IL BANDO

Il Mise chiede esperti per consulenze gratuite sull’Itc, protesta delle professioni

di Federica Micardi

(RomanR - stock.adobe.com)

3' di lettura

La vecchia abitudine delle pubbliche amministrazioni di chiedere consulenze gratuite ai professionisti è dura a morire. Se lo scorso anno c'è stata una levata di scudi contro il ministero dell’Economia prima e contro la Commissione bicamerale d’inchiesta sul sistema bancario poi, oggi a far indignare le rappresentanze delle professioni è il ministero dello Sviluppo economico che il 28 settembre ha pubblicato sul sito una “Call” per individuare 21 esperti di comunicazione digitale per la stesura di un Libro Bianco per il ruolo strategico della comunicazione nei processi di trasformazione digitale. Agli esperti selezionati non spetterà alcun compenso, indennità di carica, corresponsione di gettoni di presenza.
La reazione dei commercialisti
«L’avviso pubblico con il quale il Mise cerca esperti di “Alto livello” specificando che per loro non è previsto alcun compenso è l’ennesima prova di un approccio inconcepibile in virtù del quale si presuppone che si possano fornire prestazioni professionali a titolo gratuito. Non è la prima volta che ciò accade, a dimostrazione del fatto che la politica continua a nutrire nei confronti delle professioni un atteggiamento errato, rimandando peraltro sine die il tema dell’equo compenso che invece ha più volte detto di voler affrontare». È quanto afferma in una nota il vicepresidente del Consiglio nazionale dei commercialisti, Giorgio Luchetta. Il numero due dei commercialisti sottolinea che il bando del Mise «è ancor più sorprendente se si ricorda che solo pochi mesi fa un caso analogo nella Commissione parlamentare bicamerale d'inchiesta sul sistema bancario suscitò una aspra polemica. Insomma, ci risiamo» L'avviso pubblico del Mise, secondo Luchetta, dimenticata le norme sull'equo compenso: «La politica, dopo aver mostrato importanti aperture negli ultimi anni esprimendosi in maniera pressocché unanime a favore di un ulteriore rafforzamento delle norme a tutela della giusta retribuzione dei professionisti, ha ancora una volta lasciato cadere il tema nel dimenticatoio».
Dura anche la reazione dei sindacati, in un comunicato congiunto Anc, Sic, Unagraco e Unico scrivono che non è certamente in questo modo che si rispetta la dignità del lavoro e dei lavoratori e non è pensabile che un’amministrazione dello Stato agisca contravvenendo ad un principio che il legislatore ha sancito e il cui rispetto non può venire meno. Secondo i sindacati l’equo compenso non può essere messo in discussione, è una legge dello Stato ed è proprio lo Stato che per primo ha il dovere di assicurare ai professionisti, della cui opera si avvalgono le Amministrazioni Pubbliche, un riconoscimento economico adeguato.
Confprofessioni
Il presidente di Confprofessioni Gaetano Stella si dice addolorato e stupito di questo modo di proceder. «Ci stupisce perché proprio il Mise non più di un anno fa si era impegnato ad aggiornare i parametri giudiziali per arrivare a un compenso dignitoso per tutti i professionisti. Ci addolora – prosegue Stella - perché insistere sulla logica degli incarichi professionali a titolo gratuito significa frenare la crescita economica e svilire la cultura di un Paese».
Stella sottolinea come dopo il ministero dell'Economia, adesso è il ministero dello Sviluppo economico a calpestare il diritto costituzionale di riconoscere il valore economico del lavoro professionale e, ancor più grave, a ignorare una norma, stabilita dalla legge di Bilancio 2018, che impone alle pubbliche amministrazioni di garantire che le prestazioni professionali siano equamente retribuite».
Il mondo politico
«Nonostante le molte battaglie per far valere il principio dell’equo compenso, è ancora una volta un’amministrazione dello Stato a pretende di sfruttare gratuitamente le competenze e le capacità dei professionisti. Era già successo con il Dipartimento del Tesoro e ora la storia si ripete con un inaccettabile bando pubblicato dal Mise lo scorso 28 settembre». Lo dichiara il deputato e responsabile di Forza Italia per i rapporti con le professioni Andrea Mandelli.
Secondo Mandelli il Mise è disposto a riconoscere, se va bene, una stretta di mano, ma richiede una comprovata esperienza e professionalità, anche a livello europeo o internazionale, in materia di Comunicazione e Ict, in ambito tecnologico, imprenditoriale, giuridico e scientifico. «È il caso che il governo ci spieghi in che modo questa iniziativa sia compatibile con il rispetto della dignità del lavoro – afferma Mandelli - e con il riconoscimento del prezioso contributo offerto alla nostra economia dal mondo delle professioni che, peraltro, sta vivendo una fase di grave crisi in seguito alle conseguenze della pandemia».


Loading...
Riproduzione riservata ©

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti