Marco Villa ceo di Tyvak

«Il mio nanosatellite sarà come un astronauta»

L'azienda con sede a Torino è stata selezionata come Prime contractor nella missione Milani dell'Esa per lo studio ravvicinato degli asteroidi. Lo stabilimento conta 25 ingegneri nel team, che raddoppieranno nel 2021

di Filomena Greco

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Una fase della produzione di nano satelliti

L'azienda con sede a Torino è stata selezionata come Prime contractor nella missione Milani dell'Esa per lo studio ravvicinato degli asteroidi. Lo stabilimento conta 25 ingegneri nel team, che raddoppieranno nel 2021


4' di lettura

La Space economy l’ha vista nascere, lavorando nel team di Elon Musk. E oggi con la Tyvak International promette di diventare una delle società di riferimento nella produzione di nanosatelliti da inviare nello spazio. Marco Villa vive tra Stati Uniti, Europa e Australia. L’Italia però è casa sua tanto che quando nel 2016 ha fatto una scommessa con il board dell’azienda non ha avuto dubbi ad indicare l’Italia come il paese estero dove far espandere la Tyvak , fino ad allora nata e cresciuta negli States. «All’inizio mi hanno insultato – racconta scherzando– poi però alla fine si sono fidati, hanno creduto nelle potenzialità del progetto. Sono arrivato a fare impresa senza davvero sapere nulla, di atti e notai, ma in realtà siamo cresciuti parecchio». La società americana funziona come una holding finanziaria, in Italia c’è la base produttiva dei nanosatelliti di Tyvak. Con uno stabilimento da mille metri quadri e 25 persone, destinate a raddoppiare entro la fine dell’anno prossimo.

L’ultimo successo dell’azienda è la missione Milani: l’Agenzia Spaziale Europea Esa ha selezionato la società torinese, fino a qualche tempo fa ospitata nell’Incubatore I3P del Politecnico di Torino, all’interno del programma HERA per la difesa del pianeta, per mandare in orbita un nanosatellite con l’obiettivo di osservare per la prima volta un asteroide e a meno di 5 chilometri di distanza. Si tratta di un progetto complessivo del valore di circa 130 milioni di euro affidato alla tedesca OHB. Per la prima volta saranno sistemi nanosatellitari ad andare in missione, con la possibilità di effettuare studi ravvicinati, raccogliere dati e testare nuove tecnologie. Tyvak, in particolare, sarà alla guida di un consorzio di enti italiani, tra cui Politecnico di Torino e Milano, Istituto Nazionale di AstroFisica (Inaf), Cira ed Altec, accanto ad altri sei partner internazionali, come prime contractor per la missione Milani, nome scelto per ricordare Andrea Milani, matematico ed astronomo italiano.

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Sveglia presto la mattina, allenamento in palestra o corsa all’aperto e spostamenti in aereo quasi quotidiani. «Oggi – racconta Marco Villa – è tutto molto virtuale ma io credo molto nel contatto e nella capacità di ascoltare le storie». L’inizio della sua carriera nel settore aerospace è in Italia. «Ho cominciato lavorando in un’azienda lombarda che produceva satelliti. Ma ho toccato con mano le potenzialità della Space economy un po’ più tardi, negli Stati Uniti, quando da dottorando ho avuto la possibilità di lavorare ai primi sviluppi dei nanosatelliti, i cube, in una fase in realtà ancora embrionale, quando ancora non c’erano prospettive economiche concrete». Poco più tardi è arrivata l’occasione di lavorare per SpaceX. «Ho incrociato la società e il gruppo di lavoro di Elon Musk appena nati, nei primi giorni di vita dell’azienda, quando ancora non la conosceva nessuno. E lì davvero ho capito che lo spazio sarebbe stata la mia vita e la mia scommessa professionale». Parliamo del 2006-2007, gli anni in cui Marco Villa lavora per SpaceX dove è rimasto fino al 2013.

L’avventura con Tyvak è iniziata subito dopo, con un focus industriale sui piccoli satelliti proprio all’inizio dell’ondata della Space Economy. «Ho deciso così di fare l’imprenditore ma prima ho voluto fare esperienza per “imparare” il mestiere. Fare l’imprenditore non è facile, e in un settore nuovo che si contrappone al modello più tradizionale di aerospace è ancora più difficile. In realtà la parte della tecnologia è la parte semplice della storia, la parte difficile è tutto il resto» racconta.

Dall’inizio della sua storia Tyvak ha mandato nello spazio quattro satelliti, «una media forte, tra le migliori in Europa». L’azienda continua a crescere e in Italia ha costruito una filiera importante intorno alla produzione di cube e un mercato diversificato. «La nostra filiera è tutta italiana – spiega Marco Villa – e il mercato di Tyvak è fatto da un lato di big player come le Agenzie spaziali e dall’altro di clienti privati che si affidano a noi, per arrivare a grandi operatori delle telecomunicazioni ad esempio».

Tyvak in realtà produce sia nanosatelliti che microsatelliti, con un peso che va dai 10 ai 50 chili, per applicazioni molto diverse, dall’Internet of Things, cioé il monitoraggio in remoto di sensori fino a nuove camere ottiche e spettrali in grado di captare diversi segnali. «Nella missione Milani in particolare – spiega – faremo un satellite in grado di monitorare e rilevare le polveri di un’asteroide, con operazioni autonome in prossimità di altri satelliti e asteroidi più grandi». Una delle peculiarità della Tyvak sta nel fatto di produrre l’hardware del satellite e anche il software, elaborato con diversi livelli di intelligenza a bordo, per arrivare ad una vera e propria capacità autonoma. «Su questo filone – aggiunge Villa – continuiamo a progredire». Ma qual è la prossima sfida tecnologica per Tyvak? «La sfida principale dal punto di vista tecnologico è diventare leader nelle attività di volo in formazione, operazioni di prossimità e nel docking, le missioni che prevedono di agganciare e attaccarsi ad un altro satellite in maniera autonoma. Questo è un nostro zoccolo duro per noi, abbiamo forse la migliore competenza in Europa e vogliamo continuare a lavorarci» è la risposta di Marco Villa. Che però aggiunge un altro piano: «In linea generale, però, il tema della sostenibilità di questo trend economico si gioca sulla capacità di garantire continuità e autonomia nel gestire le missioni nello spazio».

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