racconti da casa / 6

Il mio tempo di cura tra pozioni e profumi

Piccole strategie metropolitane di resistenza, in mezzo a creme e balsami il benessere del proprio corpo può diventare rituale di equilibrio ed esorcismo contro l’ansia

di Serena Uccello

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Piccole strategie metropolitane di resistenza, in mezzo a creme e balsami il benessere del proprio corpo può diventare rituale di equilibrio ed esorcismo contro l’ansia


3' di lettura

Il mio rapporto con la bellezza passa dalla consapevolezza, quello con la cura dall'amore. Stamane ho avvistato un nuovo ciuffetto di capelli bianchi, immagino dipendano da una serie di piccoli dispiaceri e da molte angustie: una delusione, una preoccupazione, quel moto d'ansia del mattino – parte al risveglio, muore sul primo caffe – il desiderio indomito di progettare. Mi illudo così di nobilitare il fatto che sto invecchiando e forse, in questo tempo chiuso, ancora più velocemente. In realtà penso sia solo un fatto di attenzione: ho il tempo di concedermi attenzione, di osservarmi. Posso restare immobile davanti allo specchio, senza sentire la colpa dello spreco: del tempo sprecato. Allora mi scopro. Individuo un particolare e ne ricerco il senso.

Quando questa storia è cominciata (odio quarantena, odio lockdown). Dico storia, perché vorrei che fosse solo una delle tante storie, un accidenti) ho aperto i cassetti e gli armadi e ho tirato fuori ogni boccetta, persino le creme rimaste nel beauty estivo. Ho disposto tutto sulla mensola sotto lo specchio, cercando di fare spazio: piccole bottiglie, astucci, cofanetti, un spazio per ogni pozione. La mia crema, il mio profumo, il mio fondotinta, il mio olio per i capelli. Userò tutto, mi dico.

Due giorni fa invece è stato il momento delle due rughette, due piccole linee sull'occhio sinistro che abbassano leggermente la mia palpebra: e qui la mutazione è compiuta. Si palesa la genetica in linea femminile: sono mia madre, sono mia nonna, se avessi una foto dalla madre di mia nonna, chissà forse potrei dire “eccola la palpebra”. Afferro il cofanetto con la crema idratante ( c'è scritto in realtà: “Crème nutri-Reconstituante”) e penso che mia nonna avrebbe fatto lo stesso. Mia nonna avrebbe, come sto facendo io, spalmato lentamente la crema, e prima di passare al fondotinta avrebbe annusato indice e pollice e dopo avrebbe lasciato che si toccassero. Mia nonna portava le sue perle e il suo profumo, ogni giorno, quando c'era luce e quando c'era buio. Solo la polmonite di metà gennaio mi ha lasciato con la pelle arsa, senza la mia crema.

Le ore del giorno cominciano con i miei movimenti, sono io che do l'avvio, i primi gesti di questa casa sono i miei primi gesti. C'è allora un momento in cui esisto solo io e sto attenta a mantenere il silenzio. Mi avvio in mezzo alle mie pozioni, chiudo la porta, e gioco. Comincio a giocare con questi oggetti che ho scelto per il mio quotidiano esorcismo: pratica di equilibrio. Li tocco, ne muto la disposizione, spolvero gli involucri e uso la sostanza. Concedo la giusta attenzione anche al decimo shampo acquistato da mio marito e mai usato (tanto usa quello che trova in doccia, che è il mio). Ad ogni taglio di capelli e di barba una nuova scoperta, comincio a pensare che siano più acquisti di cortesia che frutto di un vero convincimento.

Il tempo della cura, il ristoro dei profumi

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Compra semplicemente perché si dispiace a dire «no grazie». Rifletto che la composizioni di questi spazi è segno di una composizione più grande ed importate. Io intervengo, lui assiste ai miei quotidiani rimescolamenti e lascia fare. La geometria degli oggetti segue quella dello sguardo e del temperamento.

Qualche giorno fa ho scoperto di non avere l'esclusiva di questo personalissimo trucchetto anti-angoscia. Mi arriva attraverso la posta elettronica la segnalazione di una delle iniziative pensate in questo mondo ridefinito dal covid19. L'idea, che ha una paternità importante, si chiama “Fragrances under confinement”. Scopro così che al posto delle mie boccette ci sono i profumi di Jean Paul Gaultier. E che al posto del mio sguardo c'è quello di un fotografo importante che si chiama Gorka Postigo. Faccio scorrere le foto e comprendo che i suoi scatti sono un racconto della quotidianità attraverso i profumi. In una email che mi giunge, grazie una collega, Postigo scrive della sua eccitazione quando gli è stato chiesto di realizzare questo progetto («sono stato elettrizzato»). Aggiunge: «Per combattere l'ansia e le paure ho avuto la possibilità di fare quello che mi piace di più, scattare foto e con uno dei miei clienti preferiti, Jean Paul Gaultier». Ed ancora: «Il progetto “fragranze a casa” mi ha dato la possibilità di giocare e ribaltare la situazione drammatica con un piccolo tocco di umorismo, ironia e irriverenza, che sono la maggior parte delle caratteristiche che apprezzo di più nell'immaginario di Jean Paul Gaultier».

Ecco la parola che cercavo “ribaltare”: che ognuno trovi il suo personalissimo percorso di ribaltamento. La bellezza per me è progettazione. Sulla bellezza, che ho imparato a scoprirmi e ad accudire, sogno molte idealità ed altrettante azioni.

(Ha collaborato Elisa Furlan)

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