo. L’idea di vivere sempre nello stesso posto mi terrorizza» sorride, e questo il marito lo capisce. «Adesso, con i colleghi, stiamo seguendo le ultime fasi della lavorazione della Explora I. Serve per familiarizzarsi alla nave, e, per noi operatori finali della nave, è anche utile per dare suggerimenti per le prossime in cantiere». Ci saranno 640 membri di equipaggio per 996 passeggeri. Explora Journeys l’ha voluta coinvolgere anche nella scelta degli ufficiali, cosa che non sempre avviene. «Tra gli ufficiali di coperta avremo circa il 50% di personale femminile», una percentuale notevole. E il segno di un deciso cambio di rotta, almeno a questi livelli. «Di comandanti donne di navi da crociera ce ne sono nove in tutto il mondo»: un club ristretto ed esclusivo per uno degli ultimi mondi ad aprire alla presenza femminile ai massimi gradi della carriera. Il comandante ha un ruolo sociale, le chiedo, ed esiste uno stile di comando? «Esiste sicuramente», spiega. Mangerà tutto freddo, e mi scuso di questo: le domande, del resto, si accavallano e lei risponde sempre con gentilezza, non perdendo mai il filo e però lasciando gelare la sua tagliata. «Il comandante ha un ruolo sociale, di rappresentanza. Deve farsi vedere, deve essere una figura presente, anche se poi dipende dalla personalità di ciascuno, ma per me è importante essere accessibile, per dare sicurezza al passeggero e per capire e sentire le vibrazioni della comunità della crociera». Lo stile di comando, riprende, esiste, e lo esemplifica con la storia del Comandante Giorgio Pagano, un suo maestro. «In Alaska mi capitò un pilota, persona raffinata, laureato in lettere. Aveva seguito le tracce di Jack London. A un certo punto mi parlò di questa persona straordinaria che aveva conosciuto. Capii che parlava proprio di Pagano. Mi disse alla fine: tieni presente che nessuno si ricorderà di te perché hai fatto la manovra più o meno veloce. Si ricorderanno di te per la personalità e per il lato umano». Pagano era un esempio.

«Il pregiudizio femminile si è attenuato, anche se resistono sacche di ostruzionismo, di medioevo», chiama le cose con il loro nome, Melani, con estrema nonchalance. «Mi è capitato di essere presentata a un altro collega insieme a un comandante maschio. Lui veniva chiamato Comandante, io signora. Giuro».

È una lettrice seriale, la Comandante Melani («ma non è nemmeno un hobby; è qualcosa di più» sottolinea), e ogni occasione è buona per infilare un libro, un suggerimento. «La mia vita è costellata di libri. Quando mi sono imbattuta nel libro di Björn Larsson, Voglia di libertà, stavo andando a prendere un imbarco a Rio de Janeiro. La nave sarebbe arrivata due giorni dopo: non sono più uscita dall’albergo. Leggevo e rileggevo. Descriveva esattamente quello che io pensavo, del mare e della libertà». «Sono cresciuta a pane e Oriana Fallaci» si entusiama, «e poi Terzani, Kapuscinski, Svetlana Aleksievich, che devo mio marito, Larsson, e Yuval Noah Harari. Ho appena finito di rileggere il suo ultimo libro».

La sua apertura mentale è laica; e benefica. «In tutti i settori la diversità crea ricchezza e le navi sono ricche di diversità: di religioni, di orientamenti sessuali, di culture». Sulla questione femminile, perciò, è netta, per esperienza e per averci riflettuto a lungo. «C’è ancora una disparità enorme di presenze di donne nei lavori del mare. Io non ho un occhio di riguardo per la donna ma i modelli mentali sono diversi». Sento qui qualcosa di cruciale di questa conversazione. In che cosa è diversa una donna Comandante da un uomo? le chiedo. «La donna non tende a fare, come dire?, la prima donna. Ho visto molti comandanti, impettiti, irrigiditi, fortemente gerarchici, con la voglia, per dire, di dimostrare che la manovra fatta da loro era perfetta, farne un punto di orgoglio. La manovra, per me, va fatta in sicurezza e punto» taglia corto. «È più importante creare un ambiente dove le persone si trovano bene a lavorare» riprende. «La donna sedimenta i giudizi. Ha più empatia. Ha tendenza ad aggiungere esperienze, consuetudini, anche modi di lavorare. Spesso ho avuto esperienze di uomini al comando che sostituivano, se non cancellavano, ciò che era stato fatto prima nella nave». Un’ottima lezione. E la Comandante ne aggiunge un’altra. «Io non incoraggio nessuno, essere un role model non fa per me. Quando incontro chi vuol fare questo lavoro, ragazze comprese, credo sia giusto dare informazioni corrette ma poi scelgano loro. Mi capita, con gli allievi, di dire “pensaci molto bene, è un lavoro che richiede molta energia” e, per me, l’ego rimane in banchina. Mi devo dedicare alla nave, all’equipaggio, ai passeggeri». La comandante Melani che ama l’Alaska, che la crociera che consiglia è da Lisbona a Cape Town, che rischiò di affondare una volta (era primo ufficiale), in Australia, con 74 mila pecore a bordo, che sogna dopo il ritorno a terra di fare il cammino di Santiago o di laurearsi in Storia, ha gli occhi di chi sa scrutare l’orizzonte e cogliere la bellezza della diversità ogni giorno. Finiamo di pranzare, e mi permetto di darle un consiglio di lettura io (Un’odissea, Daniel Mendelsohn), la saluto e corro a comprare il libro di cui parlava. Scrive Larsson: «Non si nasce liberi, lo si diventa, e non basta né desiderarlo, né sognarlo, né avere la sensazione di esserlo, per diventarlo realmente: essere liberi è una conquista continua, e precaria, che dura tutta una vita». So che inquietudine stimolante possono generare queste parole in una donna che le legge a Rio de Janeiro. So che sono un programma di vita, e che niente più del mare e della sua ampiezza lo può incarnare.

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